La proposta di Andil: ridiamo valore agli immobili con un piano di riqualificazione | Ingegneri.info

La proposta di Andil: ridiamo valore agli immobili con un piano di riqualificazione

wpid-23741_assembleaandil.jpg
image_pdf

Un piano di riqualificazione, incoraggiato e sostenuto dallo Stato, per far acquisire nuovo valore al patrimonio residenziale: è questo l’invito lanciato da “L’Europa da costruire”, assemblea generale congiunta di Andil, associazione che rappresenta l’intero settore dei laterizi in Italia e Tbe, Tiles and Bricks of Europe, la federazione europea dei laterizi. L’evento svoltosi a Napoli lo scorso 20 giugno ha raccolto vari esponenti delle istituzioni italiane ed europee insieme a rappresentanti del settore delle costruzioni, come Federcostruzioni e Cresme.

“È il momento di intervenire per dare nuovo valore al nostro patrimonio immobiliare, la maggiore ricchezza degli italiani e dell’Italia, ma anche di numerosi altri Paesi europei, Slovacchia, Spagna e Slovenia, in primis”, ha dichiarato il presidente Andil, Luigi Di Carlantonio, commentando alcuni dati forniti durante l’assemblea riguardo alla svalutazione del patrimonio immobiliare. Se infatti, secondo i dati Istat, a fine 2013 il prezzo delle abitazioni esistenti ha registrato un –12,02% rispetto al 2010, la ‘casa‘, da sempre il maggiore investimento delle famiglie italiane per diffusione e capitale impegnato, sta costantemente perdendo valore, a una media del 4% l’anno.

Una perdita dovuta alla vetustà degli edifici e alla mancanza di significativi interventi di manutenzione nel corso degli anni, che, tra le altre criticità, mette spesso a repentaglio la sicurezza. Basti pensare che in Italia, su un totale di sette milioni di edifici, il 55% ha più di quarant’anni: si tratta di fabbricati spesso poco sicuri e soggetti a una notevole dispersione energetica, e che consumano di media il triplo rispetto alle nuove costruzioni efficienti, sia per il tipo di materiali utilizzati che per ragioni progettuali.

“La soluzione che proponiamo è ‘ricostruire l’esistente’”, continua Di Carlantonio. “Si tratta di riqualificare quanto esiste, se necessario abbattendo per ricostruire ex novo, all’insegna della sostenibilità e della sicurezza, ovvero, della durabilità dei sistemi edilizi e delle loro prestazioni, in particolare sia quelle ‘antisismiche’ che di maggiore efficienza energetica. In questo modo, oltre a dare nuovo valore agli immobili, si avrebbero ricadute positive per l’ambiente, sottraendolo al degrado e non consumando ulteriormente il territorio. La diffusione di questa pratica riattiverebbe, inoltre, l’industria delle costruzioni, traino per l’intera economia. A sostegno di un piano sicuramente ambizioso, ma ormai ineludibile sono necessari investimenti pubblici e politiche che stimolino la responsabilità di ogni proprietario”.

Una necessità che trova conferme anche dal confronto con altri situazioni europee: “In Italia, a differenza di Paesi come Germania e Regno Unito, non si costruisce in quantità sufficiente per rispondere ai bisogni di ammodernamento dell’edilizia residenziale e pubblica”, ha spiegato Heimo Scheuch, presidente Tbe. “Nel progetto più ampio di ‘ricostruire l’esistente’, è importante che il Governo italiano, così come quelli degli altri paesi dell’Unione, si concentri anche su un rilevante intervento a supporto di un vasto piano di edilizia sociale, per sostenere le categorie meno abbienti e dare, così, nuova spinta alla ripresa economica generale. Ogni euro pubblico investito nell’edilizia, infatti, genera un immediato effetto leva, stimolando ulteriori investimenti, pubblici e privati, per più di 60 centesimi, con conseguente rilevante incremento dell’occupazione. L’Europa ha bisogno di ripartire proprio dal mercato interno, per coniugare le esigenze di sviluppo e di occupazione con il rinnovamento del nostro patrimonio immobiliare: maggiore sicurezza, qualità, salubrità e comfort abitativo, nel rispetto delle risorse e dell’ambiente”.

Tra le misure propedeutiche alla riuscita del piano di ripartenza, Di Carlantonio ha indicato le detrazioni fiscali e la diminuzione delle imposte sulla casa, la semplificazione burocratica, lo sblocco dei pagamenti e le facilitazioni per l’accesso al credito e per l’acquisto della prima casa. “Il Governo ha iniziato a far bene, ad esempio, attraverso le iniziative a sostegno dell’edilizia scolastica. Adesso è necessario che continui su questa strada, sostenendo anche fiscalmente i processi di riqualificazione urbana, favorendo, quindi, la ‘rottamazione dei vecchi fabbricati’”.

Importante l’accento, durante l’assemblea, sui materiali, le tecnologie e le nuove metodologie progettuali offerti oggi dal settore edilizio, possibile chiave di volta di un rilancio del comparto, in particolare in vista del semestre italiano di guida dell’Ue: “Un’occasione imperdibile se si vuole agire concretamente per riavviare i mercati interni che vedono proprio nelle costruzioni il principale fattore di sviluppo”, ha spiegato Rudy Girardi, presidente Federcostruzioni, “e che, tuttavia, per essere realmente tale dovrà essere caratterizzato da costruzioni realizzate non più solo sulla base della mera logica del massimo ribasso ma su caratteristiche di qualità dei prodotti con spiccate connotazioni di innovazione tecnologica, di qualificazione degli operatori, di rispetto della legalità”.

L’assemblea è anche stata l’occasione per ribadire come il settore dei laterizi sia pronto a offrire all’obiettivo della ricostruzione un contributo significativo: “L’industria dei laterizi”, ha concluso il presidente Andil, “sta proponendo soluzioni costruttive capaci di assicurare sicurezza strutturale, consumi energetici ridotti in inverno, ma soprattutto in estate, e comfort abitativo. L’attenzione dei progettisti e dei consumatori finali, in questo momento, è alta; è diffusa la consapevolezza che iper-isolare le nostre case, rendendole di fatto stagne, non è la soluzione ottimale per il nostro contesto climatico, ma che occorra piuttosto interagire con l’ambiente esterno e le soluzioni in laterizio sono in grado di garantire il giusto equilibrio tra isolamento termico e comfort per il clima mediterraneo. Purtroppo, ancora una volta il legislatore sta ignorando le logiche della bioclimatica, ricorrendo all’onerosa ventilazione forzata per cercare di sopperire al discomfort creato dal forte isolamento. Studi autorevoli e allarmi che ci vengono anche dal Nord Europa sulla questione estiva, ci dicono che non è questa la strada giusta! Perseverare in questa direzione creerà un danno irrimediabile nel breve e lungo periodo. Occorre intervenire subito!

Copyright © - Riproduzione riservata
La proposta di Andil: ridiamo valore agli immobili con un piano di riqualificazione Ingegneri.info