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L’impermeabilizzazione nelle coperture piane

Nelle coperture piane il problema della tenuta alle acque piovane va affrontato con un intervento di impermeabilizzazione mirato

Soluzioni per il raccordo di manti impermeabili a parapetti nelle coperture piane.
Legenda: 1. scossalina; 2. controscossalina; 3. barriera al vapore; 4. termoisolante; 5. manto impermeabile; 6. ghiaia; 7. mattonella in calcestruzzo; 8. profilo in metallo; 9. sigillatura; 10. guarnizione; 11. intonaco; 12. lastra di rivestimento
Soluzioni per il raccordo di manti impermeabili a parapetti nelle coperture piane. Legenda: 1. scossalina; 2. controscossalina; 3. barriera al vapore; 4. termoisolante; 5. manto impermeabile; 6. ghiaia; 7. mattonella in calcestruzzo; 8. profilo in metallo; 9. sigillatura; 10. guarnizione; 11. intonaco; 12. lastra di rivestimento
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Lo strato di impermealizzazione nelle coperture piane può essere monostrato o multistrato, ma in ogni caso deve essere continuo, e quindi, in generale, saldato o incollato in corrispondenza dei giunti per renderlo continuo. La continuità del manto impermeabile ai fini della tenuta all’acqua di una copertura piana è così importante da venire testata dopo la posa riempiendo d’acqua l’invaso della copertura e valutando se vi si verificano infiltrazioni.

Lo strato di tenuta all’acqua nelle coperture piane può essere realizzato sostanzialmente in tre modi:
α. saldando fogli impermeabili;
1. spalmando in opera materiali impermeabili fusi su teli che forniscono alla stratificazione la funzione di resistenza strutturale;
2. colando o spalmando in opera materiali impermeabili fusi senza rinforzo, in modo tale che essi raffreddandosi formino una barriera continua.

Nei primi due casi (a e b), oggi i più frequenti, lo strato di impermeabilizzazione può essere fissato al supporto o desolidarizzato dal supporto; mentre nel terzo caso (c), oggi poco frequente, prevalentemente realizzato con manto in asfalto, lo strato impermeabile risulta in genere adeso al supporto. L’eventuale fissaggio, nel primo e nel secondo caso, serve a impedire lo scivolamento del manto in situazioni di pendenza apprezzabile e a impedirne l’eventuale sollevamento a opera del vento.

Quando un manto impermeabile è appoggiato a un supporto senza esservi fissato, deve essere zavorrato da uno strato dotato di un certo peso, per esempio costituito da ghiaietto. In certi casi, per evitare il verificarsi al suo interno di un’eccessiva concentrazione di sforzo, che ne può causare la lacerazione (specialmente nel caso in cui esso sia monostrato, e quindi privo di ridondanza funzionale) è necessario prevedere sotto di esso uno strato di indipendenza, di desolidarizzazione posato a secco, che può essere costituito da velo/feltro di vetro non rivestito; feltro perforato bitumato; cartonfeltro bitumato; cartonfeltro talcato o sabbiato; fogli di polietilene, poliestere o PVC; carta Kraft; carta oleosa o carta perforata.

Nel caso in cui un manto impermeabile sia fissato al supporto, può esserlo in modo parziale (per punti o linee) o completo, per incollaggio (con collanti a freddo o con bitume ossidato fuso) oppure con fissaggio meccanico.

Nei casi di posa desolidarizzata dei teli impermeabili, essi sono fissati ai supporti orizzontali e verticali con angolari e piatti di acciaio rivestito da PVC e avvitati ai supporti stessi. La profondità utile di penetrazione dei chiodi nel supporto dipende dalle caratteristiche del supporto: in linea generale, maggiore è la resistenza meccanica di un supporto, minore è la profondità richiesta alla testa di un chiodo per assicurare il fissaggio.

Si opta per il fissaggio parziale del manto quando il supporto – spesso costituito da pannelli termoisolanti – è caratterizzato da una certa resistenza meccanica: in particolare, consistenza superficiale (questo si verifica per esempio quando esso è costituito da pannelli in lana di legno o fibra di legno, ad alta densità, o poliuretano). Tale tipo di fissaggio viene realizzato incollando il manto per punti o linee al supporto (frapponendo tra la guaina e il supporto un foglio di desolidarizzazione) per saldatura, chiodatura o avvitatura, oppure, appunto, premendolo linearmente con profili piatti o angolari a loro volta fissati al supporto.

Si opta per il fissaggio completo (e continuo) del manto quando il supporto è dotato di una compattezza superficiale non elevata (ad esempio, nel caso di pannelli in fibra minerale o polistirene espanso). In caso di fissaggio completo, il manto è però sottoposto a maggiori (benché più distribuite) sollecitazioni meccaniche, anche a causa delle dilatazioni termiche, e deve quindi essere più resistente ed elastico che nei casi precedenti. Si ricorre, solitamente, a tale soluzione nel caso di coperture autoproteggenti multistrato o caratterizzate da una certa inclinazione, superiore a circa il 5%.

I materiali per l’impermeabilizzazione nelle coperture piane
Fino a qualche decennio fa i materiali più usati per l’impermeabilizzazione delle coperture piane erano l’asfalto e il bitume, entrambi di origine organica e reperibili in natura o producibili per distillazione del petrolio. Oggi, invece, il bitume utilizzato è del tipo modificato con polimeri e l’impiego dell’asfalto è stato via via abbandonato.

A questi due possibili materiali impiegabili se ne sono poi aggiunti diversi altri, di sintesi, plastomerici o elastomerici. Grazie a questi nuovi materiali, l’impermeabilizzazione delle coperture piane può essere effettuata, come si è detto, sia con manti multipli, sia con manti singoli.

Tra le due possibilità, è oggi generalmente preferita quella dei manti monostrato (il cui corretto funzionamento è completamente affidato al comportamento prestazionale dei componenti utilizzati), che sono realizzabili più in fretta e quindi con minori costi di manodopera.

I manti impermeabili più usati sono quelli in PVC, quelli in poliolefine e quelli bituminosi.
I manti a strati multipli sono realizzati con teli di spessore in genere 1÷4 mm, solitamente armati con armatura in velo di vetro e/o in materiale polimerico.

I teli per manti a strato singolo, in genere poliolefinici, sono più spessi dei teli per manti a strato multiplo, perché completati all’intradosso da materiale di separazione e all’estradosso da strati di protezione dagli UV.

Sia nel caso in cui i manti siano a strato singolo, sia nel caso in cui siano a strati multipli, i giunti tra i teli impermeabili devono essere realizzati in opera, per incollaggio o saldatura, in modo tale da essere a tenuta d’acqua, adottando una certa sovrapposizione dei teli, variabile da tipo a tipo di telo, mediamente di 8 cm circa per le giunzioni laterali e 15 cm circa per le sovrapposizioni di testa tra teli.

Nel caso dei manti a strati multipli il numero di strati sovrapposti non deve essere superiore a tre, in modo tale da evitare il manifestarsi di forze capillari nelle zone di sovrapposizione ed evitare rialzi eccessivi del manto in corrispondenza dei giunti, di entità tale da ostacolare il deflusso dell’acqua. Per questo motivo, le sovrapposizioni tra teli avvengono a giunti sfalsati.

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