Scuole a rischio, la Corte dei Conti critica il piano di sicurezza antisismica | Ingegneri.info

Scuole a rischio, la Corte dei Conti critica il piano di sicurezza antisismica

Edilizia scolastica sempre più Cenerentola: dopo quindici anni, solo il 61% degli interventi è stato completato. Mancano le risorse finanziarie, soprattutto al Sud, e un reale coordinamento tra enti competenti

Scuole a rischio crollo in un'Italia sempre più sotto lo schiaffo dei terremoti
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Dopo quindici anni dall’avvio del piano straordinario di messa in sicurezza degli edifici scolastici nelle zone a rischio sismico (legge n. 289/2002), lanciato dal Governo dell’epoca dopo il crollo della scuola di San Giuliano di Puglia a causa di un terremoto, la Corte dei Conti ne traccia un bilancio non positivo, in una relazione che evidenzia le criticità e i ritardi nellapplicazione del piano. Un dato su tutti: dei 2651 interventi previsti, solo 1617 (il 61%) sono stati completati, mentre risultano avviati 1951 progetti e 637 non sono mai iniziati (24%). Unico aspetto positivo: l’istituzione dell’Anagrafe degli edifici scolastici.

Si legge nella relazione che “complessivamente, il patrimonio edilizio scolastico risulta di bassa qualità, con carenze significative di vario tipo, dalla messa in sicurezza antisismica, all’acquisizione del certificato di idoneità statica, di agibilità e di prevenzione incendi come previsto dalla normativa“.

I punti critici

La Corte dei Conti sottolinea l’inadeguatezza delle risorse finanziarie disponibili rispetto al fabbisogno stimato e all’urgenza degli interventi e l’incapacità di passare da una logica emergenziale ad una programmazione strutturale, anche per la sovrapposizione di una pluralità di norme che ostacolano un reale coordinamento tra i diversi soggetti coinvolti: Ministero delle Infrastrutture e trasporti (Mit), Ministero dell’Istruzione (Miur), Regioni, Enti locali, Cipe e Commissioni parlamentari.
La relazione così conclude: “le risorse avrebbero potuto essere meglio utilizzate ove avessero fatto parte di un unico piano coordinato nelle modalità e nei criteri, in modo da garantire uno stanziamento adeguato di risorse, la regolarità nella loro erogazione ed evitare che su uno stesso immobile fossero effettuati interventi, contemporaneamente o in tempi diversi, finanziati in base a leggi diverse e che i lavori non potessero essere estesi all’intero immobile perché legati a finalità proprie delle specifiche normative”.

Le risorse

Il sovrapporsi di strumenti normativi, afferma la relazione, non consente  di ricostruire l’entità del finanziamento complessivo degli interventi nel settore, tuttavia, dei 13 miliardi di euro stimati nel 2003 dal Mit, di cui 4 miliardi per interventi prioritari nelle zone sismiche 1 e 2, sono stati stanziati complessivamente in quindici anni, nei tre programmi stralcio, 600,88 milioni di euro, vale a dire il 15% del fabbisogno originario, che nel frattempo si è abbassato a 8 miliardi a seguito di innumerevoli (e non coordinati) provvedimenti degli enti locali a seguito di emergenze sul territorio.

La lentezza burocratica

La Corte dei Conti sottolinea una serie di ulteriori criticità nell’attuazione del piano: la carente progettazione delle opere programmate, i ritardi nel rilascio di pareri da parte degli enti competenti, le difficoltà di reperire fondi per interventi collaterali sul medesimo edificio, la mancanza di coordinamento di interventi diversi sullo stesso immobile e l’impossibilità di conciliare l’ordinato svolgimento delle attività didattiche con le esigenze di cantiere.

Lo squilibrio Nord-Sud

La maggior parte dei finanziamenti sono stati indirizzati alle scuole del Nord, a scapito di quelle del Sud e delle isole: l’Abruzzo, a fronte di 10 milioni stanziati nel 2010, ha ricevuto nel 2011 solo 55 mila euro; la Calabria passa da 2,7 milioni a 500 mila; la Campania da 11,3 milioni a 1,1; la Sardegna dagli 1,1 milioni attribuitele nel 2010 ai 340mila euro complessivi l’anno dopo. Viceversa, la Lombardia passa da 17,6  a 35,3 milioni; il Piemonte da 5,5  a 11,6 milioni; il Veneto da 7,1 a 10,6 milioni.

Le scuole a rischio sismico

Dei 39.847 edifici scolastici italiani censiti al 4 giugno 2018, 17.160 (il 43%) si trovano in zona sismica 1 e 2 (quelle soggette a possibili  terremoti, rispettivamente fortissimi e forti). Oltre il 50% di questi edifici risale a prima dell’entrata in vigore della normativa antisismica e solo il 21% delle scuole presenti in queste aree risulta progettato o adeguato alla normativa tecnica di costruzione antisismica.
In Calabria, Campania, Abruzzo e Sicilia, Toscana, Lazio e Marche, la maggioranza degli edifici presenta “un livello di sicurezza non allineato alla specifica normativa perché costruito prima del 1974“, anno in cui entrarono in vigore i provvedimenti per le costruzioni localizzate in particolari aree sismiche ). Quelli costruiti dopo tale data, pur se in regola rispetto alla legge n. 64 del 2 febbraio 1974, risultano non conformi alla normativa sismica più recente.
In totale, le scuole situate in zone a forte rischio terremoti e prive di progettazione antisismica sono 1.983, mentre quelle in zone a rischio medio 10.201.
La Corte dei Conti conclude che “complessivamente, non può ritenersi adeguato lo stato di attuazione, essendo tutti i piani, a distanza di 15 anni, ancora in corso di attuazione, peraltro parziale”, e ricorda la pronuncia 190/2018 della Cassazione, la quale ha stabilito che “il patrimonio scolastico che, a seguito delle ricognizioni effettuate, fosse riscontrato non perfettamente in regola con le norme antisismiche, non dovrebbe essere destinato all’istruzione scolastica“.
Che iniziative come Diamoci una scossa debbano essere estese anche alle scuole? Magari per incrementare l’attenzione sul tema, che prende le prime pagine solo in caso di tragedie.

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