Che cos'è il reato di parziale difformità in edilizia? | Ingegneri.info

Che cos’è il reato di parziale difformità in edilizia?

Il reato di parziale difformità in edilizia consiste in una variazione non essenziale rispetto al progetto approvato. Ecco cosa stabilisce (e anche cosa non dice chiaramente) la legge

difformita_edilizia
image_pdf

L’ex art. 34 D.P.R. n. 380/2001 (Testo unico delle disposizioni legislative e regolamentari in materia edilizia) si limita a disciplinare l’iter sanzionatorio di parziale difformità dell’intervento rispetto a quanto assentito dal titolo abilitativo. Il concetto di opera parzialmente difforme viene individuato per esclusione, facendovi rientrare tutte quelle opere o lavori non riconducibili ai casi di totale difformità, oppure alle ipotesi di variazioni essenziali, la cui individuazione è di competenza legislativa regionale.

La legislazione italiana non dà una definizione compiuta di parziale difformità: l’art. 44 del D.P.R. n. 380/2011, lett. a) parla unicamente di inosservanza a norme, prescrizioni e modalità previste del testo unico, dai regolamenti edilizi, dagli strumenti urbanistici e dal titolo autorizzativo, o di totale difformità dai titoli medesimi (o assenza di esso).

Interviene però il D.L. n. 70 del 13 maggio 2011, “Prime disposizioni urgenti per l’economia” (G.U., n. 110 del 13 maggio 2011) cd Decreto Sviluppo, sull’art. 34 del T.U. dell’Edilizia, escludendo dalla tipologia degli interventi eseguiti in parziale difformità dal titolo abilitativo, le violazioni di altezza, distacchi, cubatura o superficie coperta che non eccedano per singola unità immobiliare il 2% delle misure progettuali (c. 2-ter, introdotto dall’art. 5, c. 2, lett. a), legge n. 106 del 2011), ossia le cosiddette “tolleranze di cantiere”, non assoggettate così a sanzione alcuna.

Ad esempio, se l’altezza massima di un fabbricato è stata fissata in 30 metri dal permesso di costruire, un aumento del 2%, corrispondente a 60 cm, non potrà essere qualificato come abuso edilizio e non potrà essere contestata la parziale difformità, né quindi comminata una sanzione amministrativa.
In realtà questo parametro di tolleranza ha avuto il pregio dell’applicazione a livello nazionale, ma risulta riduttivo rispetto a quelli stabiliti da alcune regioni e in particolare dall’Abruzzo (art. 7 della legge n. 52/1989) e dalla Sicilia (art. 12 della legge n. 37/1985), che arrivano ad un parametro di tolleranza del 3%.

La volontà di sottrarre tali variazioni da sanzioni e conseguenti regolarizzazioni, è condizionata:

  • alla sussistenza di un titolo abilitativo;
  • al fatto che la difformità rispetto al titolo sia contenuta nella misura percentuale del 2% per singola unità.

Il che implica per contro che:

  • in assenza di titolo non esiste una “franchigia” del 2%;
  • oltre la misura del 2% va colpita l’intera difformità, 2% compreso.

La variazione all’interno della soglia del 2% vieta da una parte alla P.A. l’irrogazione di sanzioni, ma dall’altra impedisce all’avente titolo di accedere alle regolarizzazioni in sanatoria ex art. 36, così come alla sanzione pecuniaria ex art. 34. In tale ipotesi, sarebbe utile che in sede di comunicazione di fine lavori, il direttore lavori, depositi dichiarazione delle variazioni intervenute al titolo nella soglia del 2%, ai fini di conformare lo stato di fatto alla previsione progettuale assentita.

È importante chiarire che il D.P.R. n. 380/2001 distingue, ai fini sanzionatori, gli interventi eseguiti in assenza di permesso, in totale difformità o con variazioni essenziali, di cui all’art. 31, dagli interventi eseguiti in parziale difformità dal permesso di costruire, disciplinati dall’art. 34. Mentre per i primi è prescritta semplicemente la demolizione, per i secondi la legge prevede che ove la demolizione non possa avvenire senza pregiudizio della parte eseguita in conformità del titolo, debba essere applicata in alternativa una sanzione pecuniaria.

Copyright © - Riproduzione riservata
L'autore
Che cos’è il reato di parziale difformità in edilizia? Ingegneri.info