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Debiti della Pubblica amministrazione, le osservazioni Ance sul Dl

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“Il decreto sui pagamenti della Pa è arrivato con grandissimo ritardo rispetto alle necessità delle imprese, ma finalmente adesso può iniziare una fase di ricucitura nel rapporto tra Stato e cittadini che si stava purtroppo sgretolando”: è quanto ha dichiarato Paolo Buzzetti, presidente dell’Ance, intervenendo in audizione presso le Commissioni speciali di Camera e Senato dedicate al Dl sui pagamenti dei debiti della Pa, approvato lo scorso 6 aprile. Nonostante rappresenti un passo positivo, il decreto presenterebbe diverse criticità che mettono a rischio i risultati attesi dall’operazione di immissione di liquidità nel sistema economico. Criticità che, secondo i costruttori, vanno risolte per garantire i massimi benefici per le imprese e la ripresa dell’economia.

In primo luogo viene contestata l’impostazione del Piano di pagamento dei debiti della Pa, poiché sussiste un problema di suddivisione degli importi delle somme da sbloccare tra spese in conto capitale e spese correnti. In base ai contenuti approvati dal Governo infatti, solo 7,7 miliardi di euro sui 40 miliardi totali -meno del 20%- riguarderanno il pagamento di spesa in conto capitale. Inoltre, non è previsto nessun pagamento in conto capitale nel 2014, anno in cui esistono margini di manovra, avendo il Governo stimato un deficit pari all’1,8% del Pil. La conseguenza è che nel settore delle costruzioni almeno 11 miliardi di euro rimarranno non pagati.

Considerando che nelle casse degli enti locali virtuosi sono disponibili 11 miliardi circa, un allentamento del Patto di stabilità interno degli enti locali di soli 5 miliardi non è accettabile. L’Ance poi sottolinea come l’allentamento del rigore da parte dell’Europa non vada ‘messo a richio’ favorendo solo le spese correnti. Bisogna “assicurare che la flessibilità concessa da Bruxelles, rispetto alla rigorosa disciplina di bilancio applicata fino ad oggi, si traduca nel pagamento del massimo importo possibile di spese in conto capitale”. Una risposta nel senso opposto, ovvero un allentamento del rigore a favore soprattutto delle spese correnti (32 su 40 miliardi di euro), rischierebbe infatti di “alimentare nuove spinte rigoriste da parte dell’Europa, compromettendo anche future aperture di credito al nostro Paese”. Perciò “il pagamento delle spese in conto capitale deve assumere carattere prioritario e rappresentare l’elemento centrale del piano di pagamenti dei debiti pregressi in corso di predisposizione”.

Poi l’Ance torna sul tema del Patto di stabilità interno, che “così come disciplinato oggi in Italia con il criterio della cosiddetta “competenza mista”, impedisce la naturale trasformazione degli impegni di parte capitale in pagamenti alle imprese, provocando l’accumulo di debiti anche in 3 presenza di risorse di cassa disponibili”. Si tratta di “una regola che fa crescere l’importo dei debiti non conteggiati, consentendo solo il rispetto formale dei parametri fissati dai Trattati europei”. Perciò l’Ance chiede di contrastare la possibilità che si generino nuovi debiti da parte degli enti locali “modificando le regole del patto di stabilità interno, introducendo il principio dell’equilibrio di parte corrente ed un limite all’indebitamento; ciò, in modo da evitare l’accumulo di debiti di parte capitale della Pa in presenza di risorse di cassa disponibili”.

Nel dettaglio, le proposte di modifica al Decreto legge dell’Ance sono: il già citato aumento da 5 a 11 miliardi di euro dell’allentamento del Patto di stabilità interno nel 2014 per consentire l’utilizzo dei fondi già disponibili; per il 2014, prevedere l’esclusione dal Patto di stabilità interno dei pagamenti in conto capitale per almeno 10 miliardi di euro (il deficit 2014 aumenterebbe di 0,7% e salirebbe al 2,5% del Pil, invece dell’1,8%); spostare la data di riferimento per il pagamento dei debiti pregressi dal 31 dicembre 2012 al 31 marzo 2013; escludere dal Patto di stabilità interno delle Regioni anche gli importi dei trasferimenti in favore degli enti locali a valere sui residui passivi di parte capitale; accelerare il pagamento di risorse già disponibili degli enti locali, ampliando il ricorso a meccanismi automatici; evitare di rimettere profondamente in discussione il meccanismo previsto per gli enti locali, che risulta quello più semplice, e semplificare di contro l’accesso al fondo per la liquidità da parte delle Regioni; prevedere specifiche misure per le società partecipate dagli enti locali che risultano escluse dall’ambito di applicazione del decreto-legge; obbligare le Pa a registrare tutte le fatture inevase, anche quelle successive alla data del 31 dicembre 2012; introdurre con urgenza una norma che, senza ulteriori adempimenti attuativi, preveda il rilascio del Durc regolare in presenza di una certificazione attestante la sussistenza di crediti certi, liquidi ed esigibili, vantati nei confronti della P.A..

Infine, ha concluso l’Ance, occorre risolvere il problema delle centrali di committenza differendo l’obbligo della centrale di committenza al 31 dicembre 2013 (invece del 31 aprile 2013), in allineamento con la definizione delle gestioni associate obbligatorie delle funzioni fondamentali degli enti interessati.

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