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Contratti commerciali: come evitare il pagamento dell’imposta di bollo

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Un problema alquanto delicato è quello della corretta applicazione dell’imposta di bollo negli ordini, conferme d’ordine e contratti commerciali in genere. Tali atti vengono posti normalmente mediante stampati predisposti ed assoggettati alla firma delle parti contraenti. Al riguardo si deve precisare che l’art. 2 della Tariffa – Allegato A – Parte I del D.P.R. n. 642/27 esplicitamente prevede l’obbligo del bollo sin dall’origine per tutte le scritture private contenenti convenzioni e dichiarazioni anche unilaterali con le quali si creano, si modificano, si estinguono, si accertano o si documentano rapporti giuridici di ogni specie, compresi, quindi, i contratti commerciali.

Attenzione: sui contratti a doppia firma l’imposta di bollo è pari, dal 26 giugno 2013, ad Euro 16,00 (prima di tale data fissata in Euro 14,62) ogni cento righe o frazione di esse.

L’art. 22 dello stesso Allegato A (Parte II) precisa che gli atti indicati nell’art. 2 citato, se predisposti sotto forma di:

a) corrispondenza commerciale;

b) dispacci telegrafici;

anche se contengono clausole relative alle condizioni generali del contratto (art. 1341 c.c.) sono soggetti ad imposta di bollo, ma solo in caso d’uso .

Al fine di esonerare l’obbligo del bollo da apporre sui contratti commerciali, occorre verificare che gli stessi non vengano predisposti con l’apposizione della sottoscrizione di entrambe le parti contraenti, ma mediante scambio di corrispondenza commerciale, in modo che il soggetto venditore o prestatore conservi un esemplare di tali documenti con la sola firma dell’acquirente o committente e che quest’ultimo conservi la documentazione commerciale con la sola sottoscrizione del venditore di beni o prestatore di servizi commissionati.

Attenzione: la corrispondenza commerciale non fa venire meno l’imposta di bollo per alcune tipologie di contratto come ad esempio per i contratti di locazione.

Occorre, infine, ricordare che sussiste l’obbligo di conservare per ciascun affare tale documentazione in forma ordinata, quali documenti contabili, come previsto dal comma 2 dell’art. 2214 c.c. per almeno un decennio dalla data della loro emissione (art. 2220 c.c.). Tali documenti possono essere oggetto di esame anche ai fini delle verifiche ed accertamenti tributari.

Quesito: ho sentito parlare della corrispondenza commerciale. Tale procedura fa venire meno l’imposta di bollo sui contratti. Che requisiti deve avere un contratto per corrispondenza commerciale?

Soluzione prospettata: In base alla prassi dell’Amministrazione Finanziaria (ris. min. n. 451384 del 28.6.1988) i requisiti minimi previsti per la sussistenza della “corrispondenza commerciale” (la risoluzione parla comunque di “lettera”) sono la presenza, nel documento, dell’indirizzo del destinatario e della firma del solo mittente. La stessa risoluzione, tra l’altro, aggiunge che non è necessaria la spedizione e quindi la lettera potrebbe essere consegnata direttamente tra le parti. Tale corrispondenza commerciale fa venire meno l’applicazione dell’imposta di bollo.

L’imposta di bollo sui contratti di leasing

Al contratto di locazione finanziaria si applica l’imposta di bollo fin dall’origine, nella misura fissa di 16,00 euro, indipendentemente dal numero di esemplari o copie (Art. 2, nota 2 bis, Tariffa, Parte Prima, allegata al dpr 642/72)

Attenzione: La predetta imposta di bollo fin dall’origine si applica anche ai contratti di locazione finanziaria redatti per corrispondenza commerciale (circolare ministeriale n. 149/E del 10/8/94).

L’imposta di bollo nella misura fissa di 16,00 euro si applica anche alle garanzie ricevute da parte della società di locazione finanziaria.

 

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