Autodesk University 2014: il nostro reportage dell'evento | Ingegneri.info

Autodesk University 2014: il nostro reportage dell’evento

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Mentre in Italia per molti professionisti il Bim sembra appartenere a un futuro lontano, a livello globale il Building Information Modeling, è già un concreto motore di innovazione, che ci si muova in ambito industriale o in edilizia. E lo stesso Bim come strumento ‘base’, ormai consolidato in alcuni Paesi – nel Regno Unito è diventato obbligatorio nei bandi – oggi si apre a molteplici esperienze, fortemente integrate con le esigenze dei progettisti, contando su strumenti tecnologici paradossalmente sempre più complessi ma leggeri, più ‘cloud based’, più aperti. L’idea è che oggi la tecnologia possa permettere ai progettisti, architetti, ingegneri e designer, di liberarsi dalle problematiche legate alla ‘fisica’ degli strumenti o alla parziale condivisione dei dati e convogliare le proprie energie creative sull’innovazione concreta.

E’ impressionante in questo senso visitare la Autodesk University 2014 (Au2014), l’evento in corso a Las Vegas dal 2 al 4 dicembre 2014 che chiama a raccolta gli innovatori mondiali della progettazione, dall’industria manifatturiera all’ingegneria strutturale, dall’architettura al mondo dei maker. Un evento in costante crescita, che ha superato il tetto delle 10mila presenze distribuite su circa 700 eventi, tra forum, conferenze, esposizioni e moltissime attività formative.

Al centro del programma la visione di Autodesk del futuro del ‘fare’, un universo in cui simulazione virtuale e realtà fisica sono sempre più integrati, e che proprio dai meccanismi naturali biologici trarrà la sua ispirazione. Non si tratta tuttavia di visioni utopiche: i molti casi di studio concreti portati all’attenzione della Autodesk University documentano come questo scenario sia già concreta realtà, che si tratti di tessuti cellulari bioingegnerizzati a livello nano o di componenti strutturali per edifici stampati in 3d seguendo forme impossibili finora.  Un vaso di Pandora che apre strade e possibilità di dimensioni epocali, come affermano gli stessi vertici di Autodesk, il ceo Carl Bass, e il cto e grande ‘visionario’ del gruppo, Jeff Kowalski: “E’ dai tempi della rivoluzione industriale che non sperimentiamo un ripensamento così profondo e radicale del modo in cui progettiamo oggetti  come oggi”, ha detto Bass. “Siamo arrivati al momento in cui realmente abbiamo frantumato quel  vetro che separa il modelli virtuali dal mondo fisico e concreto”.

Qui a Las Vegas, dove la redazione di Ingegneri.info è presente per documentare l’evento, il tema del cambiamento connette in modo omogeneo tutti gli ambiti del ‘making’: in campo industriale si parla di robot – non certo un ambito inedito di ricerca – con parametri differenti, dalle applicazioni intelligenti per il fotovoltaico all’ibridazione con il mondo dei maker 3D; vengono raccontate le storie di studi di architettura e ingegneria che già da anni hanno puntato sull’innovazione nel building construction, e in particolare le esperienze di generative design (nomi come Hok Architects, CannonDesign e Mass Design Group, in ambiti radicalmente opposti). Persino nelle visioni seminali del progetto Cyborg, un esperimento di ‘Cad’ per l’ingegneria cellulare attualmente in fase di lancio, emerge la spinta verso un ripensamento sostanziale del lavoro del progettista, chiamato a ridefinire il proprio modo di percepire la professione: più creativa e soprattutto più connessa con gli altri professionisti in campo, per non dire collaborativa.

“Il cambiamento più importante è che gli oggetti non saranno più isolati, ma dovranno essere in grado di relazionarsi in modo dinamico con i cambiamenti del mondo”, spiega Kowalski. “Si parla molto di Internet of Things, ma è una definizione parziale. Ci sono esempi di oggetti ingegnerizzati alla perfezione che però restano isolati nel  loro contesto, e non in grado di dialogare con la realtà circostante. A me piace parlare di “Community of Things”: una collezione di oggetti, cose, elementi, edifici, impianti… dove gli elementi sono in grado di dialogare e reagire dinamicamente rispetto al cambiamento”. Un’era della connessione in cui il designer è chiamato a cambiare il punto di vista: “I progettisti dovranno smettere di ‘dire’ al computer ciò che vogliono, sulla base dei dati che vogliono ottenere, e al contrario dire loro ‘ciò che vogliamo ottenere’”.

Era della connessione significa anche rivoluzione del processo progettuale, nel segno della collaborazione: in ambito building architetti, ingegneri e designer, insieme ai committenti, alle imprese esecutrici, agli enti locali, ai supervisori e a tutte le altre figure coinvolte potranno contare su strumenti pensati e progettati per snellire ed eliminare tutte quelle difficoltà del processo produttivo che nascono dalla non condivisione o dalla condivisione errata delle informazioni.

Protagonista assoluto è il Bim, Building Information Modeling, la scommessa avanzata qualche anno fa – e di cui Autodesk è un motore pulsante a livello globale – per tentare il passaggio da un’era dei ‘modelli isolati’ (l’ormai obsoleto AutoCad) alla generazione dei progetti integrati a più livelli. Mentre in Italia per molti il Bim è ancora percepito come futuro, a Las Vegas viene presentato l’universo ramificato e ricco di possibilità di progettazione tramite Bim: dall’ingegneria degli impianti alla pianificazione urbanistica, il Bim è ormai diventato una certezza per elaborare progetti complessi, consentendo la raccolta e la gestione di dati di progetto sempre più complessi in modo costantemente più semplice.

E le novità presentate all’Au 2014 spingono ancora l’acceleratore sui temi della semplificazione, della condivisione del processo e dell’integrazione: da un lato c’è A360, lanciata alla University del 2013, piattaforma che oggi conta negli Stati Uniti già 60mila utenti ed è destinata a invadere i principali mercati globali. Un sistema grazie al quale tutti i protagonisti del processo produttivo possono condividere non solo i grandi dati contenuti ma soprattutto le singole scelte, opzioni, modifiche ed evoluzioni a tutti i livelli del progetto, nel segno della trasparenza e dell’integrazione. Rendere architetti, committenza, aziende costruttrici e promotori parte del processo per migliorare congiuntamente la qualità del prodotto finale, che sia un manufatto o un edificio. E poi Fusion 360, che trasporta questo principio nella parte di Cad vera e propria, consentendo di rendere pubblica la lavorazione sugli oggetti e modelli 3d e di commentarla nelle sue varie versioni. Una sorta di trasferimento del paradigma social all’ambito della progettazione, che affonda le radici nell’idea del continuo perfezionamento della qualità progettuale. Tutto multi piattaforma, senza distinzione di device (compresi tablet, smartphone e simili) e soprattutto tutto cloud based, perché, come afferma Bass, “il cloud è l’hub naturale per la collaborazione”.

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