Emilia-Romagna, a che punto e' la ricostruzione dopo un anno | Ingegneri.info

Emilia-Romagna, a che punto e’ la ricostruzione dopo un anno

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Il 20 maggio 2012 la terra in Emilia Romagna è sconvolta da una serie di scosse sismiche di particolare gravità, fino ai 5,9 gradi di magnitudo. Il territorio tra le province di Modena, Mantova, Ferrara, Reggio Emilia e Bologna, già pesantemente segnato dal primo evento sismico, è sottoposto ad ulteriori forti scosse nei giorni successivi, fino all’apice (ancora 5,8 gradi di magnitudo) raggiunto il 29 maggio. Oltre alle perdite in termini di vite umane, i danni al territorio, cuore delle attività produttive nazionali, sono ingenti. La stima elaborata nella relazione inviata all’Ue parla di 13 miliardi e 273 milioni di euro complessivi, dei quali 12 miliardi e 202 milioni di euro solo in Emilia-Romagna.

Rispetto a quanto accaduto in occasione di altri tragici eventi sismici del passato, la macchina della ricostruzione si mette in moto subito. A un anno di distanza dal sisma, il presidente della Regione e commissario delegato alla ricostruzione, Vasco Errani presenta un documento in cui viene tracciato un bilancio della ricostruzione, in termini di risorse impiegate, prospettive, progressione degli interventi.

In primo luogo, il dossier fa un punto sulle risorse disponibili e già messe in campo: secondo Errani, la stima complessiva dei fondi a disposizione “arriverà sopra i 10 miliardi, cui si debbono aggiungere i 6 miliardi resi disponibili dalla Cassa depositi e prestiti senza interessi alla restituzione. Risorse che per case e imprese dovrebbero coprire il fabbisogno”. E comunque, Errani ha voluto specificare che “in ogni caso se le risorse non dovessero essere sufficienti cercheremo una copertura. Inoltre, secondo i nostri calcoli potrebbe mancare 1 miliardo per il completo finanziamento delle opere pubbliche, cifra che potrebbe essere necessaria nei prossimi anni e che ci proponiamo di mettere a punto nei primi mesi del 2014”. E se si arrivasse a questo obiettivo, ha aggiunto, “sarebbe la prima volta che in un sistema di finanziamento del genere il cerchio trova una piena quadratura”. “Dobbiamo ancora concludere”, precisa Errani, “una verifica sull’incidenza reale delle assicurazioni nel computo dei danni, perché vogliamo che ogni nostra richiesta sia trasparente e seria, commisurata alla reale necessità”.

Il dossier poi offre dati più completi sul patrimonio abitativo colpito dal terremoto. Dei quasi 39mila edifici controllati in termini di verifica dell’agibilità è emerso che, per quanto attiene gli oltre 25mila edifici a uso abitativo, il 18% è risultato temporaneamente o parzialmente inagibile, il 36% inagibile e il 5% inagibile per rischio esterno. Complessivamente gli edifici inagibili sono circa 14mila. Per quanto attiene le unità abitative, facenti parte di edifici a uso residenziale esclusivo o non esclusivo, quelle dichiarate inagibili sono 33.000, 18.250 con danni B e C e poco meno di 15mila con danni E. Si calcola che siano oltre 19mila i nuclei familiari, per un totale di 45mila persone, che hanno dovuto lasciare le proprie abitazioni.

Oltre alle risorse assistenziali messe in campo nell’immediato (alloggi temporanei, tendopoli, moduli prefabbricati), il documento ripercorre le diverse strategie messe in campo per il supporto alla ricostruzione, progettata secondo il principio che essa sia “un’occasione per ridurre la vulnerabilità e migliorare considerevolmente i livelli di sicurezza”. Tra le pratiche attivate, il Mude (Modello unico digitale per l’edilizia), ovvero la porta elettronica attraverso cui i professionisti, incaricati dai cittadini che hanno avuto l’abitazione lesionata dal sisma, possono espletare tutte le pratiche edilizie necessarie per gli interventi e per il contributo ai lavori; il programma per il ripristino, la riparazione e il potenziamento del patrimonio di edilizia residenziale pubblica affiancato al rimborso dei costi sostenuti per i ripristini realizzati in somma urgenza nelle settimane successive agli eventi sismici, per un totale di 39 milioni di euro investiti. Parallelamente, l’avviso pubblico che ha individuato i soggetti interessati alla vendita di nuovi edifici e alloggi agibili a uso abitativo nelle zone colpite dagli eventi sismici da destinare a edilizia residenziale pubblica.

L’ampio e articolato documento, infine, tocca ulteriori aspetti, dalle strategie per la ripresa delle attività produttive al fronte occupazionale, fino alle attività previste per il settore agricolo e agroalimentare, i programmi per le scuole, i 1515 interventi di opere provvisionali insieme alle 400 mila tonnellate di macerie rimosse.

“Il sisma – ha spiegato Errani – ci ha in qualche modo costretti a fare nuovi poli scolastici e nuove integrazioni tra i diversi livelli, anticipando così ciò che sarebbe dovuto in ogni caso accadere a livello nazionale e regionale”.

“Così come – ha detto ancora il presidente – avremo alla fine centri storici più vivibili e un sistema delle imprese innovato, frutto anche di una ricostruzione fondata su alcune regole fondamentali: la certezza della verifica di un diritto al risarcimento, il contrasto alla criminalità organizzata con il tema delle white list. Per la prima volta si sta sperimentando insieme alle Prefetture un sistema di contrasto alle infiltrazioni criminali che richiede un lavoro finora mai realizzato. Tutto ciò purtroppo richiede dei tempi, ma credo siano ben spesi”.

Il dossier, scaricabile dal portale della Regione a questo indirizzo, è accompagnato da un documentario girato sui luoghi colpiti dal sisma, che testimonia un viaggio nei centri storici, nelle imprese industriali, alimentari e agricole, nelle strutture sanitarie, per fare il punto sullo stato della ripresa della vita e delle attività nell’area più colpita.

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