Riforma della pubblica amministrazione: una 'rivoluzione' per gli appalti | Ingegneri.info

Riforma della pubblica amministrazione: una ‘rivoluzione’ per gli appalti

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Il Consiglio dei ministri, nella giornata del 13 giugno scorso, ha dato il via libera al decreto sulle semplificazioni di riforma della pubblica amministrazione. Tra le misure approvate, vediamo quelle più urgenti che interessano il comparto delle costruzioni.

Viene eliminata la responsabilità solidale tra appaltatore e subappaltatore. Il decreto, infatti, cancella le norme che rendono l’impresa principale responsabile in solido dei mancati versamenti fiscali del subappaltatore, sui redditi da lavoro dipendente dovuti nel corso dell’appalto. Specificatamente, vengono cancellati i commi da 28 a 28-ter dell’articolo 35 della legge 223/2006.

Al fine di rendere più rapide le procedure di assegnazione dei contratti nelle gare a procedura aperta, le stazioni appaltanti potranno verificare i requisiti del primo classificato dopo aver aperto l’offerta tecnico-economica. Tale misura anticipa la riforma del Codice Appalti ed è prevista anche dalle nuove direttive europee. La norma riguarda solo le gare effettuate a procedura aperta, dunque senza pre-qualificazione delle imprese, e permette una forte accelerazione delle procedure di gara: le verifiche sui requisiti andranno eseguite solo sull’impresa prima in graduatoria. In caso di mancata comprova dei requisiti sono previste sanzioni quali l’esclusione dalla gara e l’escussione della cauzione. Sono, altresì, previste multe tra 25.822 e 51.545 euro e la sospensione da uno a tre anni dalle gare pubbliche.

Il decreto prevede che diventi meno facile per le amministrazioni annullare in autotutela la validità di segnalazione e denuncia di inizio attività. Infatti, non basterà più invocare l’interesse pubblico e la possibilità decadrà dopo due anni dal rilascio. L’annullamento viene limitato ai soli casi in presenza del pericolo di un danno per il patrimonio artistico e culturale, per l’ambiente, per la salute, per la sicurezza pubblica o la difesa nazionale. Sono altresì accelerati gli interventi che richiedono il permesso edilizio. Una forte semplificazione anche per le varianti ai progetti per i quali si è già concesso un permesso di costruire. La bozza prevede la riduzione da 120 a 60 giorni del termine per istruire il permesso di costruire nei comuni di oltre 100mila abitanti e per i progetti particolarmente complessi. Sarà altresì consentita la Scia (segnalazione certificata inizio attività) per le varianti ai permessi di costruire che non comportano variazioni essenziali. Le pa avranno, infine, un limite massimo di 45 giorni per il rilascio delle autorizzazioni, dopo tale periodo scatta il silenzio-assenso.

Il Consiglio dei ministri ha, inoltre, l’abolizione dell’Autorità per la vigilanza sui contratti pubblici, trasferendone i poteri all’Anticorruzione, così come lerisorse umane e finanziarie.

Sul fronte delle cosiddette “liti temerarie”, oltre al costo delle controversia amministrativa, viene introdotta una multa in percentuale al valore della causa. Prevista anche la misura per accelerare il giudizio. È inoltre prevista la cancellazione della norma (comma 3-bis dell’articolo 82, del codice appalti), che impone di escludere i costi della manodopera delle offerte nelle gare al massimo ribasso.

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