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Fibre Artificiali Vetrose: le Faq sulla sicurezza

Lane di vetro, lana di roccia, FCR: le Fibre Artificiali Vetrose sono tra le fibre inorganiche più utilizzate. Pubblichiamo una serie di Faq sulla sicurezza degli operatori che vi hanno a che fare, alla luce degli ultimi aggiornamenti

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Alla luce dell’approvazione (avvenuta il 25 marzo 2015) del documento “Le Fibre Artificiali Vetrose (FAV) – Linee guida per l’applicazione della normativa inerente ai rischi di esposizioni e le misure di prevenzione per la tutela della salute” e del successivo aggiornamento (datato 10 novembre 2016), Fivra, l’associazione italiana dei produttori di lane minerali, ha pubblicato una serie di Faq sui più importanti temi contenuti, supportate da una sintesi tecnica delle Linee Guida, che, grazie all’aggiunta di grafici e tabelle, ne rende più agevole la comprensione. Per scaricare la sintesi tecnica, visita questo link.

Faq sulle Fibre Artificiali Vetrose – Cosa sono le Fibre Artificiali Vetrose?
Le Fibre Artificiali Vetrose (FAV), conosciute anche come Man-Made Vitreous Fiber (MMVF) costituiscono il gruppo di fibre commercialmente più importante di tutte le fibre artificiali inorganiche poiché sono altamente resistenti e inestensibili, ma molto flessibili, sono ininfiammabili e scarsamente attaccabili dall’umidità e dagli agenti chimici corrosivi e non sono degradabili da microrganismi.

Quanti tipi di FAV esistono?
La famiglia delle FAV contempla differenti tipi di fibre:
– le fibre a filamento continuo sono utilizzate in campo tessile, per usi elettrici e di materiali di rinforzo per plastica e cemento;
– le lane di vetro per scopi speciali sono utilizzate in filtri ad alta efficienza ed isolamento aerospaziale;
– le fibre ceramiche refrattarie (FCR) sono utilizzate in applicazioni industriali per l’isolamento di forni, di altoforno, di stampi di fonderia, di condutture, di cavi, per la fabbricazione di giunti ma anche nell’industria automobilistica, aeronautica e nella protezione incendio;
– le restanti FAV (lana di vetro per isolamento, lana di roccia, lana di scoria, AES, HT wool) sono denominate “lane minerali” e sono utilizzate come isolanti nell’edilizia ed in altre applicazioni: colture fuori suolo, camere sorde, rafforzamento di prodotti bituminosi, di cementi, di materiali compositi, ecc.

Che differenze vi sono tra i diversi tipi di FAV?
Le FAV hanno differenti proprietà fisiche (in primis il diametro) e differente composizione chimica, con particolare riguardo alla presenza di ossidi alcalini ad alcalino terrosi (Na2O, K2O, CaO, MgO, BaO e loro combinazioni), la cui elevata concentrazione indica la bio-solubilità delle fibre stesse (ovvero la capacità di essere smaltite dall’organismo prima che possano dare luogo a qualunque effetto).

Esistono FAV pericolose per la salute?
La pericolosità delle FAV è oggetto di dettagliati studi pluri-decennali.
La normativa di riferimento (regolamento CLP relativo alla classificazione, all’etichettatura e all’imballaggio delle sostanze e delle miscele) indica che le FAV rispondenti alla Nota Q o alla Nota R sono assolutamente sicure per la salute: non sono cancerogene, né irritanti.
Nello specifico, la Nota Q stabilisce che la classificazione “cancerogeno” non si applica se è possibile dimostrare, con un test, che le fibre hanno alta bio-solubilità (caratteristica comune alle fibre con elevata concentrazione di ossidi alcalini ed alcalino/terrosi).
La Nota R, invece, stabilisce che la classificazione “cancerogeno” non si applica alle fibre con diametro medio ponderale superiore a 6 micron.
Il rispetto della Nota Q o Nota R è una caratteristica comune alle lane minerali; vi sono invece maggiori rischi per le FCR, dal momento che, rispetto alle lane minerali, hanno un basso contenuto di ossidi alcalini ed alcalino/terrosi (dunque una minore bio-solubilità), tanto che è ormai assodata la correlazione fra esposizione a FRC e la comparsa di placche pleuriche, disturbi e segni quali dispnea, affanno, tosse, irritazione pleurica.

Esistono valori di riferimento per l’esposizione alle FAV nei luoghi di lavoro e negli ambienti residenziali?
Nella legislazione italiana non esistono valori limite di esposizione per le FAV nei luoghi di lavoro, né valori guida per concentrazioni medie giornaliere di fibre per gli ambienti residenziali, né per l’aria ambiente.
E’ ipotizzabile utilizzare valori contenuti in pubblicazioni straniere, ma questi valori non costituiscono limiti di legge ma sono usati convenzionalmente come riferimento ai fini della gestione di problematiche sanitario-ambientali.

I rifiuti costituiti da FAV sono pericolosi?
Un rifiuto è classificato come pericoloso in base alla concentrazione delle eventuali sostanze pericolose in esso contenute.
Per rifiuti costituiti da FAV, significa analizzare la concentrazione di ossidi alcalini ed alcalino/terrosi, il diametro delle fibre (Nota R) e verificare documentalmente il superamento del test di biosolubilità (Nota Q).
A seguito di queste indagini, il rifiuto costituito da FAV verrà dichiarato pericoloso solo se privo della dichiarazione di conformità alla Nota Q ed avente piccolo diametro. In tal caso, al rifiuto verrà assegnato codice CER 17.06.03*; in tutti gli altri casi, verrà assegnato codice CER 17.06.04 (tipico dei materiali isolanti non contenenti sostanze pericolose).

Che indicazioni operative devono essere seguite nell’utilizzazione delle FAV?
Per la posa in opera e lo smaltimento di FAV conformi alla Nota Q o alla Nota R sono sufficienti elementari dispositivi di protezione individuale (indumenti da lavoro, maschera protettiva usa e getta, guanti, eventuali occhiali protettivi).
Per i restanti tipi di FAV, le precauzione necessarie aumentano fino all’utilizzo di maschere facciali filtranti (FF) e occhiali a tenuta, tute monouso integrali (preferibilmente in tyvek), avendo inoltre l’accortezza di delimitare l’area di lavoro per consentirne l’accesso ai soli addetti ai lavori e tenerla costantemente pulita tramite aspirapolvere (o aspiratore con filtro ad alta efficienza).

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