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Interdittiva antimafia, stop ad ogni tipo di contributo pubblico

Interpretazione estensiva della norma del codice antimafia da parte del Consiglio di Stato, che nega l'accesso ad un risarcimento ad un'impresa

Interdittiva antimafia
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L’operatore economico destinatario di una interdittiva antimafia non ha il diritto di ricevere alcun vantaggio economico, né di tipo indennitario né di matrice risarcitoria e quanto previsto dall’art. 67, co. 1, lett. g) del Codice delle leggi antimafia deve essere interpretato, secondo la decisione dell’Adunanza Plenaria del Consiglio di Stato del 6 aprile 2018 n. 3, in via estensiva, così da rispettare la volontà del legislatore, ovvero evitare ogni “esborso di matrice pubblicistica” in favore di imprese soggette ad infiltrazioni criminali. Tema delicato quello trattato in questa sentenza, vediamo nel dettaglio di cosa si tratta.

Cosa sono le misure antimafia

Nella nozione di misure antimafia, nel gergo della contrattualistica pubblica, si intendono le tante misure volte a tutelare la pubblica amministrazione dalle infiltrazioni di stampo criminale al duplice fine di assicurare la legalità nell’ordinamento e per garantire, nello specifico, che le procedure ad evidenza pubblica non subiscano alterazioni ed inquinamenti da parte delle associazioni criminali.
Il D.Lgs. 6 settembre 2011, n. 159, recante il Codice delle leggi antimafia e delle misure di prevenzione, nonché nuove disposizioni in materia di documentazione antimafia, a norma degli artt. 1 e 2, L. 13 agosto 2010, n. 136 (c.d. “Codice Antimafia”), ha dato una sistemazione organica alla materia della tutela e della lotta alle associazioni mafiose attraverso una ricognizione delle norme antimafia già esistenti, l’abrogazione delle leggi speciali emanate sul tema a partire dal 1956 (in particolare, la L. 27 dicembre 1956, n. 1423, la L. 31 maggio 1965, n. 575) e l’introduzione di istituti di nuova formazione.
Il Codice Antimafia, contiene nel primo Libro (articoli 1-81) disposizioni dirette a identificare le misure di prevenzione applicabili, la gestione e la destinazione dei beni sequestrati, la tutela dei terzi e gli effetti e le sanzioni previste, all’interno delle quali si inserisce l’articolo 67 sugli effetti delle misure di prevenzione, oggetto della decisione in commento.

La questione dibattuta in Consiglio di Stato: indennità e risarcimento

La questione di diritto, riguarda la possibilità di ricomprendere all’interno dell’art. 67, co. 1, lett. g) del Codice delle leggi antimafia sia questioni di tipo indennitario sia aventi carattere risarcitorio. Questa norma, stabilisce che le persone alle quali viene applicata con provvedimento definitivo una delle misure di prevenzione, tra cui l’interdittiva antimafia, non può ottenere contributi, finanziamenti e mutui agevolati ed altre erogazioni dello stessa specie, concessi o erogati da parte dello Stato, da altri enti pubblici o dall’Unione Europea per lo svolgimento di attività imprenditoriali.
Sono state ipotizzate due tipi di interpretazioni, una di tipo restrittivo, riguardante esclusivamente prestazioni di carattere indennitario nei confronti dell’operatore economico e una di tipo estensivo, riferita a qualsiasi altro tipo di erogazione, quindi anche eventuali risarcimenti dovuti da enti pubblici all’impresa, come nel caso di specie.

Il caso e la sentenza

La fattispecie posta alla decisione dell’Adunanza Plenaria, riguarda una complessa vicenda giudiziaria originata da una sentenza del Consiglio di Stato, che aveva riconosciuto una somma a titolo di risarcimento nei confronti di un operatore economico perché l’amministrazione aggiudicatrice aveva illegittimamente proceduto a firmare un contratto di appalto con altra impresa.
Nonostante il passaggio in giudicato di quella decisione, l’ente territoriale condannato a pagare il risarcimento non aveva mai provveduto a disporre il pagamento richiesto poichè aveva opposto l’esistenza di una interdittiva antimafia nel frattempo intervenuta nei confronti di quello stesso privato.
Proposto ricorso per l’ottemperanza del giudicato, la V Sezione del Consiglio di Stato, con ordinanza 28 agosto 2017 n. 4078 rimetteva la questione, per la sua complessità, alla decisione dell’Adunanza Plenaria.
La sentenza in commento, rigettando il ricorso per ottemperanza, nell’ottica di una interpretazione estensiva dell’articolo 67, comma 1 lett. g) del Codice Antimafia, perviene alla conclusione che non vi è ragione perché nella ratio della norma dovrebbero rientrare unicamente le erogazioni dirette ad arricchire l’imprenditore colpito da interdittiva e non anche quelle dirette a parzialmente compensarlo di una perdita subita, sussistendo per entrambe il pericolo che l’esborso di matrice pubblicistica giovi ad un’impresa soggetta ad infiltrazioni criminali.

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