Beni Culturali, lavori solo ai consorziati qualificati | Ingegneri.info

Beni Culturali, lavori solo ai consorziati qualificati

Secondo il Consiglio di Stato, in accordo con l'Anac, il “cumulo alla rinfusa” non opera nella materia dei contratti nel settore di beni culturali, in quanto detti beni sono testimonianza di valori di civiltà tutelati a un livello superiore tra gli interessi in gioco

La Basilica di Sant'Andrea, uno dei primi esempi di cattedrale realizzata in  gotico in Italia
La Basilica di Sant'Andrea, uno dei primi esempi di cattedrale realizzata in gotico in Italia
image_pdf

Il Consiglio di Stato, Sez. V, con sentenza n. 403 del 16 gennaio 2019, ha aderito all’orientamento dell’Anac, che aveva fornito un’interpretazione dell’art. 146 del d.lgs. n. 50 del 2016, che esclude l’applicabilità del principio del cumulo alla rinfusa anche nel settore dei beni culturali la disciplina in tema di qualificazione dei consorzi per l’affidamento dei lavori pubblici. Vediamo nel dettaglio la sentenza e lo scenario giuridico.

Il cumulo alla rinfusa

Nei beni culturali, sono ammessi all’esecuzione dei lavori oggetto di affidamento i soli consorziati che siano in possesso (in proprio) delle qualificazioni richieste dalla lex specialis, in base all’art. 146 del D.Lgs. n. 50/2016 (Codice dei contratti) che rimanda ad una specifica qualificazione per l’esecuzione di lavori sui beni culturali, ponendo una limitazione al principio generale del c.d. ‘cumulo alla rinfusa’, applicabile ai lavori ai servizi alle forniture, secondo cui il Consorzio Stabile può indicare in sede di offerta qualsiasi impresa (Consorziata) esecutrice dei lavori, anche non in possesso di tale qualificazione.

Per le categorie OG2, OS2-A, OS2-B e OS25, indipendentemente dal fatto che il bando di gara o la lettera d’invito stabilisca espressamente tale onere, i Consorzi fra società cooperative di produzione e lavoro, i Consorzi tra imprese artigiane e i Consorzi stabili possono indicare per l’esecuzione unicamente i Consorziati idoneamente qualificati.

Il Consiglio di Stato ha chiarito che il ‘cumulo alla rinfusa’ non opera nella materia dei contratti nel settore di beni culturali, caratterizzati da una particolare delicatezza derivante dalla necessità di tutela dei medesimi. È quindi legittima l’esclusione dalla procedura negoziata del Consorzio, in quanto le imprese consorziate designate per l’esecuzione erano pacificamente prive della qualificazione in OG2, a nulla rilevando il possesso dei medesimi da parte del Consorzio.

Il fatto

La controversia era nata dall’esclusione di un consorzio dalla procedura negoziata indetta dal Comune di Vercelli per l’affidamento, con il criterio dell’offerta economicamente più vantaggiosa, dei lavori di manutenzione coordinata e pronto intervento su immobili e strutture dell’ente sottoposti a tutela ai sensi del d.lgs. 42/2004. La lettera di invito richiedeva, ai fini della partecipazione, il possesso di valida attestazione Soa per la categoria OG2-classifica II.

All’esito delle operazioni valutative, il consorzio di imprese artigiane successivamente escluso dalla procedura, pur avendo dichiarato di concorrere per due imprese consorziate entrambe prive di qualsiasi qualificazione Soa, era risultato primo graduato. A seguito dell’istanza di parere di precontenzioso all’Anac, secondo cui i consorzi stabili nell’ambito degli appalti nel settore dei beni culturali possono indicare quali esecutori delle opere i soli consorziati che siano in possesso (in proprio) delle qualificazioni richieste dalla lex specialis per l’esecuzione dei lavori oggetto di affidamento, era stata riformulata la graduatoria con l’esclusione del consorzio, che aveva impugnato il provvedimento.

La sentenza appellata aveva accolto il ricorso del consorzio nella considerazione che il modulo associativo del consorzio stabile “dia vita ad un soggetto giuridico autonomo […] che opera in base ad uno stabile rapporto organico con le imprese associate“, per il quale deve ritenersi ancora operativo il criterio del ‘cumulo alla rinfusa’ previsto dall’art. 36, comma 7, del d.lgs. n. 163 del 2006.

La società vincitrice nella graduatoria riformulata era ricorsa in appello sostenendo, nel merito, la mancata valutazione della preminenza dell’interesse pubblico alla protezione del patrimonio storico, artistico e culturale, comportante la necessità che gli interventi ricadenti in tale ambito siano sempre eseguiti da soggetti dotati di un’appropriata idoneità professionale. Anche Anac si era costituita in resistenza concludendo per l’accoglimento dell’appello.

La sentenza

Il Consiglio di Stato richiama il parere dell’Anac, su cui si basa il provvedimento di esclusione, dove afferma che i consorzi stabili nell’ambito degli appalti nel settore dei beni culturali possono indicare quali esecutori delle opere i soli consorziati che siano in possesso (in proprio) delle qualificazioni richieste dalla lex specialis per l’esecuzione dei lavori oggetto di affidamento, anche in ragione di quanto stabilito dall’art. 146, comma 2, del Codice.

La sentenza precisa che non è in discussione la generale operatività del ‘cumulo alla rinfusa’ per i consorzi stabili di cui all’art. 45, comma 2, lett. c), del d.lgs. n. 50 del 2016, che, quindi, ferma restando la possibilità di qualificarsi con i requisiti posseduti in proprio e direttamente, possono ricorrere anche alla sommatoria dei requisiti posseduti dalle singole imprese partecipanti, ma la sua ammissibilità nella materia dei contratti nel settore di beni culturali, caratterizzati da una particolare delicatezza derivante dalla necessità di tutela dei medesimi, in quanto beni testimonianza avente valore di civiltà, espressione di un interesse altior nella gerarchia dei valori in giuoco (art. 9 Cost.).

La Quinta Sezione ha escluso che nei contratti in materia di beni culturali i consorzi stabili possano qualificarsi con il cumulo alla rinfusa, essendo richiesto dalla norma il possesso di requisiti di qualificazione specifici ed adeguati ad assicurare la tutela del bene oggetto di intervento. Ne deriva che legittimamente è stato escluso dalla procedura negoziata il Consorzio, in quanto le imprese consorziate designate per l’esecuzione erano prive della qualificazione in OG2, a nulla rilevando il possesso dei medesimi da parte del Consorzio.

In particolare, il comma 1 dell’art. 146 del d.lgs. n. 50 del 2016 evidenzia il carattere strettamente inerente all’esecutore dei lavori del possesso dei requisiti di qualificazione specifici ed adeguati ad assicurare la tutela dei beni oggetto di intervento; il comma 3, nella misura in cui esclude, nella materia in esame, il ricorso ad un istituto di portata generale e di matrice eurounitaria, quale è l’avvalimento, e quindi al prestito dei requisiti, inevitabilmente va inteso come attribuzione di rilievo, ai fini della qualificazione, al profilo soggettivo dell’esecutore dei lavori.

Copyright © - Riproduzione riservata
L'autore
Beni Culturali, lavori solo ai consorziati qualificati Ingegneri.info