Condono edilizio in Campania, al Senato un nuovo ddl | Ingegneri.info

Condono edilizio in Campania, al Senato un nuovo ddl

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A poche settimane dell’insediamento del nuovo Governo, torna in auge il tema del condono edilizio in Campania. Lo scorso 27 marzo un gruppo di otto senatori del centro-destra ha presentato al Senato il disegno di legge S. 328: intitolato “Disposizioni in materia di regolarizzazione delle opere edilizie”, il ddl ha come primo firmatario il Presidente della Commissione Giustizia del Senato Nitto Palma, che nei giorni scorsi si era già dichiarato a favore di una riapertura dei termini del condono del 2003.

Prima di questa proposta il tema era stato già sollevato dal deputato Aniello Formisano, che aveva sollevato un’interrogazione parlamentare al neo Ministro della Giustizia Anna Maria Cancellieri. Formisano ipotizzava di reintrodurre “una soprasessoria o una graduazione delle previste demolizioni, al fine di salvaguardare, ove possibile, le attività commerciali in essere e tenendo conto anche della qualità dell’abuso realizzato, distinguendo, se possibile, tra abuso di speculazione e abuso di necessità commesso anche a titolo abitativo di prima e unica casa, in assenza del piano di sicurezza nazionale non ancora adottato”. Rispondendo all’interrogazione, il Ministro ha ricordato che “il fenomeno del’abusivismo edilizio, determinato, in alcune realtà locali come quella campana, anche da ragioni di necessità abitative, va inquadrato nel necessario bilanciamento di diversi valori di rilevo costituzionale, quali, accanto a quelli di natura sociale, quelli connessi alla tutela della equilibrata programmazione e del rispetto del patrimonio archeologico, naturalistico ed ambientale”. “Ciò – ha però aggiunto Cancellieri – non esclude la possibilità che il giudice dell’esecuzione revochi l’ordine di demolizione qualora sopravvenga un atto amministrativo del tutto incompatibile con lo stesso, quale la destinazione, da parte del Comune, del manufatto abusivo a fini di utilità sociale”.

All’interrogazione ha fatto seguito il ddl Palma, che propone “la riapertura dei termini per l’accesso alla speciale sanatoria di cui al citato decreto-legge n. 269 del 2003, fissando al 31 dicembre 2013 il termine ultimo per la presentazione della relativa istanza; restano inalterati tutti gli elementi di ammissibilità della domanda relativamente a tipologia dell’abuso, consistenza e soprattutto, epoca di sua commissione che resta invariata (31 marzo 2003)”. In sostanza, il ddl consentirebbe la riproposizione della domanda di regolarizzazione degli abusi edilizi a chi non ha potuto farlo entro la scadenza allora prevista, a causa dell’annullamento della legge regionale campana LR 10/2004 per incostituzionalità.

Il procedimento di sanatoria previsto dal comma 25 si applicherebbe anche ai fabbricati non residenziali e sarebbe finalizzato a superare il contrasto esegetico determinatosi sul punto tra la giurisprudenza amministrativa e penale e la prassi del Ministero delle infrastrutture e dei trasporti che già nella circolare 7 dicembre 2005, n. 2699, aveva riconosciuto la piena applicabilità del cosiddetto “condono ter” ai fabbricati con destinazione non residenziale. Inoltre il ddl, fornendo un’interpretazione che armonizza il meccanismo di sanatoria ex decreto-legge n. 269 del 2003 ai precedenti condoni (1985, 1994), propone anche l’estensione della richiesta di sanatoria concernenti opere realizzate su aree vincolate di essere assentite, previo, beninteso, il nulla osta dell’autorità preposta alla tutela del vincolo stesso. A tal scopo, il ddl propone l’interruzione dei procedimenti sanzionatori o esecutivi in corso, anche in forza di sentenze divenute definitive, conseguente alla semplice presentazione della speciale domanda di sanatoria, in linea con quanto normalmente previsto nella legislazione sui condoni edilizi.

In ultima analisi, il ddl propone di utilizzare i manufatti abusivi acquisiti al patrimonio comunale all’esito dello specifico procedimento sanzionatorio anche per finalità residenziale pubblica, premesso che essi verranno assegnati dalla pubblica amministrazione secondo i criteri e le modalità stabiliti per gli alloggi di edilizia residenziale pubblica.

Immediata la reazione negativa di Legambiente, che di contro chiede di avviare “immediatamente” la discussione sul Ddl firmato da parlamentari di diversi gruppi (primo firmatario Ermete Realacci) che prevede procedure certe per l’abbattimento delle case costruite illegalmente in Italia dopo il 2003, una “vera emergenza, con oltre 258mila immobili abusivi realizzati dopo la scadenza dell’ultimo condono edilizio”. “Sorprende”, ha dichiarato il presidente di Legambiente Vittorio Cogliati Dezza “che sia proprio il presidente della commissione Giustizia ad avallare un procedimento che ad ogni annuncio provoca un rifiorire di nuova illegalità con centinaia di nuovi abusi sul territorio. Si tratta del diciottesimo tentativo da parte del Pdl di riproporre la sanatoria sugli immobili abusivi e francamente sfugge cosa altro deve succedere in Italia prima che la priorità venga spostata sui temi della sicurezza e della cura del territorio e sulla lotta concreta e decisa all’illegalità ambientale. Un’aggressione che ogni anno contribuisce ad amplificare i danni del dissesto idrogeologico e a danneggiare la parte, maggioritaria, dell’economia e della società più onesta e rispettosa delle leggi”.

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