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Quando il reato edilizio deriva dalle norme tecniche per le costruzioni

I reati edilizi derivanti da norme tecniche sono sanzionati penalmente e amministrativamente

Architect rolls and house plans
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Le Norme Tecniche per le Costruzioni (N.T.C.) raccolgono nel D.M. del 14 gennaio 2008 i criteri di verifica della sicurezza per tutte le tecnologie costruttive (stabilità dei terreni, muratura, cemento armato, legno, acciaio) unificando criteri di valutazione, livelli di sicurezza, modalità di progettazione, certificazione dei materiali, collaudi, norme per gli edifici esistenti.

Il Consiglio Superiore dei Lavori Pubblici ha approvato – con diverse voci contrarie – la bozza della revisione delle N.T.C. 2008, che introduce alcune innovazioni concettuali in continuità con le precedenti norme tecniche, in particolare attinenti alle prestazioni generali delle opere strutturali, nell’ottica di garantire un miglioramento, e una misura quantitativa, delle prestazioni delle opere edili, incidendo in modo prescrittivo sulla durabilità delle componenti strutturali. In particolare, stabiliscono una differenziazione nell’adeguamento antisismico tra gli edifici nuovi e quelli esistenti, con riduzione dei coefficienti per interventi su particolari edifici e livelli più elevati per le nuove costruzioni. Lo stesso dicasi per gli interventi sulle costruzioni esistenti, per quanto riguarda la realizzazione di elementi di nuova esecuzione.

Alla stregua, peraltro, di quanto già previsto dalla precedente edizione, c’è un forte coinvolgimento di tutti i soggetti che incidono sulle opere strutturali: “Le opere e le componenti strutturali devono essere progettate, eseguite, collaudate e soggette a manutenzione in modo tale da consentirne la prevista utilizzazione, in forma economicamente sostenibile e con il livello di sicurezza previsto dalle presenti norme”.

Gli artt. 83, 95 e 94, c. 4, del D.P.R. n. 380/2001 dispongono il diritto urbanistico per quanto concerne Permesso di costruire – Assenza – Natura permanente del reato – Cessazione della permanenza – Presupposti – Violazioni normativa antisismica. Il reato di costruzione edilizia senza permesso di costruire, ha natura permanente e la permanenza cessa con il totale esaurimento dell’attività illecita, cioè o con la totale sospensione dei lavori, sia essa volontaria (da provare rigorosamente) o dovuta a provvedimento autoritativo, ovvero con l’ultimazione dell’opera nel suo complesso, compresi i lavori di rifinitura interni ed esterni (intonaci, infissi, tinteggiatura, impianti idrici, elettrici e di riscaldamento ecc.). (Cass., Sez. III, 10 giugno 2005, n. 21959, Di Liberto; Cass. 3 giugno 2003, n. 33013, Sorrentino).

Quanto alla disciplina per le costruzioni in zone sismiche, è pacificamente consolidata l’affermazione della natura permanente del reato di violazione delle norme tecniche (già previsto dagli artt. 3 e 20 della legge n. 64/1974 ed attualmente dagli artt. 83 e 95 del TU, n. 380/2001), con la specificazione che, ai fini della prescrizione, tale permanenza ha termine con la ultimazione o la definitiva cessazione dei lavori di costruzione del manufatto (Cass., Sez. Unite, 27 febbraio 2002, n. 17178, Cavallaro).

Quel che può risultare di difficile comprensione, è che la permanenza dei reati di omessa denuncia o di costruzione in violazione delle norme tecniche costruttive cessa sic et simpliciter con la cessazione dell’attività costruttiva.

Ritengo, poiché la normativa tecnica ha il fine di assicurare “la tutela dell’interesse generale alla sicurezza delle persone” (cfr. Corte Costituzionale, n. 254/2010) e dei beni (ricchezza della Nazione) dai fattori di rischio derivanti dall’utilizzazione del territorio – a cui sono strettamente funzionali le norme tecniche costruttive – che la lesione del bene protetto debba perdurare – o perduri – fintanto che la costruzione venga utilizzata e/o non venga ricondotta a conformità. Si pensi al caso in cui lo Stato si fa carico delle spese necessarie ad assicurare l’assistenza alle popolazioni colpite dal terremoto nella fase post-sisma: solo se la prescrizione del reato cessasse all’avvenuto sgombero e/o riconduzione a norma del costruito, non ci troveremo di fronte al paradosso di un onere di assistenza che non dovrebbe avere luogo trascorso il termine prescrizionale del reato, essendo venuto meno l’interesse a perseguirlo.

Anche riguardo al reato di cui agli artt. 83 e 95, D.P.R. n. 380/2001 (costruzione in violazione delle norme tecniche), la Corte ha affermato la natura permanente. Sebbene questa fattispecie, che si riferisce alle costruzioni disciplinate da specifiche norme tecniche e non espressamente all’esecuzione dei lavori, viene interpretata nei termini della permanenza: la permanenza non ha termine con l’ultimazione definitiva o la definitiva cessazione dei lavori di costruzione del manufatto, bensì con la realizzazione della parte che viola le norme tecniche.

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