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La qualita’ edilizia secondo i progettisti

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“La qualità edilizia in Italia. Definizioni, percezione, criticità e vantaggi” è il titolo dell’indagine promossa da Federcostruzioni e avviata dal Cresme che ha riguardato 260 progettisti, in collaborazione con il Consiglio Nazionale degli Architetti. È l’estetica, la bellezza a definire soprattutto la qualità. A indicarlo è il 23,5% degli intervistati. Ma oltre che bello l’edificio, l’opera, deve avere altre due caratteristiche fondamentali: deve essere durevole (19,3%) e conforme alle richieste, ai requisiti, alle aspettative (18,5%).

Estetica quindi, ma anche funzionalità. Un aspetto, quest’ultimo, che attiene al rapporto tra progettazione, committenza e fruitori finali. Un’estetica che si lega anche alla scelta dei materiali e dei componenti edilizi, presi in considerazione soprattutto per le loro prestazioni tecniche e per la loro resa.

Forte è la consapevolezza dell’importanza che oggi rivestono la professionalità, la formazione, l’acquisizione di una cultura tecnica, tutti elementi che contribuiscono a garantire e a dare qualità al progetto e al “mestiere” del progettista. Circa un quarto degli intervistati (24%), infatti, pone al vertice della qualità progettuale l’accuratezza, la precisione, l’attenzione e la comprensibilità degli elaborati progettuali.

L’indagine poi sposta l’attenzione su come i valori della qualità così definiti riescano a imporsi o meno sul mercato, ovvero quali siano i maggiori ostacoli a una progettualità attenta alla qualità. La maggioranza relativa degli intervistati (26%) individua nella scarsa sensibilità delle committenze il deterrente principale, che si accompagna spesso (17,4%) a una “inadeguatezza legislativa e delle politiche pubbliche”.

Vi è poi una diffusa consapevolezza di come sul risultato finale incida l’attuale scarsità di risorse finanziarie. Interessante è un 12% di risposte che evidenziano anche l’esistenza di un’inadeguatezza professionale da parte delle maestranze, fattore che segnala l’esistenza di una criticità che si fa sempre più pressante tra qualità progettuale e qualità costruttiva.

È opinione prevalente che la crisi non abbia inciso più di tanto sui comportamenti e le scelte delle committenze, siano esse imprese o famiglie. Secondo il 40% degli intervistati, l’attenzione alla qualità da parte di imprese e famiglie non avrebbe, infatti, subito variazioni. Il restante 60% si divide in parti quasi uguali tra chi pensa che l’attenzione alla qualità sia cresciuta e chi pensa che sia diminuita, con una leggera prevalenza di questi ultimi quando la domanda riguarda le imprese. Del resto la crisi è un fenomeno multidimensionale il cui impatto non è univoco. Da un lato, si richiede maggiore qualità (per via di una maggiore attenzione a ciò che si riceve in cambio delle risorse finanziarie spese), dall’altro si può essere costretti a rinunciarvi per via dei vincoli di bilancio.

Ed è la carenza di risorse finanziarie a guidare la scelta dei prodotti. Il 66% degli intervistati ritiene infatti che la crisi favorisca il mercato dei prodotti più economici a scapito di quelli più “qualitativi”. Circa la metà degli intervistati ritiene che la certificazione di un ente terzo costituisca il fattore determinante nel garantire la qualità di un prodotto e di un bene, contro un 27% che pone al vertice la professionalità e un 22,5% che imputa il successo soprattutto alla tradizione e alla storia dell’impresa di costruzione.

Un riconoscimento che poi, però, si scontra con un ampia frattura tra valore formale e valore reale delle verifiche.  Se, infatti, per il 60% degli intervistati la certificazione di un prodotto è sinonimo di qualità, il 44% dei progettisti intervistati dichiara di non fidarsi della certificazione come è fatta oggi in Italia e un 10% ritiene la certificazione solo un costo.

Secondo i progettisti, le certificazioni più importanti sono quelle legate alla sicurezza strutturale, seguite da quelle che guardano agli aspetti legati all’efficienza energetica. I progettisti si dichiarano in grande maggioranza d’accordo sul fatto che la certificazione debba riguardare sia i processi produttivi sia i prodotti e le prestazioni.

O.O.

 

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