Vecchi ed energivori: i condomìni italiani secondo Legambiente | Ingegneri.info

Vecchi ed energivori: i condomìni italiani secondo Legambiente

Risultati del monitoraggio ‘Civico 5.0’ di Legambiente: la maggior parte delle abitazioni è energeticamente inefficiente. La sfida? Riqualificarne 30mila all'anno fino al 2030

legambiente-condomini-civico-5.0
image_pdf

Un parco immobiliare energivoro, vetusto ed energeticamente inefficiente. È questo l’identikit dei condomìni italiani che emerge dall’indagine annuale di Legambiente ‘Civico 5.0’, che ha come obiettivo quello di sensibilizzare e informare cittadini, ma anche amministratori e tecnici su questi temi, offrendo strumenti utili per acquisire una maggiore consapevolezza sul peso energetico della propria abitazione e incentivando interventi di miglioramento e di riqualificazione energetica.

Il quadro restituito dalla campagna di monitoraggio è a dir poco infelice. Il patrimonio edilizio nazionale è costituito in gran parte di case colabrodo, che disperdono energia termica d’inverno e si surriscaldano d’estate, e costruite nel dopoguerra con materiali e tecniche che avevano una scarsa attenzione all’efficienza dei sistemi di riscaldamento.

A questo dato di fatto si uniscono una scarsa consapevolezza dei cittadini in merito alle caratteristiche della propria abitazione e un’altrettanta disattenzione sul fronte degli acquisti di elettrodomestici, che vengono nella maggior parte dei casi effettuati senza tener conto della classe energetica che aiuterebbe a ridurre i consumi energetici e quindi i costi in bolletta.

La sfida di Legambiente: riqualificare 30mila condomìni all’anno

Davanti a questo scenario, Legambiente lancia la sua sfida, proponendo di riqualificare 30mila condomìni all’anno, quelli con maggiori problemi di efficienza energetica, entro il 2030. E lo fa con dati e numeri alla mano: con questo tasso di riconversione energetica del parco immobiliare si potrebbero risparmiare quasi 400 milioni di euro annui in bolletta per le famiglie e si eviterebbero emissioni in atmosfera per 840.000 tonnellate di CO2 all’anno.

Ma prima di passare alle proposte concrete, vediamo cosa è emerso dall’indagine.

Caratteristiche delle abitazioni monitorate: classi energetiche molto basse

 Nel 2018 Legambiente ha monitorato 22 condomini in 12 regione italiane, coinvolgendo 36 famiglie. Dalla rilevazione risulta che la maggioranza dei c condomìni oggetto di monitoraggio è stata costruita negli anni ‘70 e si trova in zona climatica E.

civico5.0-legambiente-caratteristiche-immobili

Sebbene negli ultimi anni sia decisamente aumentata l’attenzione riservata alle prestazioni energetiche degli immobili, il 56% delle famiglie intervistate ha dimostrato di non essere a conoscenza della classe energetica della propria abitazione. Quando nota, nel 39% dei casi si trattava di una classe G, e nel 6% dei casi di una classe A.

Dati sconfortanti anche sul fronte del comfort: nel 28% delle abitazioni sono stati rinvenuti problemi di umidità e nel 6% formazioni di muffa. Non stupisce quindi che il 44% delle famiglie intervistate abbiano segnalato fenomeni di eccessivo caldo e/o freddo.

Tipologia dei sistemi impiantistici

l sistema di distribuzione del calore più diffuso è quello centralizzato (55,6%), con prevalenza nel nord Italia. Quasi il 60% delle abitazioni è risultato sprovvisto di termostato ambiente, il 42% non ha installate valvole termostatiche, mentre i sistemi di contabilizzazione del calore (ripartitori) sono presenti solo nel 53% delle abitazioni.

La caldaia a condensazione è usata da 6 famiglie (17%), le pompe di calore da 5 famiglie (14%) e in un solo caso è usata una fonte rinnovabile (solare termico per produzione di ACS).

I risultati delle analisi energetiche

Dal monitoraggio e dalle ispezioni termografiche esterne è emerso che tutti gli edifici monitorati presentano un comportamento termico complessivamente non efficiente. Le superfici verticali e orizzontali sono caratterizzate da debole tenuta termica, così come lo sono infissi e serramenti. L’assenza di isolamento è documentata dalla termografia, i cui contrasti cromatici marcano l’ossatura portante dell’edificio.

Tra le criticità segnalate: distribuzione delle temperature superficiali eterogenea dovuta alla mancanza di adeguato isolamento; ponti termici non chiusi, quindi dispersioni presso i punti di connessione tra elementi portanti (travi e pilastri) e le superfici di tamponamento, comprese coperture e tetti; difetti nella posa degli infissi, che determinano migrazioni di calore interno\esterno; surriscaldamento della sezione muraria di frontiera in corrispondenza degli elementi radianti (caloriferi), con la tipica comparsa dell’impronta termica di radiatori e collettori, visibile dall’esterno.

I casi più gravi si sono rilevati su condomìni costruiti nel periodo 1970-1990, prima dell’entrata in vigore della normativa sull’efficienza energetica in edilizia.

Le termografie interne confermano le criticità rilevate durante il monitoraggio esterno. Si registrano fenomeni di migrazione del calore verso l’esterno lungo i nodi (angoli) parete perimetrale-solaio, parete perimetrale-pilastro, trave-pilastro, parete perimetrale-infisso. Molto frequenti anche gli episodi di umidità da risalita nei primi piani e condensazione presso i ponti termici, che oltre a macchiare le pareti e far sfarinare l’intonaco, alle lunghe portano alla formazione di muffe.

Spesa energetica delle famiglie

Novità di quest’anno della campagna ‘Civico 5.0’ è l’analisi sui consumi energetici. Dal monitoraggio è emerso che sul bilancio energetico delle 36 famiglie monitorate circa i due terzi (64,2%) vanno per la spesa termica e circa un terzo (41,5%) per l’energia elettrica.

legambiente-condomini-civico5.0-spesa-energetica-famiglie

La spesa media per il fabbisogno energetico totale è di circa 1450 euro, con valori massimi e minimi rispettivamente di 2300 e 600 euro. Il costo medio per la fornitura elettrica si posiziona sui 500 euro/anno, con estremi di spesa di 250 e 1200 euro (in valori assoluti più alta al sud).

I consumi degli elettrodomestici

Per quanto riguarda gli elettrodomestici, tolto lo scaldabagno elettrico (apparecchio notoriamente energivoro, ma poco diffuso), le principali fonti di consumo domestico, per incidenza media sulla bolletta elettrica, risultano essere i frigoriferi (31%), i forni e le lavatrici (15%), la climatizzazione estiva-invernale (13%).

civico5.0-legambiente-consumi-elettrodomestici

Dai monitoraggi effettuati si evince che, ad esempio, il consumo di una lavatrice-tipo si concentra per circa l’80-90% nella fase di riscaldamento della resistenza e, a parità di programma, una lavatrice in alta classe energetica (A+++) può consumare fino al 100% in meno di una in bassa classe energetica (B o equivalente). Un discorso simile può essere fatto per il frigorifero.

Stili di vita delle famiglie

La maggior parte delle famiglie intervistate osserva comportamenti virtuosi in merito alla gestione dell’illuminazione, alla raccolta differenziata e alla mobilità. La metà è solita lasciare gli apparecchi elettronici in stand-by. Mentre c’è ancora molta strada da fare sul fronte di: orti, compostaggio, domotica e piattaforme di sharing economy.

Le proposte di Legambiente per l’efficientamento energetico del parco immobiliare

Oggi sono tantissime le opportunità per migliorare la qualità di vita all’interno del proprio appartamento e in ambito condominiale attraverso la messa in pratica di azioni di efficientamento energetico e di sharing economy di comunità.

Per questo Legambiente, oltre alla proposta dei 30mila condomìni all’anno da riconvertire, ribadisce l’importanza di definire una regia nazionale per lo scenario della riqualificazione del patrimonio edilizio, di legare gli incentivi al miglioramento delle prestazioni energetiche e antisismiche di interi edifici e di garantire controlli e sanzioni per le certificazioni energetiche e la sicurezza antisismica per arrivare ad avere un libretto unico del fabbricato per ogni edificio.

Consigli per risparmiare in bolletta

Infine l’associazione ambientalista ribadisce come la spesa elettrica e termica delle famiglie possa essere ridotta in maniera proporzionale all’incisività degli interventi che vengono intrapresi.

Nel primo caso (spesa elettrica) è possibile mettere in pratica interventi:

a costo zero (con una maggiore attenzione agli stili di vita e adottando comportamenti virtuosi si può arrivare a ridurre la spesa dall’1 al 10% annuo);

fino a 500 euro (ad esempio sostituendo un singolo elettrodomestico energivoro e non efficiente si raggiungono risparmi tra il 10 e il 20% annuo);

oltre i 1.000 euro (ad esempio: sostituzione di tutto il parco elettrodomestici energivoro e non efficiente, installazione di LED, installazione di strumenti per la gestione intelligente dei consumi – domotica) si possono raggiungere risparmi tra il 20 e il 40% annuo.

Anche la spesa termica può essere ridotta attraverso:

interventi impiantistici (500-2000 euro), con l’installazione, ad esempio, di una caldaia a condensazione o di sistema di telecontrollo multimediale dell’impianto di riscaldamento. Con queste misure si raggiungono risparmi tra il 20 e il 50% annuo.

interventi massicci sull’isolamento (oltre i 2000 euro). Con la posa del cappotto termico sulle parti comuni dell’edificio condominiale o la sostituzione degli infissi si possono raggiungere risparmi tra il 35 e il 70% annuo.

Copyright © - Riproduzione riservata
L'autore
Vecchi ed energivori: i condomìni italiani secondo Legambiente Ingegneri.info