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Costruzioni abusive, anche il basamento in cemento è ‘costruzione’

Cassazione: una demolizione parziale non estingue il reato

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Con la sentenza n. 46598 dell’11 ottobre 2017, la terza sezione della Cassazione penale ha precisato che anche un basamento in cemento costituisce ‘costruzione’ in senso tecnico – giuridico, trattandosi di un manufatto tridimensionale che comporta una ben definita occupazione del terreno e dello spazio aereo, richiedente per la sua realizzazione il permesso di costruire e l’autorizzazione paesaggistica, essendo idoneo a determinare una compromissione dell’assetto del territorio e del paesaggio, la cui permanenza non può essere considerata irrilevante, con la conseguente corretta esclusione della integralità della demolizione dell’opera.

Il fatto
La Corte d’appello di Lecce aveva parzialmente riformato la sentenza con cui il ricorrente era stato condannato per avere realizzato, in zona sottoposta a vincolo dal Piano Urbanistico Territoriale e in assenza di permesso di costruire, un manufatto in blocchi di cemento e calcestruzzo delle dimensioni di m. 7,40 per 5,70 e altezza di m. 2,40 circa, con basamento in cemento e privo di solaio), riconoscendo all’imputato i benefici della sospensione condizionale della pena e della non menzione della condanna e confermando nel resto la sentenza impugnata.
La Corte territoriale aveva escluso che il manufatto abusivo dallo stesso realizzato possa essere considerato una pertinenza, trattandosi di un nuovo volume, idoneo a soddisfare esigenze non meramente contingenti del proprietario committente, neppure facilmente amovibile.
Avverso a tale sentenza, il condannato aveva proposto ricorso per cassazione sostenendo, tra l’altro, che:

  • le opere di pavimentazione di spazi esterni rientrano nella attività edilizia libera, con la conseguente erronea esclusione della estinzione del reato paesaggistico in conseguenza della demolizione delle pareti perimetrali del manufatto, cui era residuato il solo basamento, non richiedente, di per sé, il preventivo rilascio del permesso di costruire;
  • il manufatto realizzato non poteva essere qualificato come nuova costruzione, trattandosi di un muro e di un basamento, quest’ultimo già utilizzato, aventi funzione pertinenziale, in quanto preordinati a una oggettiva esigenza dell’edificio principale, cioè una villa edificata legittimamente, privi di autonomo valore di mercato e della possibilità di utilizzo diverso, con la conseguenza che la realizzazione dello stesso non richiedeva il previo rilascio del permesso di costruire.

La sentenza
La demolizione parziale è inidonea a determinare l’estinzione del reato paesaggistico previsto dall’art. 181, comma 1 quinquies, d.lgs. 42/2004, che richiede l’integrale rimessione in pristino dello stato dei luoghi, allo scopo di eliminare completamente il vulnus al paesaggio e all’ambiente provocato dalla realizzazione dell’opera, mediante l’eliminazione e la rimozione di tutte le opere realizzate, nella specie non verificatasi, essendo residuata una parte non irrilevante del manufatto originario.
Un basamento in cemento delle dimensioni di quello realizzato dal ricorrente, costituisce “costruzione” in senso tecnico – giuridico, trattandosi di un manufatto tridimensionale che comporta una ben definita occupazione del terreno e dello spazio aereo, richiedente per la sua realizzazione il permesso di costruire e l’autorizzazione paesaggistica, essendo idoneo a determinare una compromissione dell’assetto del territorio e del paesaggio, la cui permanenza non può, dunque, essere considerata irrilevante, con la conseguente corretta esclusione della integralità della demolizione dell’opera.

Affinché un manufatto presenti il carattere di pertinenza, tale da non richiedere per la sua realizzazione il permesso di costruire, è necessario che esso sia:

  • preordinato a un’oggettiva esigenza funzionale dell’edificio principale,
  • sfornito di un autonomo valore di mercato,
  • di volume non superiore al 20% di quello dell’edificio cui accede, in modo da non consentire, rispetto a quest’ultimo e alle sue caratteristiche, una destinazione autonoma e diversa.

La qualificabilità come pertinenza del manufatto realizzato nel fondo di proprietà dell’imputato è stata esclusa in considerazione delle sue dimensioni, tali da determinare una modifica permanente dell’assetto del territorio, e della sua idoneità a soddisfare esigenze non meramente contingenti del proprietario.
Per quanto riguarda i tempi di accertamento, il reato urbanistico ha natura di reato permanente, la cui consumazione ha inizio con l’avvio dei lavori di costruzione e perdura fino alla cessazione dell’attività edificatoria abusiva. La cessazione dell’attività si ha con l’ultimazione dei lavori per completamento dell’opera, con la sospensione dei lavori volontaria o imposta, con la sentenza di primo grado, se i lavori continuano dopo l’accertamento del reato e sino alla data del giudizio.
Inoltre, l’ultimazione dei lavori coincide con la conclusione dei lavori di rifinitura interni ed esterni, quali gli intonaci e gli infissi, sicché è entro tale preciso ambito che deve dunque individuarsi il concetto di “ultimazione”, che ha natura oggettiva e non può, pertanto, dipendere da valutazioni soggettive.

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