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Come configurare le coperture piane ventilate

Le coperture piane ventilate sono efficienti e idonee al caso in cui lo strato impermeabile della copertura stessa sia realizzata con componenti in lastre, almeno in teoria. Ecco una serie di consigli per configurare, poiché nella pratica le cose possono essere diverse

Copertura piana ventilata (foto: CoVerd)
Copertura piana ventilata (foto: CoVerd)
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Le coperture piane ventilate presentano un’intercapedine ventilata tra lo strato isolante e lo strato superiore di chiusura. Quando non vi è irraggiamento solare diretto, la temperatura dello strato esterno fluttua seguendo la temperatura ambiente; se vi è irraggiamento diretto, essa può invece raggiungere livelli anche molto maggiori della temperatura ambiente e trasmettere parte di questo calore per irraggiamento termico al supporto sottostante attraverso l’intercapedine che li separa.

Ai fini del mantenimento del benessere igrotermico dei vani e della durabilità delle coperture, la soluzione della copertura piana ventilata è piuttosto efficiente e particolarmente idonea al caso in cui lo strato impermeabile della copertura stessa sia realizzata con componenti in lastre (per esempio, profilate metalliche).
Questo in linea teorica. In pratica, nelle coperture piane, a causa dell’assenza di una pendenza, è più facile ottenere l’aerazione o ancor più la microventilazione che la ventilazione (intendendo con aerazione lo scambio di aria con l’esterno per diffusione – lento e blando rispetto al primo, e per questo generalmente più mirato al controllo dell’umidità che delle temperature).

Configurazione base delle coperture piane ventilate
Nella configurazione base delle coperture piane ventilate, l’intercapedine di ventilazione viene in genere ottenuta attraverso il distanziamento degli strati del manto dal supporto sottostante (strato termoisolante o massetto); distanziamento ottenuto mediante listelli di legno o profilati metallici (in questo caso di spessore limitato, per non dare luogo a ponti termici di grande entità).

Esempio semplificato di presenza di uno strato di moderata ventilazione sotto un manto in lastre profilate in una copertura piana. Sezione longitudinale alla pendenza. Legenda: 1. estradosso della struttura di copertura; 2. listelli in legno; 3. scossalina; 4. lamiera profilata

Esempio semplificato di presenza di uno strato di moderata ventilazione sotto un manto in lastre profilate in una copertura piana. Sezione longitudinale alla pendenza.
Legenda: 1. estradosso della struttura di copertura; 2. listelli in legno; 3. scossalina; 4. lamiera profilata

Negli strati del manto è anche usualmente presente una barriera impermeabile di sottocopertura, messa in opera in modo teso oppure su supporti rigidi (così da evitare che un rilassamento del manto di sottocopertura dovuto a trazione non riduca o elimini lo spazio dell’intercapedine stessa), costituiti per esempio da tavolati in legno (pannelli in compensato o tavole) su listelli in legno o profili metallici, finalizzato a evitare che l’acqua di condensa possa formarsi contro lo strato di chiusura esterno e gocciolare sulla superficie inferiore dell’intercapedine, spesso costituita da uno strato termoisolante, bagnandolo.

Un’altra funzione dello strato di sottocopertura è quella di ridurre le infiltrazioni d’aria tra i pannelli isolanti, con l’effetto di aumentare la resistenza termica complessiva della stratificazione. Tale strato è in genere costituito da un telo sintetico microforato o da un foglio di carta impregnata (carta Kraft o oleata).

In entrambi i casi, i fogli sono permeabili all’aria, ma sufficientemente impermeabili all’acqua. La permeabilità al vapore acqueo consente al vapore che attraversa la copertura di essere smaltito nell’intercapedine ventilata, con l’effetto di una riduzione della pressione di vapore – e quindi della probabilità che si verifichi condensazione invernale all’interno della copertura.

Le aperture per la ventilazione dell’intercapedine ventilata sono previste sul perimetro della copertura, dove è bene che siano distribuite uniformemente. Indicativamente, la loro altezza minima dovrebbe essere di 40 mm e la loro superficie di apertura dovrebbe essere almeno pari alla metà della superficie di sezione dell’intercapedine.

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