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Voucher in edilizia? Sì ma con giudizio

Ance, Cgil e Confapi: ecco i pareri contrastanti sull’utilizzo dei buoni lavoro, nell'anno in cui il tema potrebbe essere al centro di un referendum

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Utilizzo dei voucher? Sì ma con giudizio. E’ quanto hanno ribadito i rappresentanti di Ance, Associazione nazionale costruttori edili, nell’audizione informale dello scorso 26 gennaio presso la Commissione Lavoro della Camera dei Deputati, nell’ambito dell’esame delle proposte di legge abbinate in materia di lavoro accessorio. In particolare, in merito alla proposta di Legge n. 3601/C recante “Modifiche al decreto legislativo 15 giugno 2015, n. 81, in materia di disciplina del lavoro accessorio” ed abbinati, Ance condivide l’intento legislativo volto a “regolamentare il ricorso al lavoro accessorio che, nel corso degli ultimi anni, ha interessato settori e lavorazioni che mal si conciliano con la natura di tale tipologia contrattuale. Si conviene, infatti, sulla volontà di ‘monitorare con rigore’ l’utilizzo dei voucher per pagare prestazioni di lavoro, anche al fine di contrastare fenomeni di elusione che, oltre ad alterare la leale concorrenza tra le imprese, generano distorsioni nel mercato e sono a discapito della sicurezza dei lavoratori”.

In particolare, la Pdl n. 3601/C e la Pdl n. 4185/C, volte a rivedere l’impianto normativo sul lavoro accessorio, ne circoscrivono l’ambito di applicazione attraverso l’individuazione di specifiche tipologie di lavoratori ammessi, con l’obiettivo di contrastare l’abuso dello strumento e la diffusione del lavoro precario.

Sul tavolo degli imputati l’integrale sostituzione degli artt. da 48 a 50 del D.Lgs n. 81/2015 recante “Disciplina organica dei contratti di lavoro e revisione della normativa in tema di mansioni, a norma dell’articolo 1, comma 7, della legge 10 dicembre 2014, n. 183”, c.d. Jobs Act, operata dai disegni di legge in esame, non tiene conto dei riflessi che tale nuovo impianto potrebbe generare nel settore dell’edilizia.

Il riferimento è, in particolare, all’art. 48 che, nel definire l’ambito di applicazione della norma, individua le attività lavorative che possono essere considerate “accessorie e meramente occasionali”, inserendo tra di esse anche i “lavori di manutenzione di edifici e monumenti”. Si evidenzia, quindi, l’inserimento di tale tipologia di lavoro nell’ambito delle attività di natura occasionale e che possono essere svolte da soggetti a rischio di esclusione sociale o, comunque, non ancora entrati nel mondo del lavoro o in procinto di uscirne (come i disoccupati da almeno un anno, disabili, lavoratori extracomunitari regolari, nei sei mesi successivi alla perdita del posto di lavoro, ecc.).
“Non è ipotizzabile – spiegano da Ance – che lo svolgimento di attività prettamente edili, quali la manutenzione di edifici e monumenti, sia consentita a lavoratori privi di adeguata formazione e chiamati a svolgere occasionalmente dette attività senza alcun vincolo di subordinazione né di controllo. Ciò potrebbe significare, se correttamente interpretato l’impianto delle proposte di legge, la possibilità che tali lavoratori siano impiegati anche nella manutenzione (sia ordinaria che straordinaria) di opere pubbliche, creando in tale ambito una alterazione del mercato causata da costi della manodopera assolutamente inferiori rispetto a quanto prescritto anche nel nuovo codice degli appalti che, come noto, conferma il vincolo del rispetto delle tabelle ministeriali previste all’art. 23, comma 16 del D.Lgs n. 50/2016 e che sono state elaborate sulla base del costo del lavoro derivante dalla contrattazione nazionale e territoriale. In virtù di quanto esposto, si ritiene indispensabile prevedere un’espressa esclusione di tutti i lavori edili dall’ambito di applicazione della normativa in esame tramite l’eliminazione, dalla Pdl n. 3601/C e dalla Pdl n. 4185/C, del riferimento alla ‘manutenzione di edifici e monumenti’ tra le attività lavorative di natura meramente occasionale, suscettibili di pagamento tramite voucher”.

Altro caso preso in esame, la proposta di Legge n. 584/C recante “disposizioni in materia di prestazioni di lavoro occasionale di tipo accessorio”. L’Ance rileva, in tal senso, l’eccessiva apertura al ricorso a tale tipologia di lavoro, in quanto viene prevista la possibilità che tali attività possano essere rese “da tutti i lavoratori”, “a favore di chiunque”, fatta eccezione per alcune casistiche, tramite “un semplice accordo tra le parti anche verbale” e senza che “sia il committente che il prestatore d’opera siano obbligati a dichiarare o certificare la prestazione lavorativa”. Ecco, dunque, la necessità di escludere espressamente i lavori edili dall’ambito di applicazione della norma.

Vita tormentata, insomma, quella dei voucher, come ha testimoniato il recente ok della Corte Costituzionale al referendum abrogativo del decreto legislativo 15 giugno 2015, n.81 (uno dei decreti applicativi del Jobs Act) che prevede un’ampia applicazione dei buoni lavoro (voucher) inizialmente introdotti nel 2008 per il solo settore agrario e poi gradualmente estesi ad altre categorie produttive. “Gli ultimi anni – sottolineano dalla Cgil – hanno visto un boom dell’utilizzo dei voucher, i famosi ‘ticket da mini-impieghi’, che sono diventati lo strumento per spacciare come accessori od occasionali attività che accessorie od occasionali non sono. Non si è trattato infatti di un’operazione tendente a ridurre realmente la precarietà, quanto piuttosto di una sostituzione nella sola ‘forma’, che concretamente ha peggiorato la condizione dei lavoratori pagati oggi con i voucher”. “I voucher continuano i rappresentanti sindacali – sono ormai di fatto uno strumento malato di sommersione e precarizzazione del lavoro: uno o due voucher servono per coprire un’intera giornata di lavoro ed anche più, evitando controlli e pertanto favorendo, non ostacolando, il pagamento in nero”. Ecco dunque la soluzione: “La Cgil ha una proposta chiara contenuta nella Carta dei Diritti Universali del Lavoro: il lavoro occasionale va normato con uno strumento di natura contrattuale che assicuri pienezza contributiva, previdenziale e assicurativa”.

Posizione condivisibile? Non per gli amministratori di condominio, che vedono nei voucher un sistema flessibile di pagamento. Come spiega Silvio Rezzonico, presidente di Confappi (Confederazione Piccola Proprietà Immobiliare), “L’utilizzo dei voucher in condominio consente agli amministratori di poter affidare, in tempi brevi e senza lungaggini burocratiche, una molteplicità di lavori accessori come, ad esempio, le piccole manutenzioni. C’è chi sostiene che questo metodo di pagamento favorisca il precariato, ma in realtà i voucher non possono essere utilizzati per l’esecuzione di appalti di opere e servizi e neppure per opere con carattere continuativo, come la pulizia delle scala o la cura del giardino, a meno che non rivestano carattere straordinario. Quindi, più che togliere lavoro i buoni lavoro offrono la possibilità a molti soggetti di guadagnare in modo trasparente. Senza dimenticare che il committente, quindi il condominio, beneficia di prestazioni nella completa legalità, con copertura assicurativa Inail per eventuali incidenti sul lavoro”.

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