Rapporti di vicinato: l’innesto sul muro di confine | Ingegneri.info

Rapporti di vicinato: l’innesto sul muro di confine

Le disposizioni del codice civile in merito all'innesto sul muro di confine nei rapporti di vicinato

Orange and blue home facades in a small picturesque irish town Sneem on the Ring of Kerry route, Ireland
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Nella terza edizione di “Rapporti di Vicinato“, manuale incentrato su “distanze legali, confini e condominio: tutela e risarcimento; profili civili, penali, processuali ed amministrativi” nei rapporti di vicinato, Riccardo Mazzon si rivolge a un’ampia platea di professionisti: avvocati, notai, architetti, ingegneri, geometri, magistrati, amministratori di condominio, mediatori, amministratori e dirigenti pubblici. Novità caratterizzanti la nuova edizione sono l’ampliamento dei temi trattati e i focus sui rilevantissimi recenti apporti legislativi, giurisprudenziali e dottrinali; il tutto supportato da schemi, tabelle e formule che agevolano la consultazione e la comprensione e applicazione pratica degli istituti, consentendo altresì rapidi colpi d’occhio concernenti i singoli temi. Il contenuto seguente è tratto dal manuale curato da Mazzon, disponibile per l’acquisto su Shop.Wki.it. Clicca il box sottostante per avere più informazioni sui contenuti.

L’innesto nel muro sul confine

Se il vicino vuole servirsi del muro esistente sul confine solo per innestarvi un capo del proprio muro, non ha l’obbligo di renderlo comune ma deve pagare un’indennità per l’innesto; il diritto all’indennità è supportato dall’actio de tigno iuncto, azione che ha ad oggetto, per l’appunto, l’obbligazione indennitaria per l’innesto di un capo di muro sul muro a confine.

Più in generale, la norma di cui all’art. 876 c.c. (secondo la quale il vicino, che voglia servirsi del muro esistente sul confine al solo scopo di innestarvi un capo del proprio muro, deve corrispondere all’altro proprietario un’indennità per l’innesto), disciplina le situazioni in cui non soltanto il muro nuovo trovi un sostegno nell’altro, ma anche questo in quello (specie se di maggiori dimensioni); la disposizione ha, comunque, carattere eccezionale e riguarda esclusivamente l’ipotesi di innesto nel muro sul confine di “un capo del proprio muro”, tale da determinare una congiunzione ermetica tra l’uno e l’altro (ecco perché s’afferma che non soltanto il muro nuovo trova un sostegno nell’altro, ma anche questo in quello).

Quanto all’azione diretta ad obbligare il vicino ad acconsentire all’esercizio del diritto de quo, essa ha la natura reale di “confessoria servitutis”, eventualmente paralizzabile attraverso la contraria “negatoria”; senza, però, che la relativa facoltà possa ritenersi legittimamente esercitata “sic et simpliciter” per il fatto materiale dell’innesto sul muro altrui (o per la mera opposizione, spiegata dal proprietario del fondo dominante, all’eventuale domanda in “negatoria” proposta “ex adverso”).

Così, ad esempio, proposta azione negatoria “servitutis” per far cessare l’asservimento, costituito dal (non consentito) innesto nel muro di confine di un capo di altro muro da parte del vicino, il giudice non potrà, in difetto di una domanda riconvenzionale del detto convenuto (avente natura confessoria) ed in mancanza di allegazione di un preesistente titolo costitutivo della servitù, disporre il pagamento della indennità di innesto, dando così riconoscimento – non voluto da ambo le parti né richiesto in giudizio (neppure dal proprietario del fondo reso dominante) – ad una mera situazione di fatto.

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