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Lavorazione del legno, il Made in Italy funziona solo in Italia

Indagine Acimall sul secondo trimestre 2018: rallentano gli ordini dall’estero e la causa è da ricercare nel costo dell'energia e nei nuovi dazi

Lavorazione del legno
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Rallenta l’andamento degli ordini, specialmente quelli dall’estero, mentre il mercato italiano fa segnare un numero positivo, con una crescita accentuata. È questo il doppio risultato che emerge dall’indagine qualitativa sul trimestre aprile-giugno 2018 condotta da Acimall, l’Associazione costruttori italiani macchine e accessori per la lavorazione del legno. In generale, però, rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso si registra un calo generale del 9,9%.

Un export balbettante

Nel secondo trimestre del 2018, in rapporto all’intervallo temporale del 2017, gli ordinativi dall’estero fanno registrare un meno 15,5%, a cui fanno da contraltare i positivi dati offerti dal mercato italiano che, nello stesso periodo, cresce addirittura del 29,4%. “Se l’introduzione a livello internazionale di una serie di nuovi dazi doganali – spiegano i responsabili Acimall -, l’aumento dei prezzi dei prodotti energetici e l’instabilità finanziaria di alcuni Paesi emergenti motivano il calo del nostro export nel periodo aprile-giugno 2018, possiamo però consolarci con un ‘fronte interno’ certamente stimolato dalle facilitazioni dell’Industria 4.0, che ora fanno avvertire tutta la loro importanza”. Il carnet ordini è di 3,1 mesi (erano 3,4 nel trimestre precedente), mentre i prezzi dal primo gennaio mostrano una crescita dello 0,4%.

Fiducia nel futuro prosimo per il settore legno

In ogni caso, il mercato ripone una certa fiducia nel trend produttivo, che da un’indagine qualitativa condotta dall’ufficio studi di Acimall su oltre 40 aziende del settore, il 39% degli intervistati si attende un trend della produzione positivo (stazionario per il 56%, in calo per il 5%). Occupazione stabile per il 67% del campione, in aumento per il 33%: nessuno sembra fortunatamente pensare a una contrazione dei posti di lavoro. Giacenze stabili secondo il 72% delle aziende intervistate, in flessione per il 6%, in aumento per il 22.

E nei prossimi mesi? Il campione parla chiaro: il 17% degli intervistati scommette su un aumento degli ordini esteri, mentre per il 72%saranno stazionari; in flessione per l’11 (saldo pari a più 6, contro il più 29 del trimestre precedente). Analoga cautela per il mercato interno: l’83% vede una stagione improntata alla stabilità, il 6% vota per una crescita, il restante 11% per un calo (saldo pari a meno 5; era più 11 nei tre mesi precedenti).

Una produzione d’eccellenza per l’Italia

La produzione di tecnologia per la lavorazione del legno è da anni un settore trainante per l’industria italiana. Nel 2017 la produzione italiana di macchine e utensili per la lavorazione del legno è stata pari a 2.272 milioni di euro, evidenziando un aumento di oltre dieci punti percentuali rispetto all’anno precedente. Un settore che presenta una bilancia commerciale con un attivo di 1.400 milioni nel 2017, pari al 6,7% di tutto il surplus del commercio estero italiano. Un altro elemento importante da considerare è la quota detenuta sul consumo apparente italiano, pari al 70%, percentuale significativamente elevata: l’industria italiana della lavorazione del legno, prima al mondo per design e qualità, preferisce quindi acquistare tecnologia Made in Italy. Anche nel 2017 gli incentivi a favore dell’Industria 4.0 hanno favorito notevolmente l’incremento degli ordini di tecnologia italiana in Italia. Il valore del mercato interno sfiora i 700 milioni di euro, evidenziando un incremento del 21,1% rispetto al 2016.

Le fasi di un mercato altalenante

Facendo un breve excursus storico, si evidenzia come il mercato di settore italiano abbia affrontato diverse fasi. Nel 2008 la produzione italiana di macchine e utensili per la lavorazione del legno si attestava sui 2.123 milioni di euro, prima della depressione economica che portò ad una perdita di circa 40 punti percentuali. Un vero shock che mise le aziende italiane a dura prova; purtroppo la reazione delle realtà imprenditoriali non fu immediata e le riorganizzazioni aziendali non furono efficaci. Nel 2011 il livello di produzione italiano era ancora il 20% in meno rispetto ai livelli pre-crisi. Sino al 2014 la situazione non è cambiata: la stagnazione del comparto riguardava il mercato interno e gran parte dei mercati esteri mentre, dal punto di vista delle aziende, si stava sviluppando una forte dicotomia tra l’andamento positivo delle aziende di maggiori dimensioni e il trend negativo di quelle a basso fatturato. Il momento cruciale di svolta si è avuto quando il mercato americano, molto spesso considerato l’indicatore anticipatore dei trend, ha cominciato a crescere con tassi a doppia cifra. In tal modo, progressivamente anche gli altri mercati europei e asiatici hanno confermato un andamento analogo. Il 2016 e il 2017 sono stati caratterizzati dal forte miglioramento del mercato interno. Per due anni consecutivi la domanda interna di tecnologia italiana è cresciuta di oltre venti punti percentuale. Questo risultato sarà difficilmente ripetibile anche nel 2018 ma la conferma degli incentivi agli investimenti può creare una dinamica di stabilità o di leggero incremento.

Intanto sul fronte del riuso dei materiali derivati dal legno, in Belgio una startup ha messo a punto un sistema per recuperare la componente conifera dall’MDF.

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