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Centrale per la progettazione delle opere pubbliche, i professionisti dicono no

La Legge di Bilancio 2019 prevede l'istituzione di una Centrale per la progettazione delle opere pubbliche. Ma i professionisti insorgono: pericolosa commistione di ruoli

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Permangono alcune incertezze in merito alla Centrale per la progettazione delle opere pubbliche, la cui istituzione è prevista dal disegno di legge di Bilancio 2019 (art.17).  Le varie bozze di decreto che si sono finora succedute ne hanno modificato funzioni, ruolo e numero del personale previsto fino all’ultima versione che ha iniziato il suo iter di approvazione in Parlamento.

A rimanere invariata è invece la reazione negativa da parte dei professionisti che, pressoché unanimi, continuano a bocciare la proposta.

Le funzioni della Centrale per la progettazione delle opere pubbliche

La Centrale per la progettazione delle opere pubbliche, di cui possono avvalersi, previa stipula di apposita convenzione, le amministrazioni centrali e gli enti territoriali interessati dovrà costituirsi come  “organo tecnico dotato di specifiche competenze e di elevata capacità professionale” (non più presso l’Agenzia del demanio, come era previsto nella prima bozza del 23 ottobre) e potrà svolgere compiti di:

  • progettazione di opere pubbliche e quindi prestazioni relative alla progettazione di fattibilità tecnica ed economica, definitiva ed esecutiva di lavori, collaudo, nonché, ove richiesto, anche direzione dei lavori e incarichi di supporto tecnico-amministrativo alle attività del responsabile del procedimento e del dirigente competente alla programmazione dei lavori pubblici;
  • gestione delle procedure di appalto in tema di progettazione per conto della stazione appaltante interessata;
  • predisposizione di modelli di progettazione per opere simili o con elevato grado di uniformità e ripetitività;
  • valutazione economica e finanziaria del singolo intervento.

A queste funzioni, rimaste invariate in tutte le bozze, le ultime versioni hanno aggiunto l’assistenza tecnica alle amministrazioni coinvolte nel partenariato pubblico/privato.

Personale a ribasso

Per consentire lo svolgimento di questi compiti il disegno di legge prevede l’assunzione, a tempo indeterminato a decorrere dal 2019, di un massimo di 300 unità di personale, almeno per il 70% con profilo tecnico e nei limiti del 5% con qualifica dirigenziale. Un numero al ribasso rispetto alle bozze di decreto precedenti: la prima aveva stimato un fabbisogno di 500 persone, sceso a 400 nella versione del 29 ottobre.

Per garantire l’immediata operatività, limitatamente alle prime 50 unità di personale, nel testo viene specificato che è possibile procedere al reclutamento attingendo dal personale di ruolo della pubblica amministrazione, anche mediante assegnazione temporanea.

La Centrale costerà 100 mln annui

L’unico aspetto che sembra essere stato definitivamente chiarito nell’ultima bozza del 31 ottobre scorso riguarda i costi, che sono stati quantificati in 100 milioni di euro annui, a partire dal 2019. Ma resta ancora da capire con quali risorse verrà garantita la copertura della spesa.   

I professionisti dicono no

Dopo il giudizio negativo espresso da RTP (Rete delle Professioni Tecniche) e OICE, l’Associazione delle società di ingegneria e architettura aderente a Confindustria, che hanno definito la Centrale “una nuova Italstat”, è arrivato anche il niet di Inarsind.

Il sindacato degli architetti e ingegneri liberi professionisti ha definito la proposta ‘aberrante’ perché insiste sulla strada della non chiarezza e della commistione di ruoli, di coincidenza tra controllore e controllato.” Quando invece- si legge nella nota diffusa- sarebbe necessario distinguere maggiormente i compiti di Pubblica amministrazione e liberi professionisti: pianificazione, programmazione e controllo alla prima, progettazione, direzione dei lavori e collaudo ai secondi.

Solo in questo modo- dichiara Inarsind– si potrà pervenire ad un processo efficiente che veda da un lato il Committente e finanziatore, l’Ente pubblico che, in base alle esigenze della collettività, individua il percorso delle opere da progettare e realizzare, dall’altro il libero professionista che, sempre terzo nel suo operare, mette la propria competenza al servizio della realizzazione dell’opera”.

Il sindacato ammette che le Amministrazioni locali hanno necessità di supporto nella gestione delle opere pubbliche ma ribadisce che è assurdo anche solo ipotizzare che queste esigenze possano essere soddisfatte da “una struttura di qualche centinaio di persone, centralizzata e distante dal territorio.” Una facilitazione del lavoro della Pubblica amministrazione potrebbe invece arrivare con reali semplificazioni e sburocratizzazioni.

“Si dica apertamente- conclude Inarsind  se il disegno sia l’eliminazione della libera professione e la statalizzazione del processo di realizzazione delle opere pubbliche, ma sia chiaro che non sarà questa la soluzione ai crolli, alla mancanza di manutenzioni, alle difficoltà di gestione, porterà invece alla perdita del prezioso contributo di una categoria che, con la propria preparazione e prendendosi ogni responsabilità in prima persona, ha sempre operato per la risoluzione ottimale dei problemi della collettività.”

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