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Bleeding del calcestruzzo: che cos’è e come si interviene

Come si manifesta il fenomeno del bleeding nel calcestruzzo, quali i possibili problemi e i fattori che lo influenzano?

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Il bleeding è un fenomeno che caratterizza il calcestruzzo fresco. Ma in che cosa consiste effettivamente e quali sono gli aspetti critici che si possono verificare? E inoltre da che cosa è influenzato?

Il bleeding, o essudamento, si manifesta con l’affioramento d’acqua in superficie, nel conglomerato, in seguito alla spinta verso il basso per gravità e successiva sedimentazione delle particelle solide sospese. Si tratta di una forma di segregazione degli elementi che compongono il calcestruzzo.

Il bleeding porta a una perdita del contenuto d’acqua. Se il fenomeno avviene in modo uniforme, esso riduce positivamente il rapporto acqua/cemento. Inoltre l’acqua che si raccoglie in superficie facilita le operazioni di finitura e lisciatura.

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Segregazione del calcestruzzo con bleeding in sommità e sedimentazione degli aggregati grossi sul fondo (Disegno Anna Faresin)

Ma la variabilità legata all’incostanza del fenomeno può provocare numerosi inconvenienti, e possono verificarsi situazioni critiche. Se, ad esempio, viene effettuato un getto su un getto precedente, che presenta acqua di bleeding, si registra uno scadimento di qualità. Se la velocità di risalita del liquido è elevata si formano dei canali che portano alla formazione di craterini in superficie; si può arrivare anche all’asportazione di cemento con generazione di striature di sabbia e formazione dei cosiddetti microvespai. Tutto ciò può causare discontinuità e punti deboli nel conglomerato cementizio con rischio di corrosione dei ferri d’armatura.

Bleeding e sedimentazione costituiscono perciò aspetti da considerare attentamente, visto che la presenza di vuoti localizzati nel materiale successivamente alla vibrazione penalizza la resistenza meccanica e l’aspetto superficiale del calcestruzzo e può portare alla riduzione del copriferro con conseguenze assai negative per i ferri d’armatura.

Tra i fattori che influenzano il bleeding vi sono senz’altro la temperatura, il tempo di presa e l’impiego di additivi. Su questi aspetti è possibile quindi intervenire per modificare il comportamento del nostro calcestruzzo. Inoltre, poiché questo singolare fenomeno dipende essenzialmente dal coefficiente di permeabilità della pasta di cemento e dal contenuto di pasta, per ridurre il fenomeno del bleeding è necessario porre particolare attenzione nell’effettuare la miscelazione: un buon mix design è perciò fondamentale.

Come intervenire
Come si può intervenire per controllare il bleeding, fenomeno tipico del calcestruzzo?
Come abbiamo visto, il bleeding interessa il calcestruzzo fresco e, proprio per come avviene, può determinare una serie di criticità nel conglomerato che stiamo lavorando.
Diversi fattori influenzano il fenomeno del bleeding, perciò possiamo intervenire su di essi per controllarlo.
Possiamo intervenire con alcune azioni specifiche, che riguardano la formulazione della miscela, lavorando sul mix design.

Ad esempio possiamo aumentare la quantità di cemento. Per quanto riguarda l’utilizzo di una maggiore quantità di cemento, si consideri che più cemento comporta un più rapido aumento della viscosità del sistema. Proprio per limitare il fenomeno del bleeding sono stati messi a punto i microcementi, cementi speciali che presentano particelle di dimensioni più piccole, pari a 10 µm contro i 30-100 μm di quelli normali. Tali cementi devono però essere impiegati con elevati rapporti a/c, e su questo aspetto è bene focalizzare l’attenzione.
Un’altra indicazione riguarda il dosare adeguatamente l’aggregato fine, ciò comporta una minore velocità di sedimentazione.
Nella miscelazione possiamo anche fare ricorso a prodotti inorganici con elevatissima superficie specifica, come bentonite, fumo di silice, silice colloidale, che sedimentano lentamente in un mezzo acquoso, sempre nell’intento di controllare la segregazione e quindi il fenomeno del bleeding.

Consulta gli articoli di Anna Faresin su Architetto.info

Infine possiamo utilizzare opportuni additivi. Relativamente all’uso di additivi, possiamo scegliere tra diversi tipi di prodotto con meccanismi d’azione diversi:
• i superfluidificanti permettono di ottenere una miscela fluida, diminuendo l’acqua necessaria, e dunque riducono l’acqua di bleeding e rallentano la sedimentazione delle particelle più piccole;
• gli aeranti e gli additivi che sviluppano gas riducono la sedimentazione dei granuli di cemento per gravità, grazie alla presenza di microbolle d’aria;
• gli acceleranti riducono il tempo di presa, evitando la sedimentazione e la raccolta d’acqua;
• gli addensanti aumentano la viscosità dell’acqua, riducendo la sedimentazione delle particelle solide.

Dobbiamo evitare il bleeding anche in caso di interventi di consolidamento. Il fenomeno potrebbe verificarsi, infatti, nelle boiacche molto fluide, dette da iniezione, impiegate per riempire i vuoti in elementi da consolidare. Qualora dovesse verificarsi, il bleeding potrebbe comportare difetti. Tali boiacche dovranno perciò contenere additivi riduttori d’acqua ed espansivi, meglio se premiscelati.
Nella realizzazione di pavimenti, invece, dalla metà degli anni Cinquanta vengono impiegati getti in calcestruzzo fluido, ricoperti superficialmente con uno spolvero di cemento e quarzo asciutti, con lo scopo di rimediare agli inconvenienti provocati dal bleeding.

Scarica anche: Rapporto Atecap 2016 sul mercato del calcestruzzo

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