Distanze tra costruzioni e strutture accessorie connotate di consistenza e stabilità | Ingegneri.info

Distanze tra costruzioni e strutture accessorie connotate di consistenza e stabilità

Le disposizioni del codice civile in merito alle costruzioni e strutture accessorie nei rapporti di vicinato

distanze tra costruzioni balconi
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Nella terza edizione di “Rapporti di Vicinato“, manuale incentrato su “distanze legali, confini e condominio: tutela e risarcimento; profili civili, penali, processuali ed amministrativi” nei rapporti di vicinato, Riccardo Mazzon si rivolge a un’ampia platea di professionisti: agli avvocati in primis, ma anche a notai, architetti, ingegneri, geometri, magistrati, amministratori di condominio, mediatori, amministratori e dirigenti pubblici. Novità caratterizzanti la nuova edizione sono l’ampliamento dei temi trattati e i focus sui rilevantissimi recenti apporti legislativi, giurisprudenziali e dottrinali; il tutto supportato da schemi, tabelle e formule che agevolano la consultazione e la comprensione e applicazione pratica degli istituti, consentendo altresì rapidi colpi d’occhio concernenti i singoli temi. Il contenuto seguente dedicato a “Distanze tra costruzioni e strutture accessorie connotate di consistenza e stabilità” è tratto dal manuale curato da Mazzon, disponibile per l’acquisto su Shop.Wki.it. Clicca il box sottostante per avere più informazioni sui contenuti.

Il calcolo della distanza minima tra costruzioni e le strutture accessorie del fabbricato connotate di consistenza e stabilità: l’esempio della scala esterna

Problematica attinente al calcolo della distanza minima tra fabbricati è quella concernente l’individuazione di quali siano le strutture accessorie che debbano esser considerate nel computo; si pensi, ad esempio, al caso tipico della scala esterna, che non fa parte del fabbricato di per sé inteso, ma che ne costituisce, comunque, elemento accessorio stabile e dotato di una certa consistenza: la regola, in tal caso, è che, nel calcolo della distanza minima si deve tener conto anche delle strutture accessorie di un fabbricato (quali, appunto, le scale esterne) qualora queste, presentando connotati di consistenza e stabilità, abbiano natura di opera edilizia.

Si consideri anche come un’eventuale scala di ferro, magari aggiunta successivamente in un preesistente fabbricato, possa esser esentata dal regime delle distanze minime, posto che, per struttura e consistenza, si tratta di opera inidonea alla formazione di intercapedini dannose alla sicurezza e alla salubrità dei fondi: recentemente, in argomento, Tar Calabria Catanzaro, sez. II, 19/01/2017, n. 7419 precisa proprio che “una scala esterna, realizzata  in piccola carpenteria in ferro, non deve rispettare la distanza di metri tre prescritta dall’art. 873 c.c., disciplinante la distanza tra costruzioni su fondi finitimi non uniti o aderenti, posto che non è possibile equiparare un edificio, cioè una casa più una scala, ad una semplice scala”.

Il balcone

Altro elemento tipicamente considerato dalla giurisprudenza come avente quei connotati di consistenza e stabilità tali da dover essere computato ai fini delle distanze è la sporgenza di particolari proporzioni, destinata ad incidere sulla consistenza volumetrica, quale il balcone, a maggior ragione se coperto ma anche se scoperto, purché di apprezzabile profondità ed ampiezza, non potendo esso esser considerato avente mera funzione decorativa ed inidoneo, in quanto tale, a determinare pericolose intercapedini; così, Cass. civ. sez. II, 19/01/2016, n. 859 (CED Cassazione, 2016; Imm. e propr., 2016, 4, 261), ribadisce che le strutture accessorie di un fabbricato, non meramente decorative ma dotate di dimensioni consistenti e stabilmente incorporate al resto dell’immobile (nella specie, pianerottoli di prolungamento dei balconi e “setti” in cemento armato), costituiscono
con questo una costruzione unitaria, ampliandone la superficie o la funzionalità e vanno computate ai fini delle distanze fissate dall’art. 873 c.c. o dalle norme regolamentari integrative, specie ove queste ultime non prevedano espressamente un diverso regime giuridico per le costruzioni accessorie.

Addirittura in argomento s’è rilevato come, con riferimento alla determinazione del calcolo di distanze tra costruzioni su fondi finitimi, estendendo in superficie il volume edificatorio, costituisce corpo di fabbrica – e poiché l’art. 9 del D.M. 2 aprile 1968 stabilisce la distanza minima di dieci metri tra pareti finestrate e pareti antistanti – un regolamento edilizio che stabilisca un criterio di misurazione della distanza tra edifici che non tenga conto dell’estensione del balcone, debba essere considerato contra legem in quanto, sottraendo dal calcolo della distanza l’estensione del balcone, viene a determinare una distanza tra fabbricati inferiore a dieci metri, violando il distacco voluto dalla cd. legge ponte.

Naturalmente, Cons. Stato, sez. VI, 05/01/2015, n. 11 avverte che, in materia di distanze tra costruzioni, il balcone aggettante, avente funzione architettonica o decorativa, può essere compreso nel computo delle distanze solo nel caso in cui una norma di piano lo preveda, al di là del richiamo che il regolamento comunale effettua agli “aggetti”, differenziandoli dalle “sporgenze”.

Altre strutture accessorie del fabbricato connotate di consistenza e stabilità

Una sporgenza (“uno sporto”) può, dunque, rientrare nel concetto di costruzione e costituire “locus a quo” per la misurazione delle distanze, purché per la sua struttura, dimensione ed ubicazione incida sulla consistenza volumetrica dell’edificio e dia luogo perciò alla possibilità di formazione di intercapedini dannose (ecco perché non possono, ad esempio, riconoscersi tali caratteristiche alla sporgenza di un tetto, sicché gli elementi accessori del fabbricato – quale il cornicione della falda del tetto – in quanto siano di limitata entità, non concorrono al computo delle distanze; al contrario, ove gli elementi aggettanti costituiscano un oggettivo ampliamento del fabbricato, i medesimi vanno realizzati a distanza regolamentare).

Così, ulteriore casistica giurisprudenziale relativa ad elementi edili accessori rientranti nel computo delle distanze (presentando gli stessi quei connotati di consistenza e stabilità tali da non poterli considerare quali meri sporti decorativi o di rifinitura) comprende, ad esempio, il pilastro che sorregga un ampio ballatoio, la balconata sviluppata lungo tutto l’edificio, la tettoia, la struttura di una pergotenda o anche il caminetto esterno.

Non computabilità degli elementi con funzione meramente ornamentale

Quanto agli elementi che, al contrario di quelli precedentemente esaminati, non vanno computati ai fini del calcolo della distanza minima tra costruzioni, essi sono esclusivamente quelli con funzione meramente ornamentale e che abbiano limitata entità: la ratio che ispira detta interpretazione è, naturalmente, sempre la medesima); le sporgenze di limitata entità non risultano, infatti, in alcun modo capaci di determinare quelle pericolose intercapedini che la normativa vuole evitare.

Escluso, pertanto, che possano esser considerati sporti trascurabili i balconi formati da solette aggettanti di apprezzabile dimensione, laddove l’entità tale da determinare esclusione dal computo si ravvisa, solitamente,
nelle mensole, nelle lesene, nei cornicioni, nelle canalizzazioni di gronda, nei tetti spioventi di modeste dimensioni; sempre che, si ripete, l’ornamentalità ovvero l’esclusione dell’attitudine dell’incremento
volumetrico o superficiario della costruzione, riferiti allo sporto, risultino accompagnati dalla caratteristica dell’entità trascurabile. I regolamenti locali possono, naturalmente, escludere dal calcolo taluni elementi della costruzione, così come possono includere nel calcolo stesso elementi pur di scarsa rilevanza.

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