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Energythink: Eni e Legambiente per la bioeconomia del futuro

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“Energythink” è l’iniziativa promossa da Eni e Legambiente, nata per discutere il grande tema delle sfide energetiche di oggi e di domani legate all’ambiente. L’appuntamento 2013 dell’iniziativa è stato ospitato dall’Alma Mater, nella cornice dell’Aula Magna di Santa Lucia, dove si è parlato di chimica verde con i maggiori esperti del settore, indicando le possibili strade da intraprendere, le tematiche più impegnative e le sfide per la bioeconomia del futuro.

Secondo il rettore dell’Università di Bologna Ivano Dionigi, l’iniziativa ha dato vita a qualcosa di inedito, vedendo allinearsi un grande gruppo industriale come Eni con Legambiente. L’attuale stato delle cose, rende necessario, infatti, che tutti s’impegnino “sul tema della sostenibilità e coniughino tra loro parole che, in tempi recenti procedevano parallele e contrapposte, cioè chimica verde e bioeconomia”.

Il rettore ha poi proseguito evidenziando come tutto ciò debba avvenire nel segno della ricerca e dei giovani, “con l’intenzione e la prospettiva di nuove possibilità occupazionali. Perché quella della mancanza di lavoro dei giovani (i veri talenti su cui investire) è la drammatica emergenza del Paese”.

Dopo aver illustrato le strategie e i risultati conseguiti dall’Ateneo di Bologna nel settore Kbbe ed energia e annunciato il varo del gruppo AlmaLowCarbon, che raccoglie studiosi e ricercatori di tutte le discipline interessate al tema energia e sostenibilità, il prorettore alla ricerca Dario Braga, ha presentato i due giovani risultati vincitori della selezione tra i trentacinque contributi ricevuti da diverse parti di Italia.

La scelta di Bologna non è stata casuale. Nel capoluogo emiliano è infatti nata oltre 90 anni fa la prima Facoltà di Chimica industriale. L’Ateneo bolognese inoltre vanta una vasta gamma di expertise nell’ambito della bioeconomia e della chimica verde. Diversi gruppi lavorano in sinergia per una completa valorizzazione chimica ed energetica di vari tipi di biomassa, compresi gli scarti alimentari, con la produzione di biomolecole ad alto valore aggiunto, biomateriali e bioenergia.

Proprio a Bologna si sta conducendo uno studio sulla produzione di polimeri biodegradabili prodotti da batteri specifici cresciuti in presenza di sottoprodotti industriali come acque di vegetazione, vinacce e siero di latte. Grazie al programma di ricerca, entro un anno sarà disponibile un processo su scala di laboratorio in grado di produrre questi polimeri microbici, convertendo scarti ad alto impatto ambientale in composti di grande interesse industriale, con interessanti prospettive nell’ambito del packaging alimentare.

Il progetto europeo “Bioclean”, invece, ha l’obiettivo di individuare microrganismi in grado di degradare diversi tipi di plastiche e sviluppare soluzioni e processi biotecnologici per la loro degradazione e valorizzazione.

Nello stesso campo, è da segnalare anche il progetto di cooperazione “Fp7 Namaste” tra l’India e diversi Paesi Ue, coordinato dall’Università di Bologna. Il progetto è riuscito a sviluppare un buon numero di protocolli biochimici e fisico-meccanici per ottenere diversi ingredienti alimentari da sottoprodotti della lavorazione degli agrumi e del grano, con la produzione di nuovi prodotti alimentari e di un mangime per acquacoltura.

Nell’Ateneo dell’Alma Mater si fa inoltre ricerca per identificare nuovi processi per la sintesi di composti chimici (monomeri per bioplastiche, solventi, intermedi per diverse reazioni) partendo da materie prime rinnovabili e quindi più sostenibili dal punto di vista ambientale, come l’etanolo e altri bio- alcoli.

L’università bolognese è attiva anche sul versante delle biomasse, grazie al progetto “Fibra“, che ha come obiettivo il rafforzamento delle collaborazioni fra Europa e Cina nell’ambito della chimica verde, in particolare nel settore delle fibre naturali.

Il progetto “Sweetfuel”, invece, che coinvolge, oltre all’Europa, il Messico, il Brasile, il Sud-Africa e l’India, ha l’obiettivo di ottenere contemporaneamente biocarburanti e cibo da una sola coltura, il sorgo da zucchero, mitigando così il conflitto etico fra food e non-food e al contempo migliorando l’efficienza dell’intera filiera agro-energetica.

Infine, è appena partito il progetto “SI2Biom“, che svilupperà un sistema informatico, a libero accesso e fruibile in internet, idoneo a supportare i decisori verso una programmazione razionale e sostenibile del territorio europeo includendo le nuove colture da biomassa dove costruire gli impianti.

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