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Certificato di stabilità obbligatorio: il punto di vista degli ingegneri

L’annuncio del ministro Delrio: il piano andrà a regime nella legge di stabilità del 2018. Per il Consiglio ingegneri “è una cosa opportuna, ma non possiamo aspettare che siano i condomini o i proprietari ad avviare le procedure”

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Nei futuri contratti di compravendita e di affitto sarà obbligatorio il certificato di stabilità. E’ questo l’annuncio del ministro Graziano Delrio in una recente intervista rilasciata al quotidiano “Repubblica”. Non c’è che dire, la tragedia di Torre Annunziata, con il crollo di un edificio, ha acuito un problema davvero grave in Italia, vale a dire la pericolosità di molti immobili, alcuni dei quali al limite dell’inagibilità. E non potrebbe essere altrimenti, visto che secondo i dati dell’Istat rielaborati da Confartigianato, la situazione è davvero preoccupante.

I numeri sono chiari: 2.051.808 edifici residenziali, il 16,8% del totale, sono in mediocre o pessimo stato di conservazione. Una percentuale che sale al 21,1% per gli edifici costruiti prima del 1981, mentre la quota di riduce al 4,7% per gli edifici nati tra il 1981 e il 2011. Un primo passo per porre un freno a questa drammatica escalation sarebbe stata l’introduzione del fascicolo del fabbricato, una sorta di documento storico con tutta la vita dell’immobile, da sempre osteggiato soprattutto dai grandi proprietari immobiliari, adducendo a scusante l’eccessivo costo che graverebbe sulle famiglie.

Ecco perché, non avendo potuto introdurre il fascicolo, “abbiamo cercato di rendere appetibile con gli incentivi l’esame e l’adeguamento statico degli immobili – spiega Delrio. Ma è chiaro che a questo punto si rende necessario un salto di qualità culturale dei proprietari. Come molti hanno seguito l’ecobonus, che da quando esiste ha generato lavori per 30 miliardi di euro, quasi due punti di Pil, così ci auguriamo che avvenga per l’utilizzo del sisma bonus. Il vero tema a questo punto è come indurre tutti a servirsene”.

Insomma, serve una svolta culturale, e dopo l’obbligo della certificazione energetica ecco quella per il certificato di stabilità, un sistema del tutto simile a quello già in vigore da tempo nel Regno Unito. Il piano dovrebbe prendere corpo nella legge di stabilità che entrerà in vigore all’inizio del 2018. Con riflessi non trascurabili, assicura il ministro, anche sull’indotto economico collegato a questa operazione, dai professionisti alle aziende specializzate.

Un annuncio, quello del ministro Delrio, che trova d’accordo gli ingegneri italiani, pur sempre con delle puntualizzazioni, come spiega Armando Zambrano, Presidente del Consiglio Nazionale degli Ingegneri: “Il certificato di stabilità è una cosa opportuna da parte del Governo. Il Sisma Bonus, in questo senso, è un bel passo in avanti, anche se sono necessarie delle modifiche normative per renderlo meglio attuabile. Va detto, però, che non possiamo aspettare che siano i condomini e i proprietari di immobili ad avviare determinate procedure. Bisogna far sì che si abbia una conoscenza più ampia dello stato degli immobili, in modo da poter stabilire se e come è necessario intervenire per garantirne la sicurezza”. Tradotto, ecco tornare d’attualità, per Zambrano, la necessità dell’istituzione – appunto – del fascicolo del fabbricato: “Riteniamo che sia uno strumento determinante per conoscere le criticità di un edificio. Cominciano a rendersene conto anche gli organi di informazione che da un po’ di tempo lo indicano come una determinante fonte di conoscenza dello stato delle nostre case”.

Anche perché, come si evince dai dati di Confartigianato, in pratica un quinto delle case italiane è vecchio e in cattive condizioni. La situazione è più grave è nel Mezzogiorno dove sono più numerose le case malmesse. Il record negativo si registra in Calabria con il 26,8% del totale degli edifici residenziali in mediocre-pessimo stato di conservazione. Seguono la Sicilia, con una quota del 26,2%, e la Basilicata con il 22,3%. Le cose vanno decisamente meglio in Umbria e in Trentino Aldo Adige, regioni in cui la quota di case in cattive condizioni è la più bassa d’Italia e si limita al 10,7% del totale. Segue la Toscana, dove la quota sale all’11,5%.

A livello provinciale il primato negativo va a Vibo Valentia dove è più diffuso il cattivo stato delle case (31,4% del totale), seguita da Reggio Calabria (31,3%) e Catanzaro (25,8%). Al capo opposto della classifica le provincie più “virtuose” sono Prato (8,2%), Bolzano (8,5) e Siena (8,5%).

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