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Efficienza energetica: perche’ l’Italia e’ stata sanzionata?

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Il 13 giugno 2013 la Decima sezione della Corte europea ha dichiarato la Repubblica Italiana inadempiente in relazione all’obbligo di recepire nella normativa nazionale i precetti in tema di certificazione energetica dettati dalla Direttive 2002/91/CE. I giudici europei hanno, infatti, ritenuto che il decreto legislativo 192 del 19 agosto 2005 emanato proprio allo scopo di recepire i dettami europei della direttiva citata fosse insufficiente e non adeguato alle previsioni europee. In buona sostanza, secondo la Corte, le previsioni del decreto legislativo 192/2005 lasciavano scoperti alcuni punti che secondo i giudici sono parte del complesso di norme volte a dare piena effettività ai precetti dell’efficienza energetica come dettate a livello europeo.

A nulla sono valsi i tentativi del legislatore italiano di modificare l’impianto normativo del decreto 192/2005, prima con il decreto legislativo n. 311 del 2006 da ultimo, con il recentissimo decreto legge 63/2013, proprio al fine di uniformarsi ai dettami europei. L’impianto normativo italiano, infatti, non prevede l’obbligo di consegnare un attestato relativo al rendimento energetico in caso di vendita o di locazione di un immobile, secondo quanto previsto dagli articolo 7 e 10 della direttiva 2002/91/CE.

In dettaglio, le motivazioni che hanno spinto la Commissione europea ad adire la Corte europea sono state le seguenti:

– l’articolo 6, comma 2 ter, nella formulazione precedente al dl 63/2013 prevedeva che per i contratti di locazione di edifici o di singole unità immobiliari non vi fosse l’obbligo di consegnare al conduttore un attestato relativo al rendimento energetico  nel caso in cui quest’ultimo non fosse stato ancora rilasciato per l’edificio dato in locazione al momento della firma del contratto di locazione;

il sistema di autodichiarazione del proprietario previsto dal paragrafo 9 del DM 26.6.2009  che prevede che in caso di edifici con scadente qualità energetica degli immobili possono limitarsi a dichiarare che l’edificio è in classe energetica G e che i costi per la sua gestione energetica sono molto alti introducono un’eccezione all’obbligo di comunicare un attestato relativo al rendimento energetico dell’edificio interessato.

La Corte ha aderito alle valutazione della Commissione europea ritenendo che la disciplina italiana non abbia recepito correttamente l’articolo 7, paragrafo 1, della direttiva 2002/91/CE che ha, al contrario, introdotto l’obbligatorietà della consegna dell’attestato di certificazione energetica.

Come anticipato, il recente decreto legge 63 del 4 giugno 2013 ha tra i propri obiettivi il corretto recepimento della direttiva europea 2010/31 sulla prestazione energetica degli edifici (direttiva che ha sostituito la dir. 2002/32/UE). In particolare, il Decreto introduce il cosiddetto Attestato di prestazione che sostituisce quello di certificazione energetica; tale documento avrà 10 anni di validità e deve essere aggiornato ad ogni intervento di ristrutturazione che modifichi la classe energetica dell’immobile.

Come detto, tale decreto non è stato in grado di fermare la dichiarazione di inadempimento. Infatti, le sue disposizioni non sono ancora pienamente efficaci: esse saranno attuate da un futuro decreto ministeriale ad oggi non ancora approvato.

 

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