Essere donne, madri e ingegnere, tra divario salariale e welfare insufficiente | Ingegneri.info

Essere donne, madri e ingegnere, tra divario salariale e welfare insufficiente

A 'Ingenio al femminile' il Centro Studi Cni presenta l'indagine sulle 100mila donne ingegnere in Italia, tra difficolta' e disparita' di trattamento

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Erano 40mila nel 2004, sono più che raddoppiate oggi: sono le 100mila donne ingegnere iscritte al Consiglio nazionale di categoria, una conferma della centralità crescente della figura femminile in un mondo come quello delle professioni tecniche storicamente declinato al maschile. I numeri in aumento non coincidono tuttavia con una raggiunta parità tra i generi: le donne ingegnere in Italia sperimentano in prima linea il gap salariale, e a questa difficoltà va aggiunto il fattore ‘maternità a basso tasso di welfare’, una condizione che riguarda in Italia oltre 10mila ingegnere madri.

A fare il punto è lo stesso Consiglio nazionale ingegneri, nella nuova edizione di “Ingenio al femminile. Storie di donne che lasciano il segno”, evento annuale dedicato al ruolo delle donne all’interno del settore ingegneristico nazionale. Obiettivo di ‘Ingenio al femminile’ è valorizzare la figura femminile nel contesto delle professioni tecniche. “Crediamo che sia fondamentale per la crescita della nostra categoria così come quella di tutto il Paese, il contributo che arriva dalle donne e che, proprio per questo, debba essere incentivata la loro presenza a tutti i gradi e livelli della nostra società” ha dichiarato Armando Zambrano, presidente Cni.

“Nonostante i progressi fatti, che hanno portato la presenza femminile tra gli iscritti da 40mila a centomila in soli dieci anni – ha aggiunto il vice presidente vicario del Cni, Fabio Bonfà – le donne italiane trovano ancora troppi ostacoli ad entrare nel mercato del lavoro e a conciliare vita privata e professionale. Dovremmo capire, invece, che avere più lavoratrici significa avere più produttività e maggiori chance di sviluppo e progresso”.

“Un paese senza figli è un paese morto: dobbiamo difendere la donna nel suo complesso di lavoratrice e madre”, ha dichiarato Ania Lopez, consigliera Cni e organizzatrice di prima fila dell’evento. “Ingenio al Femminile nasce dall’impulso e dalla volontà di muovere le coscienze del mondo politico affinché si trovino soluzioni adeguate a sostegno delle donne che lavorano. Il nostro obiettivo, però, non è quello di criticare chi governa, quanto quello di far capire che siamo a disposizione dell’esecutivo per avanzare proposte che migliorino le condizioni delle lavoratrici, siano esse dipendenti che libere professioniste”.

Ania Lopez, consigliera Cni e tra le promotrici di “Ingenio al femminile”

Nel corso della giornata sono stati presentati i dati di una ricerca del Centro studi Cni dedicata sia al tema della maternità che a quello della paternità, e che ha raccolto le risposte di 5.925 ingegneri iscritti all’Albo. Il 28,3% del campione è composto da donne, una rappresentanza significativa delle circa 88mila donne ingegnere italiane.

Il primo aspetto che emerge con forza è il welfare insufficiente. La maternità e l’accudimento dei figli appaiono oggi in prevalenza come una questione che ciascuna lavoratrice deve gestire per proprio conto, con proprie risorse, spesso anche con alcune rinunce per salvaguardare la condizione lavorativa. Parallelamente la crisi economica che il Paese registra da tempo influenza la scelta di avere un figlio, in particolare nei confronti di molte giovani coppie, colpite dalla inarrestabile precarietà del mercato del lavoro, anche di quello dell’ingegneria.

Il 72% delle donne ingegnere divenute madri negli ultimi anni ha indicato di avere usufruito di misure a sostegno e tutela della maternità. Allo stesso tempo più di un quarto della componente femminile del campione non ha usufruito per intero di tali misure, perché non previste o per evitare di allontanarsi troppo a lungo da una posizione lavorativa precaria. Inoltre, quasi il 22% delle intervistate con figli ha dichiarato di aver dovuto cambiare mansione al rientro dal periodo di congedo per maternità e ben il 45% delle donne ingegnere intervistate ha affermato che avrebbe avuto necessità di condizioni di lavoro e permessi che sono stati, tuttavia, negati. Il dato che colpisce di più, tuttavia, è che il 53% delle donne ingegnere madri ha indicato che avere avuto uno o più figli ha condizionato negativamente il proprio percorso di carriera. Maternità e lavoro, da questo punto di vista, appaiono certamente valori positivi che, però, per molte donne possono risultare difficili da conciliare perché il contesto li rende, di fatto, inconciliabili. E il rapporto con gli altri Paesi europei, dove le misure di welfare sono più solide, è sconfortante.

Tra le possibili misure a vantaggio degli ingegneri genitori, uomini e donne, solo il 18% di quellii che svolgono lavoro dipendente afferma di poter usufruire, in determinate circostanze, di lavorare da casa in modalità di telelavoro ; il 18% usufruisce di asilo aziendale per i propri figli e l’1% usufruisce di voucher per baby sitter pagati dall’azienda. La misura di conciliazione lavoro-famiglie più diffusa, di cui gode infatti il l’81,6% degli ingegneri con lavoro dipendente, è la flessibilità di orario in entrata o in uscita.

Un ingegnere su due, gran parte dei quali fra i 25 ed i 35 anni, ha indicato che la precarietà del lavoro oggi condiziona in modo determinante la scelta di diventare genitori e che il 36% ritiene che le modalità con cui è organizzato il lavoro rendono difficile lo svolgimento del ruolo di genitore. Sono molti i casi di donne ingegnere per le quali la maternità sembra avere generato, almeno temporaneamente, una sorta di distonia con il percorso di lavoro. Soprattutto per le giovani professioniste che non godono delle stesse tutele delle dipendenti in caso di gravidanza.

“La nostra indagine oltre a mettere in evidenza difficoltà comuni a tutte, o a gran parte, delle lavoratrici nel nostro Paese, fa emergere la maggiore debolezza della posizione delle libere professioniste rispetto a quella di lavoratrici dipendenti”, afferma Luigi Ronsivalle, presidente del Centro Studi del Cni. “La condizione di sofferenza degli ingegneri liberi professionisti in genere, in quanto privi di tutele sociali, è un dato che, negli ultimi anni, si è riscontrato in molte altre situazioni analizzate anche dal Centro Studi, ma nel caso delle donne ingegnere le difficoltà sono accentuate, come abbiamo visto, dalla fragilità indotta dal loro ruolo di madri. La precarietà, ma soprattutto la scarsa remuneratività dell’attività professionale, rendono le cose ancora più complicate”.

In un quadro di grande difficoltà, colpiscono le vicende delle donne ingegnere che occupano profili di rilevanza nel settore. Tra le storie ricordate nella giornata ‘Ingenio al femminile’, quella di Maurizia Bagnato, progetto [email protected], Key Account Manager Gasoline System Bosch; di Valeria Caporaletti, degli acquedotti pugliesi, inventrice della valvola idraulica che porta il suo nome; delle ingegnere meccaniche del team rosa Ferrari: tutti esempi di quanto sia forte il valore e il contributo delle donne nei luoghi di lavoro.

“Ingenio al Femminile nasce dall’impulso e dalla volontà di muovere le coscienze del mondo politico affinché si trovino soluzioni adeguate a sostegno delle donne che lavorano” ha aggiunto Bonfà. “Il nostro obiettivo, però, non è quello di criticare chi governa, quanto quello di far capire che siamo a disposizione dell’esecutivo per avanzare proposte che migliorino le condizioni delle lavoratrici, siano esse dipendenti che libere professioniste”. E come punto di partenza, infatti,

Ingenio al Femminile è stato selezionato tra i progetti di valorizzazione delle donne a rappresentare l’ingegneria italiana a Padiglione Italia di Expo 2015.

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