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Agibilità degli immobili: dal certificato alla “segnalazione”

Nella bozza del decreto “competitività” prevista una procedura più snella di autocertificazione. Semplificazioni anche nelle zone a rischio sismico

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Tra le varie misure previste nella bozza del decreto “competitività” al vaglio del Governo, c’è anche l’ennesima modifica al Testo Unico dell’Edilizia (Dpr n. 380/2001), riguardante la semplificazione della procedura per ottenere l’agibilità degli immobili, con l’eliminazione del certificato di agibilità, sostituito dalla Segnalazione certificata di agibilità, una specie di autocertificazione accompagnata da documenti che ne provano la veridicità, in sostituzione dei controlli documentali da parte dei Comuni. Viene così cancellata l’attesa di 30 giorni per il rilascio del certificato e gli ulteriori 30 giorni per il nulla osta del Genio Civile.

La bozza prevede che, per non incorrere in una multa da 77 euro a 464 euro, il titolare del permesso di costruire o il soggetto che ha presentato la Scia dovranno presentare, entro quindici giorni dalla fine lavori, la Segnalazione certificata di agibilità allo Sportello unico per l’edilizia (Sue) per interventi di:

  • nuova costruzione,
  • ricostruzioni totali o parziali,
  • sopraelevazioni,

in:

  • singoli edifici o singole porzioni della costruzione, purché funzionalmente autonomi, quando siano state realizzate e collaudate le opere di urbanizzazione primaria relative all’intero intervento edilizio e siano state completate e collaudate le parti strutturali connesse, nonché collaudati e certificati gli impianti relativi alle parti comuni;
  • singole unità immobiliari, purché siano completate e collaudate le opere strutturali connesse, siano certificati gli impianti e siano completate le parti comuni di urbanizzazione primaria dichiarate funzionali rispetto all’edificio oggetto di agibilità parziale.

La Segnalazione certificata di agibilità dovrà essere corredata da:

  • attestazione del direttore dei lavori o di un professionista abilitato che assevera la sussistenza delle condizioni di sicurezza, igiene, salubrità, risparmio energetico degli edifici e degli impianti e la conformità dell’opera al progetto presentato;
  • certificato di collaudo statico (che assorbe quello di rispondenza dell’opera alle norme tecniche) e dichiarazione di regolare esecuzione del direttore dei lavori;
  • dichiarazione di conformità delle opere realizzate alla normativa vigente in materia di accessibilità e superamento delle barriere architettoniche;
  • estremi della dichiarazione di aggiornamento catastale;
  • dichiarazione dell’impresa installatrice che attesta la conformità degli impianti.

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Nuovi interventi edilizi in zona sismica

Per interventi minori che non comportano pericolo per la pubblica incolumità, da individuare con un elenco tassativo, sarà sufficiente la Cila. Nelle zone a basso rischio sismico, potranno essere eseguiti con Scia i lavori che non presentano “carattere primario” ai fini della pubblica incolumità, relativi a:

  • riparazioni e interventi locali sulle costruzioni esistenti;
  • nuove costruzioni che per la loro semplicità non richiedono calcoli o verifiche complesse;
  • varianti in corso d’opera di carattere non sostanziale.

L’autorizzazione sismica, estesa anche alle zone a bassa sismicità, rimane per gli interventi relativi a edifici di interesse strategico e alle opere infrastrutturali, la cui funzionalità durante gli eventi sismici assume rilievo fondamentale per le finalità di protezione civile, nonché per gli interventi relativi agli edifici e alle opere infrastrutturali che possono assumere rilevanza in relazione alle conseguenze di un loro eventuale collasso.

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