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Abusivismo edilizio, la Camera approva il ddl: tutte le novità

I criteri per procedere alla demolizione. Il finanziamento di 45 milioni. Una Banca dati nazionale: tutte le novità del disegno di legge approvato dalla Camera sull'abusivismo edilizio

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Il 18 maggio 2016, la Camera dei Deputati ha approvato con modifiche il disegno di legge di iniziativa parlamentare (firmatari Falanga e altri), già licenziato dal Senato della Repubblica nel gennaio 2014, che detta “Disposizioni in materia di criteri per l’esecuzione di procedure di demolizione di manufatti abusivi“. Il testo del Ddl ora passa di nuovo al Senato per l’approvazione definitiva. Si tenga conto che, secondo il Rapporto Ecomafia 2015 di Legambiente, nel 2014 sono stati 5.750 i reati accertati nel settore del cemento.

La doppia competenza

Il Disegno di legge prevede un intervento sul Testo Unico dell’edilizia (Dpr n. 380/2001) per razionalizzare le procedure di demolizione conseguenti ad illeciti edilizi, confermando, per la fase dell’esecuzione, l’attuale sistema a doppia competenza:

  • dell’autorità giudiziaria, in presenza della condanna definitiva del giudice penale per i reati di abusivismo edilizio, se la demolizione non è stata ancora eseguita;
  • delle autorità amministrative (Comuni, Regioni e Prefetture), con le forme del procedimento amministrativo.

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I criteri di priorità (art. 1 del D.lgs. n. 106 del 2006)

Il testo approvato attribuisce al procuratore della Repubblica il compito di determinare i criteri di priorità per l’esecuzione degli ordini:

  • di demolizione delle opere abusive, in presenza della condanna definitiva del giudice penale per i reati di abusivismo edilizio (art. 31, comma 9, Dpr n. 380 del 2001) quando la demolizione non è stata ancora eseguita;
  • di rimessione in pristino dello stato dei luoghi, in presenza di condanna definitiva del giudice penale per l’esecuzione di opere su beni paesaggistici in assenza o in difformità all’autorizzazione (art. 181, comma 2, del D.lgs. n. 42 del 2004).

Nel determinare i criteri di priorità, il Pm dovrà dare adeguata considerazione agli immobili:
1. di rilevante impatto ambientale o costruiti su area demaniale o su area soggetta a vincolo ambientale e paesaggistico, sismico, idrogeologico, archeologico o storico artistico;
2. che per qualunque motivo rappresentano un pericolo per la pubblica o privata incolumità, nell’ambito del necessario coordinamento con le autorità amministrative preposte;
3. nella disponibilità di soggetti condannati per reati di associazione mafiosa o di soggetti colpiti da misure di prevenzione.

Nell’ambito di ciascuna delle tipologie di immobili, la priorità dovrà essere attribuita – di regola – agli immobili in corso di costruzione o comunque non ancora ultimati alla data della sentenza di condanna di primo grado e agli immobili non stabilmente abitati.

L’elenco annuale delle opere non sanabili (art. 41 del Dpr n. 380 del 2001)

Entro il mese di dicembre di ogni anno, il dirigente o il responsabile del competente ufficio comunale dovrà trasmettere al prefetto e alle altre amministrazioni statali e regionali preposte alla tutela del vincolo, l’elenco delle opere non sanabili, per le quali il responsabile dell’abuso non abbia provveduto nel termine previsto alla demolizione e al ripristino dei luoghi e per le quali sia inutilmente decorso l’ulteriore termine di 270 giorni entro il quale l’amministrazione comunale è tenuta a concludere il procedimento relativo alla tutela del vincolo.

Gli elenchi contengono, tra l’altro, i nomi dei proprietari e degli eventuali occupanti abusivi, gli estremi di identificazione catastale, il verbale di consistenza delle opere abusive e l’eventuale titolo di occupazione dell’immobile. Il prefetto, entro trenta giorni dalla ricezione degli elenchi, provvede agli adempimenti conseguenti all’intervenuto trasferimento della titolarità dei beni e delle aree interessate, notificando l’avvenuta acquisizione al proprietario e al responsabile dell’abuso.

Il prefetto dispone l’esecuzione della demolizione delle opere abusive, compresi la rimozione delle macerie e gli interventi a tutela della pubblica incolumità; i relativi lavori sono affidati, anche a trattativa privata ove ne sussistano i presupposti, a imprese tecnicamente e finanziariamente idonee. La norma estende anche ai casi in cui sia il comune a procedere alla demolizione, la possibilità prevista per il prefetto di avvalersi di imprese private o di strutture operative del Ministero della difesa per eseguire la demolizione.

Il fondo di rotazione

Presso il Ministero delle infrastrutture è istituito un fondo di rotazione di 45 milioni di euro (5 milioni di euro per l’anno 2016 e 10 milioni di euro per ciascuno degli anni dal 2017 al 2020), per integrare le risorse necessarie per le demolizioni dei comuni.
L’erogazione delle risorse finanziarie, le cui modalità saranno definite Con decreto del Ministro delle infrastrutture e trasporti, di concerto con i Ministri dell’ambiente e dei beni culturali, previo parere della Conferenza unificata, dovrà essere garantita da una convenzione che preveda la restituzione delle somme entro 10 anni.

La Banca dati

Presso il Ministero delle infrastrutture, è costituita la Banca dati nazionale sull’abusivismo edilizio, di cui si avvarranno gli uffici distrettuali competenti e le amministrazioni comunali e regionali (oneri calcolati in 10 milioni di euro per il 2016). Tutte le autorità e gli uffici competenti dovranno condividere e trasmettere le informazioni sugli illeciti alla banca dati. Il tardivo inserimento dei dati nella banca dati comporta una sanzione pecuniaria pari a euro 1.000 per il dirigente o funzionario inadempiente.
La gestione della banca dati è attribuita all’Agenzia per l’Italia digitale, che dovrà garantire l’interoperabilità dei soggetti coinvolti e la gestione dei rilievi satellitari.

Il Governo si è inoltre impegnato a presentare ogni anno una relazione sullo stato dell’abusivismo edilizio e sulle demolizioni effettuate e sull’eventuale riqualificazione urbanistica degli edifici abusivi non demoliti, avviando una collaborazione con Regioni ed enti locali interessati.

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