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Lavori edili, un contratto scaduto da oltre un anno

I sindacati sul piede di guerra per rivendicare i diritti di più di 1 milione e mezzo di addetti. Tra i punti fondamentali, l’aumento della retribuzione di 106 euro

Edilizia
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Un contratto scaduto da un anno, trattative a rilento e richieste inevase per oltre 900 mila lavoratori dipendenti, ai quali vanno aggiunti gli autonomi, per un totale di più di un milione e mezzo di persone coinvolte. Insomma, ora per il rinnovo del Contratto Collettivo Nazionale del Lavoro del settore dell’edilizia i sindacati di categoria, vale a dire FenealUil, Filca-Cisl, Fillea-Cgil, sono sul piede di guerra e annunciano azioni plateali: “Se entro novembre non saranno rinnovati i contratti dell’edilizia sarà proclamata una mobilitazione generale dei lavoratori del settore”. Il messaggio è lanciato direttamente agli attori protagonisti della contrattazione, vale a dire Ance, Cooperative, associazioni artigiane e della piccola impresa.

“A un anno dalla scadenza del contratto nazionale dei lavoratori edili – dichiarano i segretari generali delle tre sigle, Vito Panzarella, Franco Turri, Alessandro Genovesi – c’è l’urgenza di dare una risposta salariale agli addetti del settore. In questo periodo abbiamo assistito solo ad incontri interlocutori, dove ha prevalso il tatticismo delle imprese ed atteggiamenti dilatori. Tra i punti qualificanti della piattaforma unitaria presentata alle controparti, la creazione di un sistema sanitario integrativo volto a garantire parità di trattamento e tutele reali, oltre che il rafforzamento del sistema previdenziale complementare e del fondo per accompagnare i lavoratori più anziani alla loro pensione”.

Per Feneal, Filca e Fillea “il rinnovo del contratto deve consolidare una ripresa di qualità, premiando i lavoratori e le imprese edili più serie, al servizio dei grandi investimenti infrastrutturali, della lotta al dissesto idrogeologico, degli interventi sul fronte dell’antisismico e per la riqualificazione delle aree urbane”.
Nei mesi scorsi le parti si sono più volte incontrate e i sindacati di categoria hanno sottoposto una serie di proposte sulle quali cercare la convergenza che, almeno sino ad oggi, evidentemente non è stata trovata. Tra i punti salienti, un aumento salariale pari a 106 euro a parametro 100. Ecco, in sintesi, le principali richieste sul tavolo della contrattazione.

  • Anzianità professionale edile (Ape): punto sul quale non si transige, il riconoscimento di tutte le ore fruite derivanti da norme legislative e contrattuali – oltre a quelle ordinarie – nonché la riparametrazione per i lavoratori a contratto part-time certificati.
  • Assistenza sanitaria integrativa: tale elemento diventa uno dei fattori di maggior attenzione per le parti sociali. Proprio per questo si chiede di verificare e di valutare l’eventuale adesione al Fondo Altea o ad un fondo appositamente costituito. La proposta dei sindacati è la seguente: fissare la quota destinata all’assistenza sanitaria integrativa, all’interno della quota pro lavoratori dell’1%, nella misura dello 0,60%.
  • Cassa edile: l’obiettivo è accorpare le casse a livello regionale o secondo i criteri e le soglie dimensionali stabilite dal Ccnl. In soldoni, si chiede un aumento del contributo Cassa Edile dall’attuale 2,5% al 3%, destinando almeno un terzo per prestazioni ai lavoratori. Per gli impiegati i sindacati auspicano il loro accesso al sistema non solo attraverso l’erogazione dell’EVR (Elemento Variabile della Retribuzione), ma anche con il versamento di una contribuzione a carico delle imprese e degli stessi addetti.
  • Corsi di formazione e sicurezza: dar vita ad una formazione professionale in grado di cogliere e recepire le esigenze e le dinamiche espresse dal mercato e prevedere programmi di formazione dedicati ai richiedenti asilo e per l’integrazione dei profughi. Tra gli altri punti programmatici: introduzione del libretto elettronico del lavoratore che registri i suoi percorsi nella bilateralità, la sua mansione e qualifica, le visite mediche cui sia stato sottoposto; prevedere penalizzazioni per enti che non svolgano le funzioni cui sono preposti.
  • Elemento Variabile della Retribuzione (EVR): in questo caso è necessaria revisione degli attuali meccanismi di calcolo. La richiesta viene fissata al 6%, in maniera indicativa, da erogare attraverso il sistema delle casse edili.
  • Mercato del lavoro: numerose le richieste articolate dai sindacati. Tra queste, spiccano la volontà di una revisione completa del tetto dei contratti a termine e di somministrazione e l’aggiornamento delle modalità di regolamentazione dell’apprendistato per favorire l’inserimento lavorativo dei giovani. E ancora: rivedere l’attuale classificazione dei lavoratori, agendo sugli inquadramenti e sulle mansioni; regolamentare l’inclusione delle Partite Iva nel sistema bilaterale, immaginando per loro specifiche prestazioni e diritti contrattuali, in modo da far emergere eventuali irregolarità e fenomeni di sfruttamento della manodopera.
  • Modalità contrattuale: si confermano i due livelli di contrattazione, nazionale e territoriale. In ambito territoriale si propone la centralità della dimensione regionale.
    Pensione anticipata: si chiede l’armonizzazione di tutti gli attuali contratti collettivi, per quanto concerne i contenuti inerenti i pre-pensionamenti, i lavori usuranti e pesanti, prevedendo la contribuzione al Fondo di sostegno per la pensione anticipata di una quota dello 0,20%.
  • Previdenza complementare (Prevedi, Fondapi, Cooperlavoro): in questo caso l’obiettivo è un aumento della contribuzione a carico dell’impresa di una quota pari allo 0,10% e di ulteriori 8 euro su iscrizione contrattuale a parametro 100.

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