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Edilizia efficiente: il Politecnico di Milano fa il punto

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L’Energy & Strategy Group della School of Management del Politecnico di Milano ha presentato la prima edizione dell’Energy Efficiency Report, il nuovo studio sull’efficienza energetica che si focalizza sugli edifici – sia residenziali che non residenziali – cui spetta la maggioranza “relativa” (36%) del totale dei consumi energetici nel nostro Paese.

Secondo lo studio, il 70% dei circa 13,7 milioni di edifici esistenti in Italia è stato realizzato prima che venisse introdotta qualsiasi norma sull’efficienza energetica in edilizia (la prima in Italia è del 1976), e un quarto del patrimonio edilizio non ha mai subito alcun intervento di manutenzione o riqualificazione. Da ciò si può dedurre che il ruolo che l’efficientamento energetico degli edifici deve avere per permettere il rispetto del “Pacchetto clima-energia 20- 20-20” è di primissimo piano.

Il primo Piano d’azione nazionale per le energie rinnovabili (Paee) italiano è stato emanato nel 2007 e traguardava un risparmio energetico di circa 10,8 milioni di tep rispetto alle stime tendenziali (fatte considerando l’assenza di interventi di efficientamento) al 2016. Nel luglio del 2011 il Governo italiano ha presentato alla Commissione Europea un nuovo Paee, con un obiettivo di risparmio ancora più ambizioso di circa 16 milioni di tep al 2020.

L’impegno preso a livello nazionale sembra essere chiaro, ma è nella traduzione degli obiettivi in strumenti concreti di verifica, ossia di certificazione dei consumi energetici, obbligo e incentivazione delle soluzioni di efficienza energetica che il processo – come mette in luce lo studio dell’Energy & Strategy Group – rischia di “incepparsi”.

Citando un esempio, sul tema degli incentivi va rilevato che le soluzioni di efficienza energetica sono incentivate essenzialmente attraverso due meccanismi: i Titoli di Efficienza Energetica (prima esperienza al mondo di applicazione di strumenti incentivanti e di creazione di un apposito mercato di scambio titoli per la promozione dell’efficienza energetica negli usi finali) e le agevolazioni fiscali.

Entrambi i meccanismi, nonostante abbiano esercitato sino ad ora un indubbio ruolo propulsivo, risentono del problema di “incentivare” primariamente interventi relativamente “piccoli” e con tempi di rientro modesti, in altre parole rendono difficili quegli interventi strutturali che invece andrebbero messi in atto per raggiungere gli obiettivi che ci si è posti.

Il Rapporto affronta poi il problema di rendere direttamente confrontabili fra di loro le diverse soluzioni per l’efficientamento energetico degli edifici e di comprendere le eventuali reali necessità di incentivazione, mettendone a confronto costi e ritorni.

Le conclusioni permettono di identificare diverse categorie di tecnologie: le tecnologie per cui la convenienza “assoluta” si ha già oggi in qualsiasi contesto di adozione, ad esempio, l’illuminazione, le soluzioni per il fabbisogno termico degli edifici; le tecnologie che risultano convenienti soltanto se adottate congiuntamente alla realizzazione di un nuovo edificio (building automation, gli elettrodomestici del freddo, le chiusure vetrate, ecc); le tecnologie per cui, indipendentemente dal contesto di riferimento, non vi è la convenienza “assoluta” dell’investimento (le tecnologie di generazione energetica da fonti rinnovabili e le soluzioni di efficienza energetica relative agli elettrodomestici del lavaggio).

Anche sulla base di queste considerazioni, l’Energy Efficiency Report presenta delle stime del potenziale “teorico” di mercato associato alle diverse tecnologie per l’efficienza energetica ed il verosimile grado di penetrazione che si potrà sperimentare in Italia da qui al 2016.

Il potenziale teorico derivante dall’adozione di soluzioni di efficientemente energetico in Italia da qui al 2016 – senza tener conto di quanto già è stato fatto sino al 2011 – è pari complessivamente a circa 44 milioni tep.

Se si guarda alle stime di penetrazione invece, per quanto riguarda i consumi elettrici la riduzione che si ritiene possa essere ragionevolmente acquisita da qui al 2016 attraverso l’adozione di soluzioni di efficientamento energetico è pari a 21,6 TWh, ossia solo poco più del 14% del potenziale teorico.

Il risparmio energetico invece imputabile ad azioni di efficientamento dei consumi termici può essere ragionevolmente stimato in 118 TWh termici, circa il 18%  del potenziale teorico. Se si traducono le stime di penetrazione in milioni di tep e si considera anche la “base installata” al 2011, l’Energy Efficiency Report conclude che l’impatto dell’adozione delle tecnologie per l’efficienza energetica potrà ragionevolmente essere pari a 21,5 milioni di tep, oltre il 30% in più rispetto al valore soglia definito nel Paee.

O.O.

Il rapporto completo è scaricabile all’indirizzo:

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