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Bim e digitalizzazione nelle costruzioni: a che punto siamo?

Con l'introduzione nel Codice Appalti il Bim, Building Information Modeling, è diventato il tema-cardine dell'innovazione nelle costruzioni. Ma tra le commissioni che lavorano a rilento e le preoccupazioni dei tecnici a che punto siamo?

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Persino il Saie, la piattaforma di riferimento nazionale per l’intera filiera delle costruzioni, ha deciso per l’edizione 2016 (19-22 ottobre 2016) di mettere al centro di eventi e dibattiti il tema del Bim, Building Information Modeling, e più in generale quello della digitalizzazione nelle costruzioni.

Dopo la progettazione assistita tridimensionale e la progettazione parametrica per oggetti, quantitativa e qualitativa, oggi la progettazione edilizia affronta questa nuova tappa dell’innovazione tecnologica: il Bim, Building Information Modeling, la metodologia digitale che consente la sintesi di tutti i dati provenienti dalle diverse discipline che concorrono alla realizzazione dell’opera in un unico strumento che gestisce il progetto architettonico, strutturale e impiantistico, le caratteristiche e le proprietà di materiali, componenti e sistemi, la pianificazione delle fasi di realizzazione, le tempistiche e i costi di esecuzione, gli interventi di manutenzione, come parte di un unico processo che considera l’intero ciclo di vita del manufatto, con l’obiettivo di prevenire e ridurre i rischi e ottimizzare i processi di esecuzione, verifica e controllo.

La Fiec, l’associazione internazionale delle imprese di costruzione, ha sottolineato nel suo ultimo Congresso tenutosi nel giugno scorso a Bruxelles, come il Building Information Modeling giochi un ruolo importante in tutti i temi oggi di più stretta attualità a livello europeo, dall’energia a un uso sostenibile delle risorse, dall’occupazione alla formazione, oltre naturalmente alla digitalizzazione dei processi. La Fiec ha avviato un gruppo di lavoro sul Bim per sostenere le associazioni nazionalim, condividere e diffondere le pratiche migliori già adottate e promuovere l’adozione estensiva del Bim nel settore pubblico.

Il Bim è quindi una scelta strategica destinata a rivoluzionare la pratica di lavoro di tutti gli attori del sistema delle costruzioni, che dovranno assumere un approccio collaborativo per l’indispensabile informatizzazione dei processi, con l’obiettivo di allineare competenze e metodologie a livello europeo, per correlare in modo standardizzato dati e informazioni sul piano geometrico e alfanumerico, e dare risposte alle criticità imputabili alla fiscalità immobiliare, alla contrazione del credito, alla aleatorietà amministrativa, all’intempestività dei pagamenti.

Il Bim in Europa
Il riferimento normativo europeo del Bim è la Direttiva 2014/24 del 26 Febbraio 2014, “European Union Public Procurement Directive”, adottata in Italia con il Codice degli Appalti, che invita gli Stati membri, entro il 2016, a “incoraggiare, specificare o imporre”, attraverso provvedimenti legislativi dedicati, l’uso del Bim per tutti i progetti e lavori a finanziamento pubblico.
Sul piano della normazione volontaria, la tematica del Bim è seguita da uno specifico comitato tecnico: il Cen/Tc 442 “Bim Building Information Modelling”. Tra i suoi gruppi di lavoro, quelli impegnati nella definizione del futuro quadro normativo europeo sono il WG 1 “Strategy and Planning” a guida Bsi, e il WG 4 “Support Data Dictionaries” coordinato da Afnor.

I primi Paesi a emanare provvedimenti legislativi che richiedono l’utilizzo della metodologia Bim sono stati Regno Unito, Paesi Bassi, Danimarca, Finlandia e Norvegia.
Regno Unito. Il governo sta attuando un piano per rendere obbligatorio l’utilizzo del Bim per la realizzazione di opere pubbliche. Nel documento Government Construction Strategy (Gcs) 2016-2020, si fissano i compiti del Gruppo di Lavoro sul Bim e gli obiettivi per il passaggio dal Bim Level 2 (i cui requisiti sono già rispettati dalla maggioranza delle amministrazioni pubbliche) al Bim Level 3, che richiede la completa integrazione delle informazioni fornite dalle parti coinvolte nella realizzazione dell’opera.
Norvegia. L’utilizzo del Bim è stato promosso dal Norwegian Directorate of Public Construction and Property (Statsbygg), l’Ente che si occupa di costruzione, gestione e sviluppo degli immobili nel settore pubblico. Nel 2013 lo Statsbygg ha pubblicato lo Statsbygg BIM Manual, con lo scopo di illustrare i requisiti necessari per l’adozione del Bim e del formato Ifc. La progettazione di opere pubbliche è consentita unicamente mediante un approccio basato sul Bim.
Danimarca. Il primo approccio al Bim risale al 2006 con la pubblicazione del 3D Working Method e il 3D Cad Manual riguardanti le modalità di creazione, interscambio e riutilizzo dei modelli tridimensionali nelle diverse fasi progettuali.
Finlandia. Il Bim è disciplinato dalle Common Bim Requirements 2012 ma già dal 2001 la Senate Properties, l’azienda governativa responsabile del patrimonio immobiliare dello stato finlandese, ha iniziato ad utilizzare dei progetti pilota per sviluppare e studiare un numero significativo di modelli parametrici Bim.
Svezia. L’uso del Bim per i progetti pubblici non è obbligatorio, ma nel 2010 lo Swedish Standards Institute ha sviluppato la guida pratica “Bim för Byggmästare”, che aiuta le piccole e medie imprese a utilizzare la metodologia nei loro progetti.
Francia. La Francia già nel 2014 ha proposto l’uso del Bim e nel 2015 il Ministero per l’Abitazione ha finanziato una serie di progetti pilota in ambito Bim e costruzioni. Dal 2017 dovrebbe diventare obbligatorio per i progetti finanziati dallo Stato.

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Il Bim in Italia
Il Codice dei Contratti e degli Appalti Pubblici (D.Lgs. n. 50 del 18 aprile 2016) recepisce anche la Direttiva 24/2014 e prevede l’uso facoltativo (ma gradualmente obbligatorio) del Bim in alcune tipologie di interventi. Il comma 13 dell’art. 23 stabilisce che, entro sei mesi dall’entrata in vigore del Codice (19 aprile 2016):
• le stazioni appaltanti possono richiedere l’uso dei metodi e strumenti elettronici specifici quali quelli di modellazione per l’edilizia e le infrastrutture che utilizzano piattaforme interoperabili a mezzo di formati aperti non proprietari, per non limitare la concorrenza tra i fornitori di tecnologie e il coinvolgimento di specifiche progettualità tra i progettisti:
– per le nuove opere,
– per interventi di recupero, riqualificazione o varianti,
– prioritariamente per i lavori complessi;
• l’uso dei metodi e strumenti elettronici può essere richiesto soltanto dalle stazioni appaltanti dotate di personale adeguatamente formato;
• le modalità e i tempi di progressiva introduzione dell’obbligatorietà dei suddetti metodi presso le stazioni appaltanti, le amministrazioni concedenti e gli operatori economici, valutata in relazione alla tipologia delle opere da affidare e della strategia di digitalizzazione delle amministrazioni pubbliche e del settore delle costruzioni, sono definiti da una Commissione appositamente istituita presso il Ministero delle infrastrutture e dei trasporti;
• l’utilizzo di tali metodologie costituisce parametro di valutazione dei requisiti premianti per la qualificazione delle stazioni appaltanti e delle centrali di committenza.

La Commissione Bim
Lo scorso 28 luglio, si è insediata la Commissione costituita nell’ambito del ministero delle Infrastrutture, con il compito di avviare la fase sperimentale che dovrà preparare la graduale introduzione del Bim, anche per i lavori di minore importo, e di sperimentare le nuove metodologie in una struttura pubblica italiana.
La Commissione è presieduta da Pietro Baratono, provveditore alle opere pubbliche di Lombardia ed Emilia Romagna, ed è formata da una decina di componenti, tra i quali Antonella Nicotra, vicecapo del legislativo del Mit, Bernadette Veca, direttore generale per la regolazione del ministero e Maria Lucia Conti, provveditore di Toscana, Umbria e Marche. In un primo momento era stata esclusa dalla commissione una rappresentanza delle professioni tecniche, cosa che ha generato le proteste della Rete composta dai Consigli nazionali. Le rimostranze sono rientrate poco dopo, nel momento in cui nella Commissione è stato ammesso anche un rappresentante dei tecnici.

Il lavoro della Commissione, che durerà almeno tre anni, sarà articolato in tre fasi:
1) gruppi di lavoro per approfondire gli aspetti tecnici, normativi, strategici, formativi del Bim, la standardizzazione delle metodologie e i rapporti internazionali;
2) audizioni con gli operatori del settore e i soggetti coinvolti nel processo di innovazione, come Oice, Rfi, Anas, Ance, Anie, Anima, Federlegno arredo, Federbeton, Federcostruzioni, Finco, Uni e Anci;
3) progetti pilota con alcune stazioni appaltanti per sperimentare il sistema, mettendo poi a disposizione di tutti la loro esperienza.

Il Comitato strategico costruzioni
Nel frattempo, si è riunito a fine gennaio il Comitato Strategico Costruzioni di Uni per approfondire le tematiche connesse all’avvio di una nuova politica industriale della filiera delle costruzioni, basata sulla modellazione e gestione informativa dell’intero processo edilizio rappresentata dal Bim.
Il Comitato lavora sul percorso già tracciato dal 2009 con la norma Uni 11337 (“Edilizia e opere di ingegneria civile – Criteri di codificazione di opere e prodotti da costruzione, attività e risorse – Identificazione, descrizione e interoperabilità”) e con una serie di specifiche tecniche complementari come la norma UNI/TS 11337-3:2015 sui modelli di raccolta, organizzazione e archiviazione dell’informazione tecnica per i prodotti da costruzione. L’aggiornamento/completamento della normativa tecnica è previsto entro il 2016.
Il tema della digitalizzazione delle costruzioni non è un fatto tecnico né si riduce alla questione dell’obbligatorietà o facoltatività del Bim nelle gare, bensì riguarda la riconfigurazione della domanda pubblica, la professionalizzazione delle stazioni appaltanti, la mitigazione del rischio e l’incremento dell’efficienza, la qualità del progetto, le smart cities. Senza un’adeguata crescita e integrazione culturale di tutto il sistema delle costruzioni, supportata da un piano pubblico di investimenti, formazione e sperimentazione, si rischia la marginalizzazione sul mercato internazionale.

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