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La città nella città: un nuovo progetto per Milano

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Commissionato da Architectural & Urban Forum (AUFO) di Milano, il progetto Milano Stadt Krone 2030 prevede l’edificazione di una corona di oggetti archi-urbani nel territorio comunale milanese, ognuno destinato a dare abitazione e servizi a 25.000 cittadini, per un totale di 300.000 nuovi abitanti, come previsto dal Piano di governo del territorio varato dal Comune. L’obiettivo è dar vita a strategie di crescita e densificazione della “città nella città” proponendo forme nuove di urbanità basate sul minimo consumo di suolo, sull’alta densità e sull’uso sinergico dei mezzi di trasporto privati e pubblici.

“Costruire una Milano più densa ma anche più sostenibile – ha spiegato Mario Cipresso, fondatore dello studio Shift con base a Santa Monica, in California – richiede non solo la comprensione della storia della regione e delle sue radici agricole, ma anche l’esame del futuro in cui le risorse naturali saranno sempre più scarse. La regione Lombardia ospita circa un sesto della popolazione italiana ed è il maggiore centro industriale del Paese, responsabile di oltre un terzo della produzione agricola nazionale. E’ dunque fondamentale che questo rapporto tra produzione e consumo sia mantenuto e, anzi, aumentato, attraverso strategie di sviluppo lungimiranti, che vadano di pari passo con la crescita della popolazione urbana”.

La radicalità del progetto, con l’inserimento di 25.000 abitanti nel nuovo sito, richiede dunque una risposta altrettanto radicale. L’aumento della popolazione imporrà la necessità di maggiori infrastrutture per garantire il benessere socio-economico della popolazione. Per far fronte a questa situazione, la proposta dello studio Shift impiega una strategia globale che prevede contemporaneamente una comunità autosufficiente e uno che cerca di integrarsi con la città esistente.

Considerando la presenza delle terre agricole a sud del sito, il piano terra è sollevato e piegato verso il cielo per ottimizzare l’esposizione solare. Questa superficie è poi sviluppata come una facciata coltivabile che consente e ripara lo sviluppo residenziale. Il mosaico di colture è piantato sulla base della posizione ideale per ciascuna specie, in base all’esposizione solare e all’approvvigionamento idrico: le piante che necessitano di un suolo più arido verranno posizionate sulla facciata superiore, mentre quelle che richiedono condizioni più umide troveranno posto nella parte inferiore. Un sistema integrato meccanicamente consentirà invece ai lavoratori di attraversare la “facciata agricola” a bordo di carrelli che viaggiano lungo una rete di binari per facilitare il raccolto.

L’operazione di sollevamento del terreno, che viene poi piegato verso il cielo, consente l’inserimento del programma residenziale al di sotto della superficie agricola, con due proposte ben differenziate. Sotto la facciata agricola a sud sono inseriti degli appartamenti disposti attorno a una corte, mentre le abitazioni esposte a nord sono costituite da moduli disposti in una grande vetrata a mosaico. Il vuoto che deriva da questa manipolazione della terra è articolato in un’area multi-livello, con una piazza affossata e connessa direttamente all’estensione della linea ferroviaria esistente. Lo spazio pubblico è pensato come il cuore del progetto, destinato a fornire opportunità ricreative e di collegamento con i nuovi uffici, gli spazi commerciali e i musei nella parte settentrionale dell’area. Ma anche con il nuovo impianto sportivo a ovest e le fabbriche esistenti e est.

Come tutte le città, anche Milano ha necessità di individuare nuove modalità di sviluppo per permettere un suo addensamento in modo sostenibile. Con una presenza prevalente di istituzioni culturali nel centro storico della città e la conseguente mancanza di spazi verdi, la proposta cerca di rispondere a queste carenze con la creazione di un’inversione di tendenza nella distribuzione di persone e servizi. Lo studio Shift vuole integrare il movimento pedonale con gli spazi verdi e la produzione agricola portando le persone più vicine a cibo, beni e servizi, riducendo così la necessità di mobilità estesa.

di O.O.

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