Costruzioni nel baratro, 2012 anno piu' nero per investimenti, occupazione, fallimenti | Ingegneri.info

Costruzioni nel baratro, 2012 anno piu’ nero per investimenti, occupazione, fallimenti

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La crisi in atto è la più intensa e la più lunga che ci sia mai stata nella storia del Paese. Le costruzioni stanno vivendo il momento più nero della loro storia: investimenti in caduta vertiginosa, posti di lavoro persi e imprese fallite in continuo aumento. È quanto emerge dall’Osservatorio congiunturale sull’industria delle costruzioni, a cura del Centro studi Ance, presentato ieri dal presidente Paolo Buzzetti e dal vicedirettore generale Antonio Gennari, alla presenza del viceministro dell’Economia Stefano Fassina.  Uno scenario in cui è urgente, ha detto Buzzetti, “avere più coraggio e immettere denaro con decisione sulle infrastrutture e la manutenzione del territorio”.

Nel dettaglio i dati mostrano che, sul fronte degli investimenti, il 2013 sarà il sesto anno consecutivo di caduta che porterà il settore a perdere il 29%. Dall’inizio della crisi a oggi i posti di lavoro persi sono stati 446.000, che salgono a 690.000 considerando anche i settori collegati. Non sono solo gli operai a restare a casa, ma tutte le figure professionali legate al cantiere: in un anno i liberi professionisti – come architetti e ingegneri – sono diminuiti del 23%.

Le imprese di costruzione fallite sono 11.177, su un totale di circa 48.500 aziende chiuse di tutti in Italia, ossia circa il 23%. E se va male l’edilizia, le ripercussioni si avvertono su tutta la filiera. Si arena la produzione di cemento: nel 2012 le quantità consegnate sono diminuite del 22,6% e la stessa sorte al mercato dell’edilizia-arredo che ha visto crollare il proprio fatturato del 19%.

E sul fronte delle compravendite? La casa sembra essere diventata un sogno proibito. Dall’inizio della crisi le compravendite di abitazioni si sono dimezzate (-49%), riportandosi ai livelli di metà anni ottanta, con una caduta, solo nel 2012, di circa il 26%. I motivi: le banche hanno smesso di concedere mutui alle famiglie per l’acquisto di abitazioni, in sei anni -58%. Su questo punto l’Ance ha proposto, insieme ad Abi e alla Cassa depositi e prestiti, la creazione di un circuito di emissioni di “covered bond” dedicate a investitori istituzionali per finanziare mutui alle famiglie per l’acquisto dell’abitazione.

Sono 9 le voci di tassazione che gravano sugli immobili in Italia, per il possesso, la vendita o la locazione. Con l’Imu le imposte sugli immobili sono aumentate di 12 miliardi e l’Italia ha così raggiunto il Regno Unito in cima alla classifica dei paesi con la più alta tassazione sulla casa. L’Imu, inoltre, a differenza dell’Ici, ha reso non conveniente l’affitto a canone concordato.

L’edilizia ha sempre funzionato, sostiene l’Ance, grazie a un rapporto reciproco e proficuo tra impresa e banca. Ma nel periodo 2007-2012, la riduzione dei finanziamenti alle imprese è stata del 45,6% per gli investimenti nel comparto abitativo e del 62,4% nel non residenziale. In pratica, negli ultimi sei anni, le banche hanno negato 77 miliardi di finanziamenti per l’edilizia.

Le previsioni dell’Ance per l’anno in corso sono negative per gli investimenti in costruzioni, che a fine 2013 registreranno un -5,6% rispetto al 2012. Il crollo, però, sarebbe sicuramente stato peggiore senza due provvedimenti come la proroga e il temporaneo potenziamento degli incentivi fiscali sugli interventi di ristrutturazione edilizia e di riqualificazione energetica e lo sblocco delle risorse per una prima parte dei pagamenti arretrati delle Pa.

In particolare, il ‘decreto ecobonus’ avrà un impatto per il 2013 di circa 2,4 miliardi di euro, derivante da un aumento del 3,2% degli investimenti in manutenzione straordinaria dello stock abitativo, che nel 2012 ammontano a 46,5 miliardi di euro. A ciò si aggiunga anche l’effetto liquidità derivante dal pagamento dei debiti alle imprese da parte della pubblica amministrazione, che, anche se solo in parte, potranno essere reinvestiti dalle aziende.

E il prossimo anno? Sono due gli scenari possibili per il 2014 secondo l’Ance. Due vie alternative che hanno due risultati completamente diversi: la completa disgregazione del comparto delle costruzioni o la ripresa dell’edilizia e dell’economia del Paese. Nel primo scenario, senza interventi specifici per il rilancio dell’edilizia, gli investimenti in costruzioni continueranno a calare del 4,3% e in 7 anni il settore avrà perso il 32,1% degli investimenti, pari a circa 59,3 miliardi di euro.

Diversa sarebbe la situazione se si avviassero misure per riattivare il mercato, In particolare, le misure proposte dall’Ance riguardano: investimenti aggiuntivi in infrastrutture, con particolare attenzione alle opere medio-piccole; revisione della disciplina dell’Imu, con eliminazione sugli immobili invenduti anche per attivare l’offerta di case in affitto; messa a regime della detrazione del 50% con estensione agli interventi di demolizione e ricostruzione dell’esistente con variazione della sagoma e della volumetria; messa a regime degli eco bonus, rimodulandone l’intensità in funzione dell’efficacia dell’intervento, estendendolo agli interventi di messa in sicurezza sismica.

Per riattivare il circuito del credito, l’Ance ha avanzato l’ipotesi di coinvolgere Cassa depositi e prestiti e altri investitori istituzionali nell’acquisto di obbligazioni garantite (covered bond) a media lunga scadenza emesse dalle banche per finanziarie i mutui delle famiglie per l’acquisto di abitazioni ad elevata efficienza energetica. In questo modo nel 2014 gli investimenti in costruzioni crescerebbero dell’1,6%: l’alba di una ripresa. Anche se i livelli produttivi resteranno negativi, si invertirebbe il ciclo disastroso degli ultimi 6 anni.

Nel dettaglio dei singoli comparti importante sarebbe l’interruzione del trend negativo degli investimenti in opere pubbliche, ormai in atto dal 2005, che aumenterebbero del 15,9%. Secondo un’analisi del professor Mario Baldassarri illustrata dall’Ance, spendere 5 miliardi in infrastrutture nel 2014 aumenterebbe il Pil (+0,33%) e produrrebbe 44.500 nuovi posti di lavoro, e senza sforare il limite del 3% di deficit fissato

Scarica l’Osservatorio Ance di giugno 2013

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