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Contributo di costruzione: ecco quando non si deve pagare

In caso di ristrutturazione ricostruttiva, che non prevede variazioni volumetriche, non è necessariamente richiesto il rilascio del permesso di costruire

contributo di costruzione
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Con la sentenza n. 2567 del 30 maggio 2017 (SCARICA GRATIS LA SENTENZA), la quarta sezione del Consiglio di Stato ha affrontato il tema relativo a quale sia il titolo abilitativo necessario per la realizzazione degli interventi di ricostruzione a seguito della demolizione di un fabbricato causata da eventi calamitosi e della conseguente, ed eventuale, determinazione del contributo di costruzione.

Nel caso di specie, la società proprietaria di un immobile a destinazione produttiva richiedeva un nuovo titolo edilizio al fine di ricostruire una porzione del fabbricato, crollata a seguito di un incendio.

Successivamente alla richiesta, il Comune competente richiedeva il pagamento del contributo di costruzione per un ammontare superiore a 250.000 euro.

Impugnato il provvedimento di determinazione del contributo, la società ottiene una sentenza favorevole basata su due elementi fondamentali:

  • in presenza di interventi che non comportano “trasformazione urbanistica ed edilizia del territorio” non è dovuto il contributo di costruzione;
  • l’art. 22 del Dpr 380/2001 (Testo Unico Edilizia), include tra gli interventi sottoposti a segnalazione certificata di inizio attività (SCIA), anche i casi di ristrutturazione edilizia per i quali non è necessario il permesso di costruire, ferma restando la possibilità per il privato di richiederne comunque il rilascio, senza obbligo del pagamento del contributo di costruzione.

La definizione di ristrutturazione edilizia

Ai sensi dell’articolo 3, comma 1 lett. d) del Dpr 380/2001, sono considerati interventi di ristrutturazione edilizia, “gli interventi rivolti a trasformare gli organismi edilizi mediante un insieme sistematico di opere che possono portare ad un organismo edilizio in tutto o in parte diverso dal precedente. Tali interventi comprendono il ripristino o la sostituzione di alcuni elementi costitutivi dell’edificio, l’eliminazione, la modifica e l’inserimento di nuovi elementi ed impianti.

Nell’ambito degli interventi di ristrutturazione edilizia sono ricompresi anche quelli consistenti nella demolizione e ricostruzione con la stessa volumetria di quello preesistente, fatte salve le sole innovazioni necessarie per l’adeguamento alla normativa antisismica nonché quelli volti al ripristino di edifici, o parti di essi, eventualmente crollati o demoliti, attraverso la loro ricostruzione, purché sia possibile accertarne la preesistente consistenza.

Rimane fermo che, con riferimento agli immobili sottoposti a vincoli ai sensi del decreto legislativo 22 gennaio 2004, n. 42 e successive modificazioni, gli interventi di demolizione e ricostruzione e gli interventi di ripristino di edifici crollati o demoliti costituiscono interventi di ristrutturazione edilizia soltanto ove sia rispettata la medesima sagoma dell’edificio preesistente;”.

Dalla lettura del successivo articolo 10, lett. c) del Testo Unico, si desume che rientrano tra gli interventi subordinati a permesso di costruire anche quelli di ristrutturazione edilizia che portino ad un organismo edilizio in tutto o in parte diverso dal precedente e che comportino modifiche della volumetria complessiva degli edifici o dei prospetti, ovvero che, limitatamente agli immobili compresi nelle zone omogenee A, comportino mutamenti della destinazione d’uso, nonché gli interventi che comportino modificazioni della sagoma di immobili sottoposti a vincoli ai sensi del decreto legislativo 22 gennaio 2004, n. 42 e successive modificazioni.

Vi sono quindi tre diverse fattispecie che devono essere ricondotte nell’ambito della ristrutturazione edilizia, riguardanti:

  1. il ripristino o la sostituzione di alcuni elementi costitutivi dell’edificio, l’eliminazione, la modifica e l’inserimento di nuovi elementi ed impianti, senza la demolizione del preesistente fabbricato;
  2.  la demolizione e ricostruzione, per la quale è richiesta la stessa volumetria di quello preesistente, fatte salve le sole innovazioni necessarie per l’adeguamento alla normativa antisismica;
  3.  interventi volti al ripristino di edifici, o parti di essi, eventualmente crollati o demoliti, attraverso la loro ricostruzione, purché sia possibile accertarne la preesistente consistenza.

Nel caso in esame, come detto, ci si trova dinnanzi ad interventi di ristrutturazione ricostruttiva (come già definita dalla giurisprudenza precedentemente), con invarianza, oltre che di volume, anche di sagoma e di area di sedime, che non necessitano di permesso di costruire e, dunque, ai sensi dell’art. 16 Dpr 380/2001, manca il presupposto per la richiesta e corresponsione del contributo di costruzione.

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