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Edilizia libera e utilizzo delle pergotende: la sentenza del Consiglio di Stato

Messo in discussione il Glossario unico: l’amministrazione deve valutare ogni caso con istruttorie complete che rilevino esattamente le opere compiute e spieghino perché superano o meno i limiti entro i quali si può trattare di una copertura realizzabile senza permessi

Legno e teli, il pergolato Mediterraneo
Legno e teli, il pergolato Mediterraneo
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La sentenza n. 2715 del 7 maggio 2018 della Sezione 6 del Consiglio di Stato, pur intervenendo su un caso specifico, mette in discussione quanto stabilito nel Glossario unico dei titoli abilitativi edilizi (Dm 2 marzo 2018) a proposito delle pergotende, definite come strutture più leggere delle tettoie, di copertura di terrazzi e lastrici solari, di superficie anche non modesta, formate da montanti ed elementi orizzontali di raccordo e sormontate da una copertura fissa o ripiegabile formata da tessuto o altro materiale impermeabile, che ripara dal sole, ma anche dalla pioggia, aumentando la fruibilità della struttura.
Nel Glossario unico, al n.50, l’intervento per realizzare una pergotenda rientra tra quelli di edilizia libera e può essere effettuato senza permessi, ma i giudici di Palazzo Spada, pur dando ragione agli appellanti, hanno stabilito che “non è possibile affermare in assoluto che la tettoia richiede, o non richiede, il titolo edilizio maggiore e assoggettarla, o non assoggettarla, alla relativa sanzione senza considerare nello specifico come essa è realizzata”. Il Tar Lombardia su un altro caso relativo alle pergotende, precedente alla emanazione del glossario, aveva decretato come non fosse necessario il permesso di costruire.

Pergotenda si o no?

Un’amministrazione comunale aveva ordinato all’usufruttuario responsabile e alla nuda proprietaria, di rimuovere in quanto abusiva, perché realizzata senza titolo, una copertura con tenda in tessuto sorretta da una struttura principale e secondaria di legno installata sulla terrazza a livello del locale soffitta di un immobile. Gli interessati avevano impugnato l’atto, il Tar competente aveva respinto il ricorso, ritenendo che l’opera integrasse ristrutturazione soggetta al necessario rilascio di un permesso di costruire, e non di un titolo edilizio minore, in quanto struttura stabile modificatrice della sagoma dell’edificio, e che quindi in mancanza del permesso stesso ne fosse stata correttamente ingiunta la demolizione. Contro la sentenza del Tar, i ricorrenti avevano proposto appello sostenendo il travisamento del fatto, dal momento che la struttura in questione sarebbe in realtà una tenda parasole, liberamente installabile su edifici i quali, come quello interessato, non si trovano in zona vincolata per ragioni storico artistiche o ambientali.

La sentenza sulla pergotenda del Consiglio di Stato

La realizzazione di una pergotenda o tettoia, si legge nella sentenza, non è definita in modo univoco né nella normativa né in giurisprudenza. Dal punto di vista normativo, va considerato anzitutto l’art. 6 del Tu n. 380 del 6 giugno 2001, che contiene l’elenco delle opere di edilizia libera, le quali non necessitano di alcun titolo abilitativo.  Con riferimento alle tettoie, rileva in particolare la voce di cui all’art. 6 comma lettera e) quinquies, che considera opere di edilizia libera gli “elementi di arredo delle aree pertinenziali degli edifici”, concetto nel quale può sicuramente rientrare una tettoia genericamente intesa, come copertura comunque realizzata di un’area pertinenziale, come il terrazzo.
La giurisprudenza distingue all’interno della categoria delle pergotende e tettoie, assoggettando gli interventi a regime diverso a seconda delle caratteristiche delle opere: se assimilabili a pertinenze o a interventi precari, sono opere realizzabili senza titolo edilizio; se sono di particolari dimensioni e caratteristiche, tali da modificare la sagoma dell’edificio, sono assoggettate al titolo edilizio maggiore, ovvero al permesso di costruire, in quanto interventi di “nuova costruzione”.
Da tutto ciò, concludono i giudici, “emerge chiara una conseguenza: non è possibile affermare in assoluto che la tettoia richiede, o non richiede, il titolo edilizio maggiore e assoggettarla, o non assoggettarla, alla relativa sanzione senza considerare nello specifico come essa è realizzata. In proposito, quindi, l’amministrazione ha l’onere di motivare in modo esaustivo, attraverso una corretta e completa istruttoria che rilevi esattamente le opere compiute e spieghi per quale ragione esse superano i limiti entro i quali si può trattare di una copertura realizzabile in regime di edilizia libera”. I giudici hanno rilevato la mancanza di motivazione nel provvedimento impugnato e quindi hanno accolto il ricorso.
Sul glossario dell’edilizia libera di certo ci sarà nel futuro prossimo molta giurisprudenza da esaminare: per approfondire il tema ecco un’analisi del decreto del Mit relativo agli interventi che non necessitano di titolo abilitativo.

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