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Coperture piane: come funziona la raccolta e il convogliamento della pioggia

La raccolta della pioggia nelle coperture piane ne prevede il convogliamento in appositi elementi. Ecco quali

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La raccolta e il convogliamento della pioggia nelle coperture piane può avvenire:
α. in bocchettoni, che possono essere localizzati sia nella zona centrale delle coperture, sia lungo il loro perimetro, e comunque nelle zone delle coperture che si trovano al livello più basso, dove, appunto, tende a defluire l’acqua;
β. in canali di bordo o interni incassati;
χ. in canali di gronda.

La soluzione più comune per le coperture con manto impermeabile flessibile continuo prevede che l’acqua sia convogliata direttamente in bocchettoni, senza canali. Tale soluzione è, infatti, più economica.

I canali, di gronda o di bordo o collocati in altra posizione, sono generalmente utilizzati nei casi di deflusso accelerato, e sono quindi adottati specialmente nelle coperture inclinate, dove questa situazione si verifica generalmente (nel caso delle coperture piane, di solito il flusso è lento e uniforme), e nelle coperture piane con manto di copertura non flessibile o non continuo come le coperture in lamiera grecata, che in ogni caso, per motivi geometrici, non possono confluire direttamente nei bocchettoni, oppure nelle coperture piane caratterizzate dalla presenza di travi estradossate (che quando trasversali alla pendenza ostacolano la possibilità di deflusso dell’acqua).

Le pur piccole inclinazioni presenti nelle superfici delle coperture piane vengono indicate nelle piante delle coperture con delle frecce, assieme all’andamento delle linee di compluvio e displuvio e ai punti di raccolta delle acque (si noti che queste frecce sono dirette nel verso del deflusso dell’acqua lungo le linee di massima pendenza, in discesa).

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Alcuni schemi di pendenze per il deflusso dell’acqua in una copertura piana a pianta quadrata. A-H: soluzione impieganti bocchettoni e pozzetti di raccolta. I-M: soluzioni impieganti canali di gronda. Il caso D riguarda una copertura con forma “a schiena d’asino”.

Dai pluviali, la pioggia viene portata a pozzetti di ispezione, e da lì (cosa consigliabile dal punto di vista ambientale e oggi richiesta dalle norme) a pozzi di dispersione nel terreno; oppure alla rete delle acque bianche, talvolta quando si rendano attive le uscite del troppo pieno, per una otturazione di qualche parte del sistema.

Un’alternativa ancora più vantaggiosa dal punto di vista dell’impatto ambientale, e destinata a essere impiegata sempre più frequentemente anche in Italia, è quella della raccolta (previo filtraggio ed eventualmente depurazione, naturale o artificiale) della pioggia proveniente dai pluviali in apposite cisterne di raccolta e del suo successivo riutilizzo – previo filtraggio – ai fini dell’irrigazione della vegetazione, o anche – previa depurazione e filtraggio – come acque bianche per gli usi negli edifici. Il sistema dei pluviali in questo caso differisce da quelli ordinari per il fatto che devono confluire in scatole di smistamento dell’acqua di prima pioggia (l’acqua dei primi minuti di pioggia), perché particolarmente carica di impurità dovute ai depositi di polvere sulle coperture. In tali dispositivi avviene una biforcazione dei pluviali, che è concepita in modo tale da inviare verso una delle due uscite l’acqua di prima pioggia e dall’altra l’acqua piovuta successivamente.

Le cisterne per l’accumulo dell’acqua possono essere in materiale sintetico, acciaio o c.a., e possono essere interrate (questo avviene generalmente nel caso in cui la loro capienza superi i 1000 l circa) o collocate in vani al piano interrato. In ogni caso, esse dovrebbero essere collocate in luoghi freschi e in ombra, così da non favorire la proliferazione di microrganismi per effetto di temperature troppo alte.

Nel caso in cui gli impianti siano dimensionati per rispondere anche ai bisogni dell’irrigazione di orti e giardini nella stagione estiva, essi devono essere abbastanza capienti da potere immagazzinare acqua nella stagione più ricca di pioggia in vista delle necessità della stagione calda. In questo caso la capienza dovrebbe essere di alcuni mesi. Ma una strategia oggi frequente è quella di prevedere un accumulo di acqua per uno o due mesi. In questo caso, cisterne di 30÷40 m3 sono comuni per abitazioni monofamiliari di medie dimensioni. L’acqua così raccolta può essere impiegata per usi che non prevedano il contatto con la pelle degli abitanti (se non opportunamente trattata) e l’ingestione (in ogni caso).

La distribuzione dalla cisterna di raccolta della pioggia ai vani avviene mediante pompe, attraverso condutture separate da quelle dell’acqua potabile.

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