Riqualificazione strutturale dei piccoli comuni: un’opportunità per i professionisti tecnici | Ingegneri.info

Riqualificazione strutturale dei piccoli comuni: un’opportunità per i professionisti tecnici

L’istituzione di un fondo di 10 milioni di euro per l’anno 2017 e di 15 milioni di euro per gli anni dal 2018 al 2023 per lo sviluppo strutturale, economico e sociale dei piccoli comuni. Ecco cosa dice la legge

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Con la Legge 6 ottobre 2017, n. 158, recante “Misure per il sostegno e la valorizzazione dei piccoli comuni, nonché disposizioni per la riqualificazione e il recupero dei centri storici dei medesimi comuni”, pubblicata in Gazzetta Ufficiale n. 256 del 2 novembre 2017, il legislatore ha deciso di intervenire a sostegno dei piccoli comuni italiani.

La finalità principale della legge è quella di creare nuove opportunità di sviluppo economico, sociale, ambientale e culturale dei piccoli comuni, promuovendo l’equilibrio demografico del Paese, favorendo la residenza in tali comuni e valorizzando il loro patrimonio naturale, rurale, storico-culturale e architettonico.

Ai fini della legge in commento, per piccoli comuni devono intendersi quelli con popolazione residente fino a 5.000 abitanti, nonché i comuni istituiti a seguito di fusione tra quelli aventi ciascuno popolazione fino a 5.000 abitanti.

I piccoli enti possono beneficiare dei finanziamenti previsti, qualora rientrino in una delle categorie di cui all’articolo 1 comma 2 della legge, ovvero:

  1. comuni collocati in aree interessate da fenomeni di dissesto idrogeologico;
  2. comuni caratterizzati da marcata arretratezza economica;
  3. comuni nei quali si è verificato un significativo decremento della popolazione residente rispetto al censimento generale della popolazione effettuato nel 1981;
  4. comuni caratterizzati da condizioni di disagio insediativo, sulla base di specifici parametri definiti in base all’indice di vecchiaia, alla percentuale di occupati rispetto alla popolazione residente e all’indice di ruralità;
  5. comuni caratterizzati da inadeguatezza dei servizi sociali essenziali;
  6. comuni ubicati in aree contrassegnate da difficoltà di comunicazione e dalla lontananza dai grandi centri urbani;
  7. comuni la cui popolazione residente presenta una densità non superiore ad 80 abitanti per chilometro quadrato;
  8. comuni comprendenti frazioni con le caratteristiche di cui alle lettere a), b), c), d), f) o g); in tal caso, i finanziamenti disposti ai sensi dell’articolo 3 sono destinati ad interventi da realizzare esclusivamente nel territorio delle medesime frazioni;
  9. comuni appartenenti alle unioni di comuni montani di cui all’articolo 14, comma 28, del decreto-legge 31 maggio 2010, n. 78, convertito, con modificazioni, dalla legge 30 luglio 2010, n. 122, o comuni che comunque esercitano obbligatoriamente in forma associata, ai sensi del predetto comma 28, le funzioni fondamentali ivi richiamate;
  10. comuni con territorio compreso totalmente o parzialmente nel perimetro di un parco nazionale, di un parco regionale o di un’area protetta;
  11. comuni istituiti a seguito di fusione;
  12. comuni rientranti nelle aree periferiche e ultraperiferiche, come individuate nella strategia nazionale per lo sviluppo delle aree interne del Paese, di cui all’articolo 1, comma 13, della legge 27 dicembre 2013, n. 147.

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Gli interventi maggiormente rilevanti della legge in commento, riguardano:

  • l’istituzione di centri multifunzionali per la prestazione di una pluralità di servizi in materia ambientale, sociale, energetica, scolastica, etc. (art. 2);
  • l’istituzione di un fondo, presso il Ministero dell’interno, con una dotazione di 10 milioni di euro per l’anno 2017 e di 15 milioni di euro per ciascuno degli anni dal 2018 al 2023, per lo sviluppo strutturale, economico e sociale dei piccoli comuni. Ai fini dell’utilizzo delle risorse del Fondo, si provvederà alla predisposizione di un Piano nazionale per la riqualificazione dei piccoli comuni (art. 3);
  • il recupero e la riqualificazione dei centri storici e la promozione degli alberghi diffusi, attraverso il risanamento, la conservazione e il recupero del patrimonio edilizio da parte dei soggetti privati, oltre al miglioramento del decoro urbano e dei servizi urbani quali l’apertura e la gestione di siti di rilevanza storica, artistica e culturale (art. 4);
  • l’utilizzo del fondo di cui all’articolo 3 della legge in commento, per l’acquisizione di case cantoniere e la realizzazione di circuiti e itinerari turistico-culturali (art. 6);
  • la promozione dei prodotti provenienti da filiera corta o a chilometro zero, con un vantaggio specifico nei bandi di gara per gli appalti pubblici di servizi o forniture di prodotti alimentari destinati alla ristorazione collettiva, indetti dai piccoli comuni (artt. 11 e 12).

 

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