Ampliamento senza permessi, ecco come provare la conformità dell'opera | Ingegneri.info

Ampliamento senza permessi, ecco come provare la conformità dell’opera

Secondo il Consiglio di Stato, la realizzazione di un'opera si desume da dati oggettivi, che resistono a quelli risultanti dagli estratti catastali ovvero alla prova testimoniale ed è onere del privato, che contesti il dato dell'Amministrazione, fornire prova rigorosa della diversa epoca di realizzazione dell'immobile, superando quella fornita dalla parte pubblica

casa con portico post demolizione
image_pdf

Il Consiglio di Stato, Sez. VI, con la sentenza n. 5988 del 19 ottobre 2018, è intervenuto in una controversia sull’ordine di demolizione di un ampliamento senza permessi in immobile adibito a civile abitazione, situato in zona agricola a vincolo paesaggistico. La sentenza fornisce indicazioni su come provare la conformità dell’opera in relazione alle normative successive alla sua realizzazione e rimarca l’insufficienza della posizione della PA quando non fornisce “la necessaria prova, limitandosi a valutare come irrilevanti gli elementi concreti forniti, attraverso formule di stile non sufficienti alla luce dei principi richiamati“.

Il fatto

L’appellante impugnava la sentenza con cui il Tar Veneto aveva respinto l’annullamento dell’ordinanza di demolizione relativa ad alcune opere in un edificio di civile abitazione in zona agricola vincolata, realizzate in assenza di titoli e consistenti nell’ampliamento trapezoidale dell’abitazione, mediante realizzazione e tamponamento di un portico (ampliamento trapezoidale di dimensioni in metri 4,20 e 4,40 (lati minori), 6,05 e 7,70 (lati maggiori, altezza interna pari a metri 2,20).

L’area interessata è inserita in una zona esterna al perimetro urbano, che, sia all’epoca dell’acquisto (1940) sia oggi, risulta classificata nel vigente strumento urbanistico del Comune come “E” agricola. L’esistenza di una tettoia o comunque di un manufatto poi consolidato non è stata documentata con esattezza cronologica dal Comune. L’area è stata sottoposta a vincolo paesaggistico con decreto della Regione del Veneto nel 1987.

L’appellante contestava la sussistenza dei presupposti per l’adozione della sanzione demolitoria, affermando la risalenza del manufatto in contestazione ad epoca anteriore all’acquisto, all’apposizione del vincolo e all’entrata in vigore della legislazione che ha imposto l’ottenimento del titolo edilizio per la realizzazione di interventi edilizi (1967).

Onere della prova e ragionevolezza nella datazione dell’opera edilizia abusiva

In linea di diritto, l’onere della prova dell’ultimazione entro una certa data di un’opera edilizia abusiva, allo scopo di dimostrare che essa rientra fra quelle per le quali si può ottenere una sanatoria speciale ovvero fra quelle per cui non era richiesto un titolo, incombe sul privato interessato, unico soggetto ad essere nella disponibilità di documenti e di elementi di prova, in grado di dimostrare con ragionevole certezza l’epoca di realizzazione del manufatto.

La predominante giurisprudenza pone in capo al proprietario (o al responsabile dell’abuso) assoggettato a ingiunzione di demolizione l’onere di provare che il manufatto risale a epoca anteriore alla cd. legge “ponte” n. 761 del 1967, con la quale l’obbligo di licenza edilizia venne esteso alle costruzioni realizzate al di fuori del perimetro del centro urbano.

Tuttavia, la giurisprudenza ammette un temperamento secondo ragionevolezza nel caso in cui, il privato da un lato porti a sostegno della propria tesi sulla realizzazione dell’intervento elementi non implausibili (aeorofotogrammetrie, dichiarazioni sostitutive di edificazione) e, dall’altro, il Comune fornisca elementi incerti in ordine alla presumibile data della realizzazione del manufatto privo di titolo edilizio, o con variazioni essenziali.

L’erronea valutazione dell’abuso da parte della PA

Seguendo questo criterio, i giudici, sulla base degli atti pubblici di compravendita degli immobili del 1940 che descrivevano l’immobile composto non solo dalla casa di civile abitazione, ma anche da altri due corpi di fabbrica ovvero un portico ed un fienile, e delle aerofotogrammetrie delll’Istituto Geografico militare del 1962, dalla quale è rilevabile la presenza di un manufatto, collocato nel punto riferibile all’ampliamento contestato, hanno ritenuto la parte privata abbia fornito una serie di elementi coerenti e plurimi in ordine alla risalenza del manufatto ad un’epoca anteriore alle date rilevanti in materia (1942 e 1967) e nel caso specifico (1987), rimarcando che “Rispetto a tali elementi, non risulta che la p.a. abbia svolto il necessario approfondimento istruttorio e motivazionale, essendosi limitata a formule generiche e sostanzialmente di stile. Il Comune ha comunque erroneamente valutato come interamente abusivo l’ampliamento, considerandolo come realizzato ex novo; vizio in cui è incorso anche il giudice di prime cure.”

Conseguentemente, il ricorso è stato accolto, anche per il vizio dedotto in termini di travisamento fatti, difetto di motivazione e istruttoria sull’epoca e sulla consistenza dell’intervento asseritamente abusivo in quanto realizzato post 1967. La p.a. è chiamata altresì a rivalutare il manufatto sotto il profilo paesaggistico, in quanto risulta provata l’epoca di realizzazione anteriormente al vincolo, apposto solo nel 1987; al riguardo – si legge nella sentenza – “se è pur vero che in caso di sanatoria assume rilievo unicamente l’epoca di valutazione dell’istanza, nel caso di specie, in assenza di un’istanza dell’odierno appellante, la p.a. è preliminarmente chiamata a verificare e valutare la consistenza dell’opera ed a dimostrare la realizzazione di un intervento, ante imposizione del vincolo, rilevante ai fini del vincolo stesso”.

Nelle controversie in materia edilizia, soggette alla giurisdizione del giudice amministrativo, i principi di prova oggettivi concernenti la collocazione dei manufatti tanto nello spazio, quanto nel tempo, si rinvengono nei ruderi, fondamenta, aerofotogrammetrie, mappe catastali, laddove la prova per testimoni è del tutto residuale; la prova dell’epoca di realizzazione si desume da dati oggettivi, che resistono a quelli risultanti dagli estratti catastali ovvero alla prova testimoniale ed è onere del privato, che contesti il dato dell’Amministrazione, fornire prova rigorosa della diversa epoca di realizzazione dell’immobile, superando quella fornita dalla parte pubblica (Consiglio di Stato sez. IV n. 511 del 9 febbraio 2016).

Nel caso in esame, la PA non ha fornito la necessaria prova, limitandosi a valutare come irrilevanti gli elementi concreti forniti, attraverso formule di stile non sufficienti alla luce dei principi sopra richiamati.

Copyright © - Riproduzione riservata
L'autore
Ampliamento senza permessi, ecco come provare la conformità dell’opera Ingegneri.info