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Efficienza energetica, via libera alla nuova Direttiva UE

La normativa UE 2018/844 interviene per modificare la direttiva sul rendimento energetico, la cosiddetta EPBD

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Entro marzo 2020 gli Stati membri dovranno recepire la nuova normativa UE 2018/844 che modifica la direttiva sul rendimento energetico degli edifici, la cosiddetta “EPBD”.

La Direttiva è stata pubblicata il 19 giugno in Gazzetta Ufficiale dell’Unione Europea e datata 30 maggio 2018, e sostanzialmente modifica la direttiva 2010/31/UE sulla prestazione energetica nell’edilizia (EPBD) e la direttiva 2012/27/UE sull’efficienza energetica (DEE). Il provvedimento rafforza e semplifica le disposizioni vigenti e mira a raggiungere gli obiettivi dell’Unione per l’energia e il clima al 2030.

Gli obiettivi della nuova direttiva

La nuova normativa si pone numerosi obiettivi. Tra questi, vanno menzionati il “rafforzamento della strategia a lungo termine per sostenere la ristrutturazione del parco nazionale di edifici residenziali e non residenziali, sia pubblici che privati, al fine di ottenere un parco immobiliare decarbonizzato e ad alta efficienza energetica entro il 2050, facilitando una trasformazione efficace in termini di costi degli edifici esistenti in edifici a energia quasi zero”. E ancora, ecco l’introduzione di un indicatore di predisposizione degli edifici all’intelligenza”. L’articolo 8 della Direttiva prevede che entro il 31 dicembre 2019 la Commissione definisca un sistema comune facoltativo europeo per valutare la predisposizione degli edifici all’intelligenza. Un nuovo strumento che “misurerà la capacità degli edifici di utilizzare nuove tecnologie e sistemi elettronici per adattarsi alle esigenze del consumatore, ottimizzare il suo funzionamento e interagire con la rete”. Ma non è tutto: gli Stati membri dovranno stabilire i requisiti affinché, dove possibile, gli edifici non residenziali con potenza nominale superiore a 290kW per gli impianti di riscaldamento e condizionamento e ventilazione combinati siano dotati di sistemi di automazione e controllo entro il 2025. I sistemi dovranno essere in grado di “monitorare, registrare, analizzare e consentire di adeguare l’uso dell’energia, nonché di confrontare l’efficienza energetica rilevare le perdite d’efficienza e informare sulle opportunità di miglioramento”. Particolare requisito sarà anche consentire la comunicazione ed interoperabilità con i sistemi tecnici per l’edilizia e altre apparecchiature interne all’edificio.

Le direttive del passato

Una Direttiva, la UE 2018/844, che interviene e modifica la Direttiva 2010/31/UE. Una normativa che aveva introdotto il concetto di edificio a energia quasi zero, immobili con un altissimo rendimento energetico e una quota importante di approvvigionamento energetico da fonti rinnovabili, obiettivo da raggiungere entro il 31 dicembre 2018. Un’esortazione rivolta a tutti gli Stati membri, che dovevano elaborare “piani nazionali destinati ad aumentare il numero di edifici a energia quasi zero. Tali piani nazionali possono includere obiettivi differenziati per tipologia edilizia”. Inoltre, entro il 30 giugno 2011 gli Stati membri avrebbero dovuto redigere un elenco delle misure e degli strumenti esistenti ed eventualmente proposti, compresi quelli di carattere finanziario, “diversi da quelli richiesti dalla presente direttiva ma che promuovono gli obiettivi della stessa.  Entro il 2011 la commissione dovrà presentare un’analisi dell’efficacia dei fondi strutturali utilizzati per incrementare l’efficienza energetica degli edifici abitativi”.

Successivamente, il 21 marzo 2012, è stato pubblicato in Gazzetta Ufficiale dell’Unione Europea il Regolamento delegato (UE) N. 244/ del 16 gennaio 2012. Il dispositivo istituiva un quadro metodologico comparativo per il calcolo dei livelli ottimali in funzione dei costi per i requisiti minimi di prestazione energetica degli edifici e degli elementi edilizi.

Il tutto, però, ha avuto origine con la Direttiva 2002/91/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 16 dicembre 2002, sul rendimento energetico nell’edilizia. Una normativa che includeva quattro punti fondanti:

  • una metodologia comune di calcolo del rendimento energetico integrato degli edifici;
  • i requisiti minimi sul rendimento energetico degli edifici di nuova costruzione e degli edifici già esistenti sottoposti a importanti ristrutturazioni;
  • i sistemi di certificazione degli edifici di nuova costruzione ed esistenti e l’esposizione negli edifici pubblici degli attestati di rendimento energetico e di altre informazioni pertinenti. Gli attestati devono essere stati rilasciati nel corso degli ultimi cinque anni;
  • l’ispezione periodica delle caldaie e degli impianti centralizzati di aria condizionata negli edifici e la valutazione degli impianti di riscaldamento dotati di caldaie installate da oltre 15 anni.

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