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Un nuovo modello di agricoltura urbana

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Le attuali riflessioni sul futuro dell’agricoltura e del suo ruolo in ambito urbano hanno dato origine a numerosi progetti che prevedono la costruzione di imponenti fattorie verticali, eco-grattacieli totalmente dedicati alla coltivazione di prodotti alimentari, oppure di serre sui tetti di grattacieli già esistenti.

Per la realizzazione di queste serre sono però necessari notevoli investimenti economici. Inoltre, non tutti gli edifici sono in grado di supportare il peso di tali strutture. E se ci fosse una soluzione più semplice? È ponendosi questa domanda che Natalie Jeremijenko, ingegnere aerospaziale e docente di Salute Ambientale alla New York University, ha dato origine a Urban Space Structure.

Il progetto, realizzato in collaborazione con Jeremy Edmiston di SYSTEMarchitects, consiste in serre progettate appositamente per i tetti urbani, ma più economiche, leggere ed efficienti rispetto ad altre soluzioni in circolazione. Urban Space Structure è infatti in grado di trarre nutrimento dagli scarti dell’edificio, al quale è legato da una sorta di simbiosi meccanica. Il concetto si basa sul riciclo dell’aria e dell’acqua: una soluzione che comporterebbe minori investimenti per la realizzazione delle infrastrutture, facilmente integrabili ai sistemi già esistenti.

La proposta di Jeremijenko trasformerebbe i tetti del tessuto urbano in “macchine in crescita”. Le serre, in grado di supportare la crescita delle piante per tutto l’anno, presentano una struttura principale avvolta da Etfe (etilene tetrafluoroetilene), un polimero traslucido resistente e riciclabile, utilizzato in recenti realizzazioni come il Water Cube progettato per le Olimpiadi di Pechino dello scorso anno .

Per evitare di dover intervenire sull’edificio, per renderlo in grado di sostenere il peso della struttura, la serra viene poggiata su palafitte, posizionate in modo da distribuire il peso sui supporti dell’edificio. Un altro modo per ridurre il peso è far crescere piante idroponiche con tecniche di coltivazione fuori suolo, eliminando così la pesantezza del terreno.

I giardini sui tetti lavorano quindi “in tandem” con l’edificio sottostante. L’aria viziata e l’anidride carbonica possono essere ventilate all’interno della serra, creando ossigeno e fornendo aria pulita che sarà inviata nuovamente all’interno del palazzo attraverso il sistema di ventilazione. Il calore disperso dal sistema di condizionamento e riscaldamento dell’edificio aiuterebbe invece la crescita delle piante durante i mesi più freddi, mentre anche il recupero delle acque reflue fornirebbe sostentamento alle piante.

I giardini verticali avranno certamente un posto nella città del futuro e Urban Space Structure sembra avere il potenziale per essere facilmente costruito e installato.

di O.O.

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