Fascicolo del Fabbricato, arriva la bocciatura del Governo | Ingegneri.info

Fascicolo del Fabbricato, arriva la bocciatura del Governo

Veto dell’XI Commissione: a pagarne le spese saranno gli Ordini professionali

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Arriva l’ennesimo stop per l’obbligatorietà del fascicolo del fabbricato. E a pagarne le conseguenze saranno, ancora una volta, gli Ordini professionali. Lo scorso 23 febbraio l’XI Commissione (Lavoro pubblico e privato) della Camera dei Deputati ha esaminato il disegno di legge concernente “Misure per la tutela del lavoro autonomo non imprenditoriale e misure volte a favorire l’articolazione flessibile nei tempi e nei luoghi del lavoro subordinato”.

Il motivo del contendere è il testo approvato dal Senato lo scorso 3 novembre 2016, in particolare l’articolo 5: “Al fine di semplificare l’attività delle amministrazioni pubbliche e di ridurne i tempi di produzione, il Governo è delegato ad adottare, entro dodici mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge, uno o più decreti legislativi in materia di rimessione di atti pubblici alle professioni ordinistiche, nel rispetto dei seguenti princìpi e criteri direttivi: a) individuazione degli atti delle amministrazioni pubbliche che possono essere rimessi anche alle professioni ordinistiche in relazione al carattere di terzietà di queste; b) riconoscimento del ruolo sussidiario delle professioni ordinistiche, demandando agli iscritti l’assolvimento di compiti e funzioni finalizzati alla deflazione del contenzioso giudiziario e ad introdurre semplificazioni in materia di certificazione dell’adeguatezza dei fabbricati alle norme di sicurezza ed energetiche, anche attraverso l’istituzione del fascicolo del fabbricato”.

Di particolare importanza l’assunto della lettera b), che avrebbe obbligato il Governo, entro 12 mesi, a dar vita ad un decreto legislativo in materia di rimessione di atti pubblici alle professioni ordinistiche, affidando agli iscritti l’assolvimento di compiti e funzioni finalizzati alla “deflazione del contenzioso giudiziario e ad introdurre semplificazioni in materia di certificazione dell’adeguatezza dei fabbricati alle norme di sicurezza ed energetiche, anche attraverso l’istituzione del fascicolo del fabbricato”.
Ebbene, nulla di tutto ciò avverrà: l’XI Commissione nella seduta di fine febbraio ha approvato l’emendamento 5.26 (firmato dai deputati Tinagli, Gnecchi, Albanella, Arlotti, Baruffi, Boccuzzi, Casellato, Di Salvo, Cinzia Maria Fontana, Giacobbe, Gribaudo, Incerti, Patrizia Maestri, Miccoli, Paris, Giorgio Piccolo, Rostellato, Rotta, Simoni, Zappulla), che sostanzialmente cancella la lettera b) del comma 1 dell’articolo 5. In soldoni, niente fascicolo del fabbricato.

Storicamente, a favore del fascicolo dei fabbricati si sono sempre schierati gli ingegneri, partendo dalla constatazione che in Italia una casa su due è a rischio crollo.

Il fascicolo di fabbricato avrebbe aiutato, secondo il CNI, a conoscere le condizioni dell’edificio e a prevedere il suo comportamento in caso di terremoto o altre calamità naturali. Durante le consultazioni per l’elaborazione del progetto “Casa Italia”, molte associazioni di tecnici hanno chiesto di renderlo obbligatorio, soprattutto per le scuole.
Uno dei maggiori ostacoli che finora ha sbarrato la strada al fascicolo di fabbricato è rappresentato dai costi. Una legge sarebbe impopolare perché costringerebbe i proprietari a sostenere i costi per la sua redazione.

Alcune Regioni hanno cercato di regolare autonomamente la questione, ma spesso le norme approvate sono state oggetto della Corte Costituzionale.
L’ultima in ordine di tempo è stata la Legge Regionale n. 27/2014 della Puglia, abrogata dopo la dichiarazione di incostituzionalità. La norma prevedeva l’obbligo del fascicolo di fabbricato per gli edifici pubblici e per quelli privati di nuova costruzione, ma anche che fosse redatta una scheda informativa per i fabbricati esistenti e che i Comuni raggruppassero i fabbricati esistenti per probabile livello di rischio.
La legge è stata giudicata incostituzionale perché non considerava che conoscere lo stato conservativo degli immobili, per una politica di prevenzione e protezione dai rischi di eventi calamitosi, è una materia di esclusiva competenza statale.
A favore della decisione dell’XI Commissione della Camera dei Deputati si è espresso Santino Taverna, presidente nazionale FIMAA, Federazione Italiana Mediatori Agenti d’Affari: “Siamo soddisfatti di questa retromarcia, che paventava l’introduzione di una nuova tassa per i proprietari di immobili a nostro avviso inutile, come testimoniato anche da molti tecnici e giuristi. La sicurezza di un immobile e le relative modalità costruttive sono una questione molto complessa, che non può essere affidata a una serie di documenti prodotti, tra l’altro, a spese dei cittadini”.

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