Cartello di cantiere: ecco cosa si rischia a non esporlo | Ingegneri.info

Cartello di cantiere: ecco cosa si rischia a non esporlo

Per la mancata esposizione del cartello di cantiere, il Testo Unico dell'edilizia prevede delle sanzioni penali che prevedono ammenda e arresto

cartello di cantiere
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La mancata esposizione del cartello di cantiere configura il reato previsto all’art. 44 del Testo Unico Edilizia, che prevede, appunto, ammenda del valore di oltre 10 mila euro e l’arresto fino a due anni, sempre che il fatto non costituisca un reato più grave.

Il cartello, inoltre, deve essere esposto non solo all’inizio dei lavori, ma deve protrarsi in maniera continuativa durante tutta la fase di esecuzione degli stessi, ivi compresi i periodi in cui i lavori siano momentaneamente sospesi, risultando irrilevante la causa della sospensione.

In buona sostanza è questo il punto posto all’attenzione dei giudici della Cassazione, sez. penale, nella sentenza del 7 aprile 2016 n. 13963, nella quale viene affrontato il tema della configurabilità del reato edilizio in quei casi in cui il soggetto titolare del titolo abilitativo non provveda ad esporre il cartello in cui sono indicati gli estremi del titolo medesimo ed i nominativi dei soggetti responsabili ovvero vi provveda inizialmente, ma rimuovendolo in occasione della sospensione dei lavori.

E’ indubbio che per la Cassazione penale l’obbligo di esposizione sussiste non solo all’inizio dell’attività di cantiere ma anche quando i lavori sono sospesi.

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La vicenda processuale segue la sentenza con cui il Tribunale aveva condannato tre imputati per il reato di cui all’art. 44 lett. a) dpr n. 380\2001, per avere, nella qualità rispettiva di committente dei lavori, direttore dei lavori ed esecutore degli stessi omesso di esporre la prescritta tabella indicante gli estremi dell’atto autorizzativo e dell’intervento edilizio.

La decisione della Cassazione

La Corte ha ribadito che il reato consistente nella mancata esposizione del cartello di cantiere è configurabile anche se i lavori edili sono momentaneamente sospesi.

La circostanza che il cartello fosse presente all’inizio dei lavori, infatti, non esclude la configurabilità del reato, in quanto ciò che rileva è che lo stesso non fosse esposto al momento del controllo da parte del personale di vigilanza, in quanto la funzione del cartello è proprio quella di portare a conoscenza gli organi di vigilanza dell’esistenza degli interventi edilizi, per consentire l’espletamento di tutte quelle attività di verifica dell’osservanza della normativa edilizia e di corrispondenza dell’assentito al realizzato.

Inoltre, la finalità cui assolve l’obbligo di apposizione del cartello, deve ritenersi che sia anche quella di indicare i soggetti responsabili, nel caso in cui durante lo svolgimento delle attività di cantiere derivino danni a terzi. Tale funzione comporta, conclusivamente, che l’esposizione del cartello indicante il titolo abilitativo e i nominativi dei responsabili deve non solo essere effettuata all’inizio dei lavori ma protrarsi in maniera continuativa durante tutta la fase di esecuzione degli stessi, ivi compresi i periodi in cui i lavori siano momentaneamente sospesi, risultando irrilevante la causa della sospensione, nella specie addebitabile a fatto volontario del committente.

Quanto, infine, ai soggetti responsabili di tale violazione, puntualizzano i Supremi Giudici che il chiaro disposto dell’art. 29, comma 1, D.P.R. n. 380 del 2001 non consente di differenziare le responsabilità del costruttore e del direttore dei lavori dei lavori da quella del committente, tanto meno sotto il profilo temporale dell’adempimento dell’obbligo di esposizione del cartello indicante gli estremi del titolo abilitativo.

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