Diamoci una scossa! Gli ingegneri Lombardi dicono no alle visite tecniche | Ingegneri.info

Diamoci una scossa! Gli ingegneri Lombardi dicono no alle visite tecniche

Abbiamo chiesto al presidente dell'Ordine degli Ingegneri di Milano Bruno Finzi le motivazioni della contestazione dell'evento "Diamoci una scossa!", condivisibile nelle intenzioni ma non nelle forme

Bruno Finzi, presidente dell'Ordine degli ingegneri di Milano
Bruno Finzi, presidente dell'Ordine degli ingegneri di Milano
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Sensibilizzare la popolazione ai temi del rischio sismico e della sicurezza del costruito, offrendo anche un servizio di ispezione gratuita nelle abitazioni. Sono questi gli obiettivi dell’iniziativa ‘Diamoci una scossa!‘, che prenderà il via in occasione della prima Giornata per la Prevenzione Sismica, in programma il prossimo 30 settembre.

La campagna di sensibilizzazione, promossa da Fondazione Inarcassa, dal Consiglio Nazionale degli Ingegneri e dal Consiglio Nazionale degli Architetti, con il supporto scientifico del Consiglio Superiore dei Lavori pubblici, del Dipartimento Protezione Civile, della Conferenza dei Rettori Università Italiane e della Rete dei Laboratori Universitari di Ingegneria Sismica, prevede la presenza di centinaia di punti informativi nelle principali città italiane e l’offerta, per tutto il mese di novembre, di visite tecniche informative all’interno delle abitazioni private, da parte di professionisti esperti in materia.

Gli Ordini della Lombardia contestano l’iniziativa

Tutti gli Ordini degli Ingegneri della Lombardia, riuniti all’interno della C.R.O.I.L., Consulta Regionale Ordini Ingegneri Lombardia, hanno deciso di non aderire a questa parte del programma. Una scelta che ha avuto grande risonanza, motivata, come si legge nel comunicato stampa diffuso, dall’aver rilevato delle ‘criticità importanti’.

Abbiamo intervistato l’ing. Bruno Finzi, Presidente dell’Ordine degli Ingegneri di Milano, per farci spiegare le motivazioni di questa forte presa di posizione.

“E’ importante precisare- dichiara Finzi- che non contestiamo l’evento in sé ma il modo in cui è stato concepito. Condividiamo l’importanza di una sensibilizzazione della cittadinanza rispetto alla sicurezza del costruito e alle tematiche della durabilità della manutenzione, come insegnano purtroppo i tragici eventi del Ponte Morandi o i crolli di palazzine costruite nel dopoguerra. E la stessa cosa vale per il rischio sismico. Questi sono argomenti che ci stanno molto a cuore. Ma troviamo inadeguato il modo in cui questa giornata è stata organizzata. L’idea di scendere in piazza con dei banchetti, che sanno quasi di campagna elettorale o di un’informazione spot rivolta al primo passante, ci sembra sbagliata. Come estremamente sbagliata è, dal nostro punto di vista, l’iniziativa di offrire visite tecniche gratuite negli appartamenti, che può rivelarsi addirittura controproducente sia per i cittadini sia per la categoria degli ingegneri.”

Perché le visite tecniche possono essere controproducenti?

Innanzitutto perché se partiamo dal presupposto che non si possa, con un semplice sopralluogo, dare un giudizio un definitivo e reale sulla sicurezza dell’abitazione, è chiaro che il cittadino, ignaro della complessità prevista dalle verifiche sulla sicurezza e vulnerabilità sismica, può aspettarsi che la sola presenza di un tecnico gli garantisca la certezza di vivere in una casa sicura o viceversa, situazione ancor peggiore, può fargli venire il dubbio che la sua abitazione sia insicura. Questa eventualità potrebbe generare non soltanto un clima di panico immotivato ma anche eventuali contenziosi con la proprietà, in caso di affitto, o con gli enti che rilasciano documenti e certificazioni.

La compilazione del ‘report di visita’ genera una grande responsabilità per l’estensore del documento perché queste visite, teoricamente solo informative, risulteranno in pratica, per i cittadini, visite professionali a tutti gli effetti.

Ne va quindi anche della professionalità e serietà del professionista?

E’ un’iniziativa molto pericolosa per la categoria, perché è stata gestita con grande superficialità, che è il contrario di ciò che è per natura l’ingegnere, che dovrebbe rispondere sempre con grande serietà e con dei numeri, per dare delle certezze e non delle impressioni a prima vista.

Poi c’è un altro aspetto, non meno importante. La compilazione del “report di visita” potrebbe essere interpretata, dagli stessi cittadini che ne usufruiranno, come preludio a successive attività professionali retribuite. Insomma, come un mezzo utilizzato dai professionisti per promuoversi e farsi pubblicità e come Ordine non possiamo in nessun modo supportare questa visione, che mal si sposa con il diritto di tutti i professionisti di potersi porre sul mercato in maniera adeguata.

Da cosa dipende questa superficialità?

E’ un’iniziativa che è nata, secondo me, in maniera non coordinata sul territorio nazionale e che ha avuto un seguito istintivo da parte dei territori più sismici in Italia, da parte dei comuni più piccoli di quelli lombardi, dove magari una presenza in piazza ha più significato di un banchetto a Milano.

Per avere più seguito, più massa critica, e anche perché uno dei patrocinatori è Inarcassa, la manifestazione ha coinvolto anche gli architetti. Non è il caso di Milano, perché l’Ordine degli Architetti di Milano è perfettamente d’accordo con la nostra contestazione, ma in molte altre piazze d’Italia ci saranno anche gli architetti, che andranno a fare le ispezioni in casa. E che non hanno sicuramente le competenze per valutare da un punto di vista strutturale le abitazioni.

Quale sarebbe stato secondo lei il modo giusto per organizzare e gestire un’iniziativa che, come voi stessi ribadite, ha delle finalità giuste?

Il primo importante servizio che si deve dare ai cittadini è l’informazione su cosa si può fare, a chi bisogna rivolgersi e quali strumenti il Governo sta mettendo a disposizione dei proprietari per la messa in sicurezza delle abitazioni, come il Sisma Bonus. Questo è un compito che spetta alla stampa e ai media in generale.

Poi, deve esserci un impegno anche da parte dei professionisti e degli Organi di rappresentanza della categoria. Tant’è vero che noi, come Ordini lombardi, stiamo organizzando una serie di eventi di risonanza, d’accordo con la Regione Lombardia, con la città metropolitana di Milano e con le province lombarde. Eventi che saranno filmati e quindi diffusi via web.

Al momento la Lombardia sembra essere stata l’unica ad aver contestato ufficialmente l’evento. Come mai?

La nostra è sicuramente una posizione scomoda ma sono certo che alla lunga paghi.

Mi sembra poi paradossale che una città come Milano, la prima in Italia ad aver introdotto nel regolamento edilizio l’obbligatorietà del Certificato di idoneità statica (CIS) per gli edifici con più di 50 anni, debba scendere in piazza a sensibilizzare la popolazione. Lo stiamo già facendo da 4 anni.

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