Abusi edilizi da trent'anni: il Tar si esprime sull'inerzia nella vigilanza | Ingegneri.info

Abusi edilizi da trent’anni: il Tar si esprime sull’inerzia nella vigilanza

L’inerzia nella vigilanza non genera legittimo affidamento se l’illecito non era a conoscenza dell’Amministrazione. La sentenza del Tar Piemonte

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Il semplice decorso del tempo dalla commissione dell’abuso edilizio non è di per sé idoneo ad ingenerare nel privato una situazione di legittimo affidamento sulla conservabilità dell’intervento abusivo, così stabilisce la sentenza n. 321 dell’8 marzo 2017 della seconda sezione del Tar Piemonte.

Le due linee giurisprudenziali
La sentenza interviene in merito a due linee giurisprudenziali sugli illeciti edilizi commessi da lunga data, nel perdurare dell’inerzia dell’Amministrazione:
1. La linea del rigore sostiene che “la risalenza nel tempo della realizzazione dell’abuso è da considerare irrilevante rispetto all’adozione di un provvedimento di natura ripristinatoria dello stato dei luoghi in ragione della preminenza dell’interesse pubblico alla rimozione di opere abusive e al ripristino della legalità” (Tar Piemonte, sez. II, n. 1358 del 19 settembre 2015; Tar Lazio-Roma, sez. I, n. 6744 del 13 giugno 2016; Tar Napoli, sez. VI, n. 4279 del 14 settembre 2016).
2. La linea possibilista ammette che “il notevole periodo di tempo trascorso tra la commissione dell’abuso e l’adozione dell’ordinanza di demolizione, e il protrarsi dell’inerzia dell’amministrazione preposta alla vigilanza, possono costituire indice sintomatico di un legittimo affidamento in capo al privato, a fronte del quale grava quantomeno sul Comune, nell’esercizio del potere repressivo-sanzionatorio, un obbligo motivazionale ‘rafforzato’ circa l’individuazione di un interesse pubblico specifico alla emissione della sanzione demolitoria, diverso e ulteriore rispetto a quello al mero ripristino della legalità” (Consiglio di Stato, sez. VI, n.1393 dell’8 aprile 2016; Tar Torino, sez. I, n. 1280 del 29 luglio 2015).

Il caso
Nel caso in esame, l’amministrazione comunale era venuta a conoscenza casualmente della veranda abusiva di proprietà della ricorrente soltanto nell’agosto 2014, allorquando, esaminando la documentazione grafica e fotografica allegata alla Scia presentata dall’amministratore di condominio per alcuni lavori di consolidamento dei balconi, aveva notato la presenza di quella veranda sulla facciata interna del condominio e, dopo aver svolto alcuni accertamenti, ha constatato che la stessa non era mai stata autorizzata. Accertato l’abuso, gli uffici hanno attivato sollecitamente, il 29 maggio 2015, il procedimento di repressione, per poi concluderlo il 31 dicembre 2015 con l’atto impugnato nel presente giudizio.
Il Tar Piemonte rileva che la tesi “possibilista”, invocata dalla ricorrente, fa derivare l’affidamento tutelabile dell’interessato non dal semplice decorso del tempo, ma dall’inerzia dell’amministrazione in tale lasso temporale, la quale a sua volta presuppone necessariamente la conoscenza dell’abuso da parte dell’amministrazione, a cui tuttavia non fa seguito la dovuta attività repressiva e ripristinatoria.
“Da tanto consegue che il semplice decorso del tempo dalla commissione dell’abuso edilizio – che costituisce un illecito permanente – non è di per sé idoneo ad ingenerare nel privato una situazione di legittimo affidamento sulla conservabilità dell’intervento abusivo, se non nel caso in cui l’amministrazione, pur avendo avuto in tale lasso temporale oggettiva conoscenza dell’abuso, abbia tuttavia omesso di esercitare la dovuta azione repressiva e ripristinatoria”.
La sentenza sottolinea che “tra la conoscenza dell’abuso e l’avvio del procedimento di repressione sono decorse solo poche settimane, tempo certamente insufficiente a ingenerare nella ricorrente una situazione di affidamento tutelabile alla conservazione del manufatto. In tale contesto, la circostanza che il manufatto fosse stato realizzato dal fratello della ricorrente più di trent’anni prima è del tutto inconferente, trattandosi di manufatto realizzato sulla facciata condominiale prospiciente il cortile interno, e come tale non visibile dall’esterno: tant’è che l’amministrazione ne ha potuto avere conoscenza solo nell’agosto 2014” in circostanze del tutto fortuite.

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