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La normativa antisismica delle Regioni italiane

Predisposto un quadro sinottico dalla Conferenza dei Presidenti delle Assemblee Legislative delle Regioni e delle Province Autonome

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La Conferenza dei Presidenti delle Assemblee Legislative delle Regioni e delle Province Autonome ha predisposto un quadro sinottico sulla normativa antisismica delle Regioni italiane con lo scopo di raccogliere tutte le disposizioni regionali che riguardano le misure per la prevenzione sismica. Tale elaborato è corredato dalla classificazione simica del territorio italiano in specifiche aree caratterizzate da comune rischio sismico e dalla normativa sui i criteri da rispettare per garantire la costruzione di strutture in grado di ridurre la tendenza delle stesse a subire danni in seguito ad un evento sismico. Analizziamo il quadro sinottico sulla normativa antisismica delle Regioni italiane nei seguenti punti chiave:

Normativa antisismica: gli atti di riferimento per le Regioni italiane

Il documento pubblicato dalla Conferenza fa una ricognizione dei provvedimenti ai quali i singoli Enti territoriali si sono conformati, tenendo conto delle caratteristiche geomorfologiche dei singoli territori. Tra i principali atti di riferimento per le Regioni, abbiamo:

  • Legge n. 59 del 15 marzo 1997 “Delega al Governo per il conferimento di funzioni e compiti alle Regioni ed agli Enti Locali per la riforma della Pubblica Amministrazione e per la semplificazione amministrativa”;
  • Lgs. n. 112 del 31 marzo 1998 “Conferimento di funzioni e compiti amministrativi dello Stato alle Regioni ed agli Enti Locali, di attuazione del I Capo della L. n. 59/1997”;
  • D.P.R. n. 380/2001 “Testo Unico delle disposizioni legislative e regolamentari in materia edilizia”;
  • Legge n. 401 del 9 novembre 2001 di conversione del decreto-legge n. 343 del 7 settembre 2001 “Disposizioni urgenti per assicurare il coordinamento operativo delle strutture preposte alle attività di protezione civile”;
  • Ordinanza del Presidente del Consiglio dei Ministri n. 3274 del 20 marzo 2003 “Primi elementi in materia di criteri generali per la classificazione del territorio nazionale e di normative tecniche” con delega per gli Enti Locali per effettuare la classificazione sismica di ogni singolo Comune;
  • D.M. 14 gennaio 2008 “Approvazione delle nuove Norme Tecniche per le Costruzioni”;
  • Circolare del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti n. 617 del 2 febbraio 2009 “Istruzioni per l’applicazione delle Nuove norme tecniche per le costruzioni di cui al decreto ministeriale 14 gennaio 2008”;
  • D.M. 17 gennaio 2018 “Aggiornamento delle Norme tecniche per le costruzioni” (non presente nel documento in quanto successivo alla sua pubblicazione).

Il quadro sinottico sulla normativa antisismica delle Regioni italiane: la classificazione sismica

Quasi tutte le Regioni italiane e le Province autonome di Trento e Bolzano si sono dotate di apposite normative con le quali sono stati aggiornati gli elenchi dei Comuni sismici nei loro territori ed è stata individuata la normativa applicabile alla progettazione edilizia, per la quale è stato altresì introdotto l’obbligo di adeguamento degli strumenti urbanistici alle norme derivanti dalla nuova classificazione ed alle eventuali prescrizioni scaturenti dagli studi di microzonazione sismica di volta in volta eseguiti.

Le singole Regioni hanno facoltà di introdurre o meno l’obbligo di progettazione antisismica nelle zone 4. Sicilia, Emilia Romagna, Friuli Venezia Giulia e Puglia hanno esteso tale obbligo anche nei territori ricompresi nelle zone 4. Sardegna e Veneto, invece, hanno optato per l’esenzione da questo obbligo per i Comuni a trascurabile sismicità, come risulta dai provvedimenti dalle stesse emanati.

Regione/Provincia Autonoma Classificazione sismica – provvedimenti
Abruzzo Recepita O.p.c.m. n. 3274 del 20 marzo 2003
Basilicata D.g.r. n. 2000/2003
Bolzano D.g.p. n. 4047 del 6 novembre 2006
Calabria D.g.r. n. 47 del 10 febbraio 2004
Campania Recepita O.p.c.m. n. 3274 del 20 marzo 2003
Friuli-Venezia Giulia D.g.r. n. 2325 dell’1 agosto 2003; D.g.r. n. 2543 dell’1 ottobre 2004; D.g.r. n. 845 del 6 maggio 2010
Lazio D.g.r. n. 766/2003; D.g.r. n. 387 del 22 maggio 2009
Liguria L.R. n. 11/2013; D.g.r. n. 1308/2008
Lombardia D.g.r. n. 2129/2014
Emilia-Romagna D.g.r. n. 1435/2003
Marche D.g.r. n. 1046/2003; D.g.r. n. 136/2004; Ordinanza n. 3907/2010
Molise L.R.  n. 13 del 20 maggio 2004
Piemonte D.g.r. n. 11-13058 del 19 gennaio 2010; D.g.r. n. 4-3084 del 12 dicembre 2011
Puglia D.g.r. n. 597/2004; D.g.r. n. 1214/2011
Sardegna D.g.r. n. 15/31 del 2004
Sicilia D.g.r. n. 408 del 19 dicembre 2003; D.g.r. n. 1372/2005
Toscana D.g.r. n. 878 dell’8 ottobre 2012; D.g.r. n. 421 del 26 maggio 2014
Trento D.g.p. n. 2919 del 27 dicembre 2012
Umbria D.g.r. n. 1111 del 18 settembre 2012
Valle d’Aosta D.g.r. n. 1603/2013
Veneto D.g.r. n. 67/2003; D.g.r. n. 3645/2003; D.g.r. n. 2122/2005

La normativa antisismica riassunta dal quadro sinottico delle Regioni italiane

Le disposizioni si basano sulla considerazione che la riduzione del rischio simico dipende dall’analisi di una molteplicità di fattori tra cui la vulnerabilità del sistema urbano, l’esposizione e la pericolosità sismica di base dei singoli territori. Gli elementi atti ad incidere direttamente sulla definizione della pericolosità sismica di una zona sono:

  1. le caratteristiche degli eventi sismici che possono verificarsi nell’area in un dato intervallo temporale e con una prefissata probabilità;
  2. le condizioni geologiche-morfologiche, geotecniche e geofisiche dei litotipi superficiali capaci di modificare la risposta sismica locale.

Il rischio sismico può essere ridotto intervenendo su ciascun fattore citato o su delle loro combinazioni in grado di determinare il rischio stesso:

  • programmando o indirizzando i nuovi insediamenti in zone del territorio a risposta sismica locale più favorevole;
  • progettando i nuovi edifici con tipologie meno vulnerabili rispetto alle caratteristiche del terremoto di progetto in accordo con le normative vigenti per le costruzioni in zone sismiche;
  • operando sul patrimonio edilizio esistente con interventi di adeguamento o di miglioramento sismico per diminuirne la vulnerabilità;
  • diminuendo l’esposizione urbanistica di edifici vulnerabili con la modifica delle funzioni in atto o previste o modificandone la destinazione o l’intensità d’uso.

Le leggi regionali ripartiscono le funzioni in materia sismica, riorganizzano le Strutture tecniche competenti, ma soprattutto disciplinano in maniera sostanzialmente uniforme i procedimenti di autorizzazione sismica, le procedure di vigilanza e di controllo sulle opere e le costruzioni nelle zone sismiche, le modalità specifiche di repressione delle violazioni e di applicazione delle sanzioni, nonché l’obbligo di verificare preventivamente la compatibilità degli strumenti urbanistici e di pianificazione comunale, in formazione o in modifica, con le condizioni geomorfologiche del territorio.

La competenza per il rilascio dell’autorizzazione sismica varia in base alla Regione

Il procedimento di autorizzazione sismica generalmente in vigore nelle regioni prevede che il collaudatore e il committente devono procedere, prima dell’inizio dei lavori, alla denuncia dei lavori e al deposito del progetto esecutivo. Questo secondo elaborato deve essere firmato e timbrato da un Tecnico abilitato – iscritto ad apposito Albo o Collegio professionale – e dal Direttore dei Lavori e accompagnato dalla dichiarazione del progettista che asseveri il rispetto delle norme tecniche per le costruzioni e la congruità tra il progetto strutturale e quello architettonico.

La competenza per il rilascio dell’autorizzazione sismica spetta alternativamente al SUE – Sportello Unico per l’edilizia (in particolare in Emilia Romagna, Lombardia, Abruzzo), al SUAP – Sportello Unico per le Attività Produttive (in Liguria e Umbria), all’Ufficio territorialmente competente (Campania), al Servizio Tecnico Regionale (Calabria), alle Strutture tecniche regionali, provinciali o comunali competenti (Liguria, Campania, Basilicata, Friuli Venezia Giulia, Valle d’Aosta, Marche, Lazio), che procedono alla verifica sulla completezza e sulla regolarità della documentazione richiesta e presentata. In alcune Regioni, inoltre, al fine del rilascio dell’autorizzazione sismica è stato stabilito l’utilizzo di una procedura informatica.

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