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Ecobonus: gli incapienti potranno cederlo anche alle banche

La novità arriva con un emendamento alla Manovra correttiva 2017, approvato dalla Commissione Bilancio della Camera

ecobonus condomini
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Nuova possibilità di cessione dell’ecobonus.

La novità arriva con un emendamento alla Manovra correttiva 2017, approvato dalla Commissione Bilancio della Camera, che prova a dare slancio ad una disposizione già prevista per il 2016, ma che non ha avuto successo.

Per i lavori di efficienza energetica sulle parti comuni degli edifici, i soggetti incapienti potranno cedere la detrazione fiscale del 65% loro spettante, non solo alle imprese che hanno effettuato gli interventi, ma anche ad altri soggetti privati, come gli istituti di credito e ad altri intermediari finanziari.

È quanto prevede un emendamento alla Manovra correttiva 2017, approvato dalla Commissione Bilancio della Camera, che ha riscritto il comma 2-ter dell’articolo 14 del D.L. 63/2013.

La finalità della nuova disposizione è quella di rendere maggiormente attraente il meccanismo già previsto dalla legge Stabilità 2016, ma che non ha avuto successo.

 

Cosa prevede l’emendamento

L’emendamento, in particolare, prevede la possibilità per i soggetti che si trovano nella “no tax area” di cedere la detrazione fiscale del 65% loro spettante, per le spese sostenute dal 1° gennaio 2017 al 31 dicembre 2021 per interventi di riqualificazione energetica di parti comuni degli edifici condominiali, ai fornitori che hanno effettuato gli interventi ovvero ad altri soggetti privati.

Tali soggetti cessionari potranno utilizzare l’ecobonus ceduto esclusivamente in compensazione in 10 rate annuali di pari importo.

 

Chi sono i soggetti ammessi

La cessione del credito, in particolare, può essere effettuata dai soggetti che non sono tenuti al versamento dell’imposta sul reddito delle persone fisiche in quanto si trovano nelle condizioni di cui all’articolo 11, comma 2, e dell’articolo 13, comma 1, lettera a), e comma 5, lettera a), del TUIR.

Si tratta in dettaglio dei soggetti che presentano:

1.un reddito complessivo formato solo da redditi di pensione non superiori a 7.500 euro, goduti per l’intero anno, redditi di terreni non superiori a 185,92 euro e reddito dell’abitazione principale e pertinenze (art. 11, TUIR);

2.un reddito di ammontare non superiore a 8.000 euro (art. 13, co.1, lett. a), TUIR) formato da redditi di lavoro dipendente, escluse le pensioni o dai redditi di cui:

  • compensi percepiti dai lavoratori soci delle cooperative di produzione e lavoro, delle cooperative di servizi, delle cooperative agricole e di prima trasformazione dei prodotti agricoli e delle cooperative della piccola pesca;
  • indennità e compensi percepiti a carico di terzi dai prestatori di lavoro dipendente per incarichi svolti in relazione a tale qualità, ad esclusione di quelli che per clausola contrattuale devono essere riversati al datore di lavoro e di quelli che per legge devono essere riversati allo Stato;
  • somme da chiunque corrisposte a titolo di borsa di studio o di assegno, premio o sussidio per fini di studio o di addestramento professionale, se il beneficiario non è legato da rapporti di lavoro dipendente nei confronti del soggetto erogante;
  • remunerazioni dei sacerdoti;
  • somme e valori in genere, a qualunque titolo percepiti nel periodo d’imposta, anche sotto forma di erogazioni liberali, in relazione agli uffici di amministratore, sindaco o revisore di società, associazioni e altri enti con o senza personalità giuridica, alla collaborazione a giornali, riviste, enciclopedie e simili, alla partecipazione a collegi e commissioni, sempreché gli uffici o le collaborazioni non rientrino nei compiti istituzionali compresi nell’attività di lavoro dipendente o nell’oggetto dell’arte o professione;
  • prestazioni pensionistiche;
  • compensi percepiti dai soggetti impegnati in lavori socialmente utili;

3.un reddito complessivo di ammontare non superiore a 4.800 euro (art. 13, co. 5, lett. a), TUIR) formato dai redditi assimilati a quelli di lavoro dipendente quali:

  • compensi per l’attività libero professionale intramuraria del personale dipendente del Servizio sanitario nazionale;
  • indennità, gettoni di presenza e altri compensi corrisposti dallo Stato, dalle Regioni, dalle Province e dai Comuni per l’esercizio di pubbliche funzioni, sempreché le prestazioni non siano rese da soggetti che esercitino un’arte o professione e non siano state effettuate nell’esercizio di impresa commerciale, nonché compensi corrisposti ai membri delle commissioni tributarie, ai giudici di pace e agli esperti del tribunale di sorveglianza, ad esclusione di quelli che per legge devono essere riversati allo Stato;
  • indennità di cui all’articolo 1, L. 1261/1965, e all’articolo 1, L. 384/1979, percepite dai membri del Parlamento nazionale e del Parlamento Europeo e indennità, comunque denominate, per le cariche elettive e per le funzioni di cui agli articoli 114 e 135, Costituzione e alla L. 816/1985 nonché i conseguenti assegni vitalizi percepiti in dipendenza dalla cessazione delle suddette cariche elettive e funzioni e l’assegno del Presidente della Repubblica;
  • rendite vitalizie e rendite a tempo determinato, costituite a titolo oneroso, diverse da quelle aventi funzione previdenziale;
  • altri assegni periodici, comunque denominati, alla cui produzione non concorrono attualmente né capitale né lavoro, compresi quelli indicati alle lettere c) e d) del comma 1 dell’articolo 10 tra gli oneri deducibili ed esclusi quelli indicati alla lettera c) del comma 1 dell’articolo 41;

4.un reddito non superiore a euro 4.800 formato da:

  • redditi di lavoro autonomo;
  • redditi derivanti da attività commerciali non esercitate abitualmente;
  • reddito d’impresa dei soggetti in contabilità semplificata o
  • redditi derivanti da attività di lavoro autonomo non esercitato abitualmente o dalla assunzione di obblighi di fare, non fare o permettere.

La condizione di incapienza deve sussistere nel periodo d’imposta precedente a quello in cui sono sostenute le spese.

 

Modalità di attuazione

Le modalità per il trasferimento della detrazione saranno definite in dettaglio in un provvedimento del direttore dell’Agenzia delle Entrate.

 

Ecobonus potenziato

Altra modifica apportata dall’emendamento riguarda i maxi bonus previsti per gli interventi di efficienza energetica qualificata.

La legge di Bilancio 2017 ha infatti previsto che, per interventi relativi a parti comuni degli edifici condominiali o che interessino tutte le unità immobiliari di cui si compone il singolo condominio, la detrazione aumenti dal 65 al 70% per gli interventi sull’involucro con un’incidenza superiore al 25% della superficie dell’edificio, e al 75% per miglioramento della prestazione energetica invernale e estiva.

La sussistenza di tali condizioni deve essere asseverata da professionisti abilitati mediante attestazione da rendersi conformemente alle disposizioni di cui al decreto del Ministro dello sviluppo economico del 26 giugno 2015.

I controlli sulle dichiarazioni saranno svolti dall’ENEA, e, nel caso di attestazione non veritiera, il beneficio sarà revocato (ferma restando la responsabilità del professionista ai sensi delle disposizioni vigenti).

Con l’emendamento viene specificato che le modalità di svolgimento dei controlli saranno disciplinate con decreto del Ministro dello Sviluppo Economico, di concerto con il Ministro dell’Economia e delle Finanze, che dovrà essere emanato entro il 30 settembre 2017.

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