Consiglio di stato: illegittimo il ripristino per difformità di modesta entità | Ingegneri.info

Consiglio di stato: illegittimo il ripristino per difformità di modesta entità

In assenza di un effettivo pregiudizio dell’interesse pubblico urbanistico, è illegittimo il provvedimento con il quale un Comune ordina il rispristino dello stato dei luoghi in relazione ad una difformità di modesta entità

sopraelevazione
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Il Consiglio di Stato, con la sentenza n. 2837  dell’11 maggio 2018, ha riconosciuto illegittimo un provvedimento con cui l’amministrazione comunale aveva ordinato il ripristino dello stato dei luoghi per una difformità realizzata dal costruttore 54 anni prima dell’accertamento dell’abuso, consistente in una “modestissima sopraelevazione di 53 centimetri dell’edificio caratterizzata dall’assenza di incremento di superficie utile sui singoli appartamenti, a seguito della sanatoria ad opera dei proprietari, in un periodo storico in cui qualche piccolo scostamento dal titolo edilizio in sede di realizzazione poteva dirsi fisiologico”.

Il caso: una sopraelevazione di 53 centimetri

Il Consiglio di Stato ha ribadito il principio di diritto secondo cui il decorso del tempo non può incidere sulla doverosità degli atti della pubblica amministrazione volti a perseguire un illecito. Un ordine di demolizione anche se adottato dopo molto tempo dalla realizzazione dell’abuso non richiede una specifica motivazione in ordine alle ragioni di pubblico interesse (diverse da quelle inerenti al ripristino della legittimità violata) giustificate dal legittimo affidamento ingenerato dai soggetti destinatari del provvedimento.  Deve conseguentemente essere escluso che l’ordinanza di demolizione di immobile abusivo (pur se tardivamente adottata) debba essere motivata sulla sussistenza di un interesse pubblico concreto e attuale al ripristino della legalità.
Tuttavia, l’applicazione di tale principio generale non può prescindere dall’analisi del caso concreto e dalla “assenza di un pregiudizio effettivo per l’interesse pubblico alla base dell’esercizio del potere amministrativo e del controllo urbanistico del territorio”. Sulla base di tale considerazione, il Consiglio di Stato ha confermato la sentenza di primo grado del Tar Emilia-Romagna, poiché “la decisione del Tribunale Amministrativo è stata fondata … sul dato sostanziale di una mancanza di offensività” per l’interesse pubblico tutelato, anche in relazione alla “sanatoria” posta in essere dai singoli condomini per le proprietà individuali.
La sopraelevazione di 53 centimetri. del fabbricato rispetto alla originaria previsione del titolo edilizio giudicata “modesta… va considerata non in assoluto ma in relazione alla differenza di altezza alla quale essa ha condotto, passandosi da mt. 16,50 a mt. 17,03. L’esiguità di tale modificazione non muta avendo riguardo alle dimensioni dell’intero fabbricato, atteso che la stessa ha finito per interessare una maggiore altezza interna del sottotetto e, dunque, una superficie non utile e rilevandosi comunque l’avvenuta regolarizzazione degli incrementi riconducibili ai singoli appartamenti”.
Inoltre, “gli incrementi prodottisi, in conseguenza delle contestate difformità, nei singoli appartamenti, risultano essere stati sanati dai proprietari delle unità immobiliari, onde le difformità rilevate nell’ambito condominiale perdono ulteriormente di offensività per l’interesse pubblico tutelato, in quanto l’ampliamento del fabbricato si è riverberato sull’ampliamento della superficie delle singole unità immobiliari, sostanzialmente coincidendo con esso, il quale è stato oggetto di sanatoria mediante il pagamento della sanzione prevista dall’articolo 34 del Tu Edilizia. La sanzione relativa alla riscontrata difformità con il pagamento della sanzione già avvenuta dai singoli condomini per i singoli appartamenti,  verrebbe a tradursi, a seguito dell’avvenuta regolarizzazione da parte dei singoli condomini, in una inammissibile duplicazione dei costi in relazione ad un abuso che risulta essere sostanzialmente lo stesso e, come tale, sanato”.

La decisione del Consiglio di Stato

Considerato l’articolo 34, comma 2ter del Dpr 380/2001 (Testo unico dell’edilizia), secondo cui “non si ha parziale difformità dal titolo abilitativo in presenza di violazioni di altezza, distacchi, cubatura o superficie coperta che non eccedano per singola unità immobiliare il 2% delle misure progettuali”, il Consiglio di Stato ha considerato di lieve entità una difformità di maggiore consistenza (3% dell’altezza originaria) basandosi sul presupposto che tale difformità ha perso il carattere di offensività dell’interesse pubblico tutelato.
La regolarizzazione operata con riferimento agli incrementi di superficie e volumetria riguarda pur sempre un volume relativo ad una superficie accessoria, come tale comunque caratterizzata dalla medesima mancanza di offensività originaria per l’interesse urbanistico tutelato.
Tra le ultime sentenze del Consiglio di Stato, da segnalarne una che riguarda la realizzazione delle pergotende, sempre in bilico tra edilizia libera e richiesta di autorizzazione.

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