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L’edilizia sostenibile puo’ aumentare l’occupazione

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Innovazione, riqualificazione energetica e sostenibilità in edilizia potrebbero condurre, oltre che a un innalzamento della qualità di vita dei cittadini, a un aumento dell’occupazione in ambito edile pari a circa 600 mila nuovi posti di lavoro nei prossimi 10 anni. È quanto sostiene il primo rapporto dell’Osservatorio congiunto Oise “Innovazione e sostenibilità nel settore edilizio”, presentato nei giorni scorsi da Fillea Cgil e Legambiente all’interno del Saie di Bologna. 

La proposta nasce dalla constatazione del grave stallo in cui versa il settore edilizio nazionale, più forte che in altri Paesi: “In questi anni” spiega Walter Schiavella, segretario generale Fillea Cgil, “in Italia sono spariti 500mila posti di lavoro nell’intero settore delle costruzioni, la metà direttamente nel comparto dell’edilizia”. Un disastro che il segretario attribuisce a due fattori congiunti: “uno congiunturale scatenato dalla bolla immobiliare del 2008, ed uno strutturale, cioè la crisi di un modello industriale vecchio ed obsoleto, che non ha saputo capitalizzare gli anni di crescita del settore per rafforzare la qualità delle imprese, sia in dimensione che in investimenti finalizzati alla ricerca ed innovazione dei materiali e delle filiere”.

Per uscire da questa situazione, spiega Vittorio Cogliati Dezza, presidente nazionale di Legambiente, occorre puntare “su due obiettivi: l’innovazione, perche c’è bisogno di una profonda trasformazione delle pratiche progettuali e costruttive se si vuole realizzare sul serio un miglioramento della sostenibilità ambientale nelle costruzioni e in particolare delle prestazioni energetiche, tale da ridurre consumi e bollette delle famiglie, e la messa in sicurezza del patrimonio edilizio in un territorio tanto fragile quanto a rischio anche per la costruzione di nuove case legali o abusive”. In Italia, spiega il rapporto, oltre 2 milioni di abitazioni sono vuote; 6 milioni di italiani vivono in zone ad alto rischio idrogeologico e 3 milioni di persone abitano in zone ad alto rischio sismico. Il patrimonio edilizio esistente è costituito in massima parte da case costruite male, non efficienti dal punto di vista del riscaldamento, nonostante la spesa energetica delle famiglie sia cresciuta del 52% in 10 anni. “Se consideriamo”, continua il presidente di Legambiente, “che il 60% degli edifici a prevalente uso residenziale è stato realizzato prima dell’introduzione della legge antisismica (1974), si comprende la dimensione del rischio che si corre e dove si deve prioritariamente intervenire, creando così tanti nuovi posti di lavoro, qualificati e duraturi”.

Da un lato lo stallo italiano, dall’altro le direttive europee, strutturate “in una strategia coerente (il cosiddetto 20-20-20) che in questi anni ha posto il vecchio continente all’avanguardia mondiale nella lotta ai cambiamenti climatici. Tutto questo” – prosegue il rapporto – “indica una nuova strada da percorrere: quella della riqualificazione, del recupero dell’esistente e dell’innovazione tecnologica in edilizia”.

Le due organizzazioni invocano una gestione strategica dell’intero processo di recupero e rinnovamento del patrimonio edilizio attraverso l’applicazione di un mix di soluzioni progettuali tecnologiche e impiantistiche sostenibili che servano anche a metterlo in sicurezza, ma con caratteristiche diverse e priorità di intervento per i rischi sismici e idrogeologici, per il degrado edilizio e anche sociale, distribuiti in modo differente in ogni parte del Paese.

Seguendo le direttive illustrate nello studio e improntate al sostegno dell’economia sostenibile delle costruzioni, si potrebbe generare “un aumento dell’occupazione pari a 600 mila nuovi posti di lavoro nei prossimi 10 anni, che possono arrivare, considerando l’indotto della filiera, a circa un milione”.

V.R.

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